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12/5/2017

O’Tama e Vincenzo Ragusa, intrecci d’arte tra Tokyo e Palermo

Il Palazzo Sant’Elia di Palermo ospita dal 12 maggio al 28 luglio la mostra “O’Tama e Vincenzo Ragusa. Un ponte tra Tokyo e Palermo”, curata da Maria Antonietta Spadaro, prima antologica su O’Tama Kiyohara (1861-1939), pittrice giapponese che a fine Ottocento seguì in Italia il marito, lo scultore palermitano Vincenzo Ragusa (1841-1927), conosciuto nel 1876 a Tokyo, dove era giunto, su richiesta del Giappone, in apertura dei rapporti diplomatici con l’Occidente, scelto dall’Accademia milanese di Brera, insieme ad Antonio Fontanesi per la pittura e Giovanni Vincenzo Cappelletti per l’architettura, per fondare la scuola d’arte Kobu Bijutsu Gekko. O’Tama visse in Sicilia per 51 anni, dedicandosi alla sua pittura, nella quale miscelò il tratto del suo paese di origine e suggestioni dell’Impressionismo e del Vedutismo europei, dando così un forte impulso al Giapponismo. L'esposizione è la più completa mai allestita sull’artista, con opere provenienti da una settantina di collezioni, in gran parte private, e prestiti di musei e gallerie. Il percorso espositivo si articola in sezioni: “Dal grafismo sintetico giapponese al naturalismo occidentale”, “Passione per la natura”, “Il ritratto”, “Scene di genere”, “Sentimento del sacro”, “Suggestioni d’Oriente”, “Il paesaggio”, “Decorazioni d’interni”, “Arte applicata”, “Allievi di O’Tama Ragusa”, “Vincenzo Ragusa”, “La Scuola Officina Artistico Industriale di Vincenzo Ragusa”, “Giapponismo”. Il 9 giugno è in programma una giornata di studi sul tema “L’utopia del Giappone in Europa”.

 




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