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18/4/2007

Una "Manchester italiana" nella Media Valle del Liri

Testimonianze di archeologia industriale immerse nel territorio rurale della provincia di Frosinone


La Cartiera del Fibreno | La Cartiera Lefebvre | La Cartiera Boimond, le Cartiere Meridionali e il Lanificio San Francesco | Il Lanificio Ciccodicola nell'ex Castello di Ladislao e il Museo della Lana di Arpino

Costituita da un vasto complesso industriale e considerata la più grande cartiera del territorio del Regno di Napoli, la Cartiera del Fibreno fu edificata da Carlo Antonio Beranger nei locali dell’ex convento dei Carmelitani di Santa Maria delle Forme, in località Tavernanova, non molto distante da Isola del Liri. A seguito della soppressione degli ordini monastici nel 1809, l’imprenditore francese Beranger, noto per aver impiantato a Napoli nel 1811 una stamperia e una fonderia, stimolato dalla politica del governo murattiano orientata allo promozione e allo sviluppo dell’industria meridionale, chiese la concessione dei locali del convento per convertirli ad uso industriale. Ottenuti i permessi e con un prestito di tremila ducati erogato dal ministero dell’Interno, trasformò la struttura in uno stabilimento in grado di ospitare i macchinari necessari per la produzione della carta; inoltre, avendo avuto anche la concessione del parco circostante, trasformò la borgata agricola in un vero e proprio quartiere operaio. Questa trasformazione diede vita, al tempo stesso, alla costruzione di un quartiere “bene” nella città, abitato da una cerchia altolocata, costituita prevalentemente da imprenditori francesi, i quali denominarono Isola del Liri la “Piccola Parigi”. Lo stabilimento, che già nel 1813 era di notevoli dimensioni e disponeva di macchinari moderni, produceva carta velina e carta da disegno di ottima qualità; la cartiera era alimentata dall’acqua proveniente dal fiume Fibreno, affluente del Liri, tramite un apposito canale, lungo due chilometri, detto “delle Forme”. La cartiera assunse un ruolo fondamentale nel quadro economico protoindustriale meridionale, grazie all’utilizzo di tecnologie all’avanguardia che portarono alla razionalizzazione della produzione.
A seguito della morte di Beranger, avvenuta nel 1822, i soci, probabilmente non dotati delle medesime capacità imprenditoriali, cedettero le loro azioni a Carlo Lefebvre. Il nuovo imprenditore francese acquistò macchinari innovativi e produsse carta di ottima qualità, rendendo la Cartiera del Fibreno, con i suoi 200 operai, la più importante d’Italia, un’eccellenza testimoniata anche dalla visita di Ferdinando II di Borbone nel luglio del 1832. Agli inizi del XX secolo, a causa della difficoltà dei collegamenti per il trasporto del materiale, per la Cartiera iniziò la fase di declino e abbandono: col trascorrere degli anni, la vegetazione, la cui crescita fu favorita dalla presenza della vicina cascata, invase lo stabilimento, provocando crolli e spoliazioni.
A partire dagli anni Novanta è stato avviato un intervento di recupero, al fine di convertire l’ex fabbrica in Museo della Civiltà della carta e delle telecomunicazioni. Il progetto, reso possibile grazie alla collaborazione dei docenti del dipartimento di Meccanica, strutture, ambiente e territorio della facoltà di Ingegneria dell’Università di Cassino, ha come finalità il recupero dei locali, lasciando però traccia della loro storia. A tal fine è stata ideata una passerella pedonale in acciaio che sovrasta il vecchio edificio, passando vicino alla cascata. Passeggiando quasi sospesi nel vuoto si giunge al museo, a cui si accede dall’alto; anche la visita delle sale, con i macchinari riemersi dalla vegetazione, è possibile percorrendo passerelle in acciaio e legno. L’idea dei passaggi sospesi è stata adottata al fine di non alterare gli ambienti e la loro storia con un percorso museale troppo invasivo; rende, inoltre, la visita molto suggestiva, come se fosse una passeggiata nel tempo.

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