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23/3/2013

Letture di gusto, la cultura del cibo in biblioteca

Da secoli le tradizioni culinarie riempiono manuali, trattati e ricettari. Diverse strutture bibliotecarie sono specializzate nella conservazione e nello studio di libri a stampa, manoscritti e riviste di ambito gastronomico

Una risorsa preziosa è anche la Bibliothèque Internationale de Gastronomie (Bing) di Lugano, nella Svizzera italiana, che custodisce circa quattromila testi, manoscritti e a stampa, datati tra il XIII e il XIX secolo, in italiano, latino, francese, tedesco, inglese, spagnolo, portoghese, olandese, svedese, russo e giapponese.
 
La struttura, nata nel 1992 dall’incontro di un gruppo di studiosi e appassionati, per impulso di Orazio Bagnasco, si fonda su un’accezione ampia – sociologica e antropologica – di gastronomia, 
comprendendo testi di dietetica, igiene, agricoltura, viticoltura, galateo, storia dell’alimentazione, ricettari, rappresentazioni di feste, banchetti, riti e poesie
 
Le aree culturali prioritarie sono quelle italiana e latina. Il Catalogo del Fondo Italiano e Latino delle opere di gastronomia, Secoli XIV-XIX conta 2.073 schede descrittive dettagliate di opere a stampa e 77 di manoscritti, corredate da indici e grafici.
 
Le opere di pregio conservate sono numerose: tra i manoscritti un Tacuinum Sanitatis miniato del XV secolo, un Libreto de tutte le cosse che se magnano di Giovanni Michele Savonarola, il Taiare de cortello di Michele Chalesino; tra i libri a stampa Il refugio del povero gentilhuomo di Giovanni Francesco Colle, numerose edizioni di Bartolomeo Sacchi detto il Platina e Bartolomeo Scappi, opere di Cristoforo da Messisbugo, Vincenzo Cervio, Domenico Romoli, Bartolomeo Stefani, Vincenzo Corrado, Francesco Leonardi e Pellegrino Artusi.




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