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16/7/2018

“Soft Revolution”, Toselli e gli artisti di “portofranco”

Dal 13 luglio al 26 agosto la Triennale di Milano presenta la mostra a cura di Elena Pontiggia “Franco Toselli e gli artisti di portofranco. Soft Revolution”. Il gallerista Toselli, a partire dagli anni Novanta, ha riunito sotto il nome di “portofranco” alcuni artisti, che, muovendo soprattutto dall’arte di Salvo, Luigi Ontani, Alighiero Boetti, Tony Cragg, Emilio Prini, e dal mondo poetico di Nicola De Maria, Jan Knap, Milan Kunc e Charlemagne Palestine, hanno praticato una pittura di ascendenza concettuale, caratterizzata da un'intensa dimensione di liricità, affabilità e leggerezza. Non si tratta di un gruppo vero e proprio, ma piuttosto di un clima, di un’atmosfera condivisa, creata da una pittura che è insieme immagine e idea. Il nome “portofranco” evoca un’idea di libertà: «È come cercare una terra oltre l’oceano, una scommessa. È una situazione non codificata, un po’ indecifrabile… Non c’è un tema che ci unisce, non c’è un manifesto, non c’è un’ideologia. L’unico punto che accomuna tutti gli artisti è la libertà» ha dichiarato Enzo Forese, uno degli artisti del gruppo assieme, tra gli altri, a Bonomo Faita, Fabrizio Braghieri, Enzo Forese, Angelo Formica, Francesca Fornasari, Helgi Fridjonsson, Riccardo Gusmaroli, Claus Larsen, Corrado Levi, Mizokami Kazumasa, Enzo Obiso, Paola Pezzi, Lisa Ponti, Luigi Puxeddu, Rosa Maria Rinaldi, Antonio Serrapica, Antonio Sofianopulo, Giacomo Toselli, Giampaolo Truffa, Gabriele Turola. Come chiosa la curatrice «Gli artisti di “portofranco” condividono tutti una pittura o una scultura di origine concettuale, interessata però alla concretezza viva dell’opera e in particolare al colore; una apparente immediatezza, una complessa semplicità; un lirismo a volte ironico, a volte stupefatto, a volte entrambe le cose; una levità che si esprime spesso nella predilezione per formati piccoli e materiali minimi, ma che fortunatamente non sconfina mai nella retorica (pesantissima) sulla leggerezza. Soprattutto condividono una sorta di tenerezza verso figure e cose, […] l’amore per la vita più indifesa, fiori, animali e ambiente compresi. Il loro è un mondo soffice, insomma. Ed è un mondo, comunque, dove non ci sono regole con poche eccezioni, ma eccezioni con poche regole». 


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