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29/3/2018

Museo Santa Caterina di Treviso, nuovo allestimento della Pinacoteca

Ha riaperto al pubblico la Pinacoteca Civica del Museo Santa Caterina a Treviso, una delle più antiche istituzioni culturali trevigiane, fondata nel 1851. L’allestimento delle opere è rinnovato e si articola negli spazi della “manica lunga”, dalla quale si aprono piccoli ambienti in origine abitati dai frati. Il progetto museologico, curato da Andrea Bellieni, Enrica Cozzi, Emilio Lippi, Maria Elisabetta Gerhardinger, Eugenio Manzato e Sergio Marinelli, è stato tradotto in termini museografici dal team di architetti Marco Rapposelli e Piero Puggina di Studiomas, che ha ridisegnato gli spazi, le luci, parte degli impianti e gli apparati didascalici. L’itinerario muove dalle testimonianze medievali per giungere al Settecento, con una selezione di circa 150 opere che sottolineano la stretta interazione del Museo con il territorio, i collezionisti che l’hanno arricchito con doni, gli artisti che a Treviso hanno operato. Nelle prime sale si possono ammirare i brani figurativi staccati a partire dal tardo Ottocento da case, palazzi e chiese successivamente distrutte. L’affresco con le Storie di Otinel costituisce un raro esempio di narrazione in pittura di un poema cavalleresco in lingua franco-veneta, che a Treviso aveva uno dei maggiori centri di produzione e diffusione in Italia. Il periodo del gotico internazionale è poi rappresentato da alcune opere come una Madonna col Bambino di Gentile da Fabriano, artista che operò anche nell’ex chiesa. Il visitatore ha quindi la possibilità di accedere alla galleria dei capolavori del Rinascimento, con opere di Dario da Treviso Cima da Conegliano, Giovanni Bellini, Pordenone, Lorenzo Lotto. Si prosegue con la sala dedicata ai capolavori del Manierismo: le grandi pale d’altare di Paris Bordon e Jacopo Bassano e la galleria dei ritratti, tra cui celebre è quello di Tiziano dedicato a Sperone Speroni. In un ambiente più raccolto, che recupera opere finora collocate nei depositi, vengono esposti quadri e oggetti di vario tipo che documentano il gusto collezionistico delle “Wunderkammer”, gli studioli privati fatti per stupire e che spesso costituiscono i nuclei dei primi musei aperti al pubblico.

 




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