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17/11/2012

Gae Aulenti, progetto e contesto

La “signora dell’architettura”, da poco scomparsa, ha firmato importanti ristrutturazioni museali in Italia e all’estero. Tra i suoi interventi italiani più rilevanti quelli di Palazzo Grassi a Venezia, dello Spazio Oberdan a Milano, delle Scuderie del Quirinale a Roma e di Palazzo Branciforte a Palermo

Gae Aulenti
Gae Aulenti

«L’unica donna architetto contemporaneo a cui io possa riconoscere senza limitazioni di essere in prima persona non solo culturalmente ma anche professionalmente responsabile della sua pratica progettuale»: con queste parole, sul finire degli anni Settanta, Emilio Battisti, architetto e docente universitario, rendeva omaggio a Gaetana "Gae" Aulenti (nel saggio Architettura è donna, in Gae Aulenti, Electa, 1979), colei che sarà soprannominata “la signora dell’architettura”.
 
Nata a Palazzolo dello Stella, il 4 dicembre 1927, in provincia di Udine, e scomparsa a Milano il primo novembre 2012, Gae Aulenti si laurea in architettura presso il Politecnico di Milano nel 1954, per divenire, due anni dopo, redattrice di «Casabella Continuità». Nel corso di dieci anni, fino al 1965, collabora con la rivista partecipando attivamente al dibattito architettonico di quegli anni, accanto a figure di spicco del calibro di Giancarlo De Carlo, Vittorio Gregotti, Aldo Rossi. In particolare, Ernesto Nathan Rogers (1909-1969), direttore di «Casabella», rappresenta per lei un «padre spirituale» e al suo fianco inizia anche a insegnare come assistente al Politecnico. 
 
I suoi primi lavori, tra cui l’abitazione a San Siro del 1958 e la casa per week end in Bianza del 1959, rivelano l’adesione al neoliberty. Negli stessi anni, si dedica anche alla progettazione di mobili e oggetti, tra cui Sgarsul, sedia a dondolo nel 1962, e due anni dopo Stringa, divano, entrambi ideati per Poltronova, la sedia Aprile e la lampada Pipistrello del 1963.
 
Dal 1976 al 1979, collabora con Luca Ronconi al Laboratorio di progettazione teatrale a Prato. Anche quest’esperienza si rivela incisiva per la sua produzione. Difatti, come afferma Aulenti (Cleto Munari, Gioielli, argenti, vetri, orologi, Edifir Edizioni Firenze), nel ’75 «si sentiva la necessità di andare avanti rispetto al Movimento Moderno; chi non voleva rotture, cercava di cambiare i punti di osservazione. La difficoltà di fare architettura faceva sì che tutta la ricerca si muovesse in direzioni letterarie. Si affermava molto fortemente l’interesse per il disegno, per la rappresentazione dell’architettura; si cercava, con giusta critica, di sottrarre l’architettura alla coltre sociologica che la stava soffocano; si voleva fare l’architettura caricandola dell’impossibilità di farla. A un certo punto io mi sono chiesta: dove si possono costruire degli spazi effettivamente definiti dalla letteratura? E la risposta è stata: a teatro….». Aulenti continua, inoltre, nello stesso testo, affermando che l’arricchimento venuto dall’esperienza teatrale era stata la consapevolezza del ruolo dello spettatore: «Durante un seminario al Laboratorio di progettazione teatrale di Prato ci eravamo posti il problema di cosa fosse lo spettatore rispetto alla rappresentazione. In sintesi: che lavoro si fa, quando si assiste ad uno spettacolo? Questa riflessione mi è stata molto utile, anche nella progettazione dei musei, perché ho potuto tener presente il fruitore, sapendo chi è: ma non in senso sociologico. Questo nuovo modo di pormi fronte al visitatore mi serva anche quando faccio una casa. La vecchia nozione di “uso quotidiano” non è mai stata definita in modo soddisfacente. Grazie all’esperienza teatrale, posso dare anche all’uso quotidiano una ricchezza di significato più ampia».
 
Importanti è, difatti, l’attività svolta per la progettazione di allestimenti di interni e di importanti ristrutturazioni museali, in Italia e all’estero, tra cui spiccano il Museo d'Orsay con il tema floreale delle lunette della volta (1980-86), il Centre Pompidou nel 1985-1986. 
 
Tra le sue realizzazioni più importanti, il Centro vacanze al Tonale del 1962, gli showroom Olivetti a Parigi e Buenos Aires del 1967-1968, la nuova Galleria del Palazzo della Triennale a Milano (1984), il restauro e riuso della Reggia di Venaria (Torino), cui segue, a Torino, la ristrutturazione del Palavela per le Olimpiadi invernali del 2006; ancora, nel 2003, il restauro del Castello Estense a Ferrara, l’Istituto di cultura italiano di Tokyo nel 2006 e il restauro e trasformazione in polo culturale polifunzionale di Palazzo Branciforte a Palermo, nel 2012.
 
Nel 1987 viene nominata Chevalier de la Legion d’Honneur dal presidente della Repubblica Francese e Commandeur de l’Ordre des Arts et des Lettres dal ministro della Cultura di Francia. Nel 1989 riceve il Premio Speciale per la Cultura dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana. Nel 1995 riceve il titolo di Dama di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana e nel 1999 il Sigillo Longobardo. Pochi giorni prima della scomparsa, il 16 ottobre, ha ricevuto il Premio alla Carriera consegnatole alla Triennale. 
 
Nella lunga attività di Gae Aulenti occupano un posto di primo piano musei e spazi espositivi. Tra i principali progetti realizzati in Italia le ristrutturazioni di Palazzo Grassi a Venezia, dello Spazio Oberdan a Milano, delle Scuderie del Quirinale a Roma e di Palazzo Branciforte a Palermo.



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