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15/3/2017

“A Jewish Experience”, Dalì tra ebraismo e psicanalisi

Dal 15 marzo al 7 maggio la mostra “Dalì. A Jewish Experience”, al Museo Ebraico di Bologna, crea un filo che lega il mondo surreale di Salvador Dalí (1904-1989), la religione ebraica e la psicanalisi di Freud. Un intreccio raccontato da due serie grafiche esposte in concomitanza alla mostra “Dalí Experience” a Palazzo Belloni. Le grafiche dell’artista catalano, parte della collezione di Beniamino Levi, curatore e mercante d’arte di origine ebraica, entrano dunque in un altro luogo suggestivo: il cinquecentesco Palazzo Pannolini, situato nella zona dell’ex ghetto, sede del museo che dal 1999 è attivo sul territorio regionale come centro culturale di riferimento. Il racconto comincia con le Dodici tribù d’Israele pensate dall’artista in occasione del 25º anniversario dello Stato d’Israele. Si tratta di 13 grafiche – incisioni più colore applicato con stencil – risalenti al 1972, che ritraggono i capostipiti delle tribù ebraiche. Si prosegue con le illustrazioni per Moïse et monothéisme, l’ultima opera di Sigmund Freud, in cui lo psicanalista esamina la natura delle religioni monoteiste, la figura di Mosè in relazione alla teoria sul complesso di Edipo e le similitudini che intercorrono tra figura paterna e divinità. Dalí, da sempre affascinato dalla psicanalisi freudiana, nel 1975 crea dieci litografie incise su lastre d’oro e stampate su pelle di pecora, dove intreccia figure erotiche con simboli primitivi, illustrando molti credo di religioni diverse e immagini che rappresentano l’ipotetico Mosè non ebreo di Freud, liberatore degli ebrei dalla schiavitù. Infine, il gruppo creativo Loop ha qui ideato un’installazione di realtà aumentata che permette al visitatore di immergersi in un libro aperto da cui magicamente prendono vita contenuti animati e tridimensionali.

 
 
 




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