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19/9/2008

“Retour” nei Campi Flegrei: alla scoperta dell’antica Pozzuoli

Puteoli: un itinerario alla scoperta dei tesori archeologici e delle bellezze naturalistiche, dal vulcano della Solfatara al Rione Terra


La Solfatara | Basilica di San Gennaro | L’Anfiteatro di Pozzuoli | il “Tempio di Serapide” (Macellum) | Il Foro transitorio | Rione Terra | Lo Stadio di Antonino Pio

Un fenomeno unico innalza e abbassa nei secoli il “Tempio di Serapide”, maestoso edificio, portando sopra e sotto l’acqua le possenti colonne: nel Cinquecento il pavimento era oltre 5 metri e mezzo sotto il livello del mare; nel Settecento la completa riemersione dell’edificio rese possibili i primi scavi; pochi decenni dopo, ai primi dell’Ottocento, il monumento era di nuovo sommerso. La datazione radiometrica ha dimostrato che era già sommerso prima del 370 d. C.

Le tre grandi colonne in cipollino, rimaste sempre in piedi, costituiscono, con i buchi che i litodomi (molluschi marini) hanno scavato sui loro fusti quando il bradisismo portava sott’acqua il monumento, la testimonianza più evidente di questo fenomeno vulcanico flegreo.

Il grande edificio (m 58 x 75) noto col nome di “Tempio di Serapide” (vi fu trovata una statua di questo dio egiziano, oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli) è, in realtà, uno dei maggiori esempi di macellum, il mercato dei commestibili, eretto tra la fine del I e gli inizi del II secolo d. C.



Gli scavi – intrapresi per volontà del re Carlo di Borbone nel 1750 – durarono fino al 1820 circa. L’edificio è a pianta quadrata, con un cortile centrale circondato su tutti i lati da portici, lastricato in marmo e bordato da 30 colonne in granito. Intorno al cortile si dispongono le botteghe, secondo lo schema tipico dei mercati del mondo romano. Doveva esserci anche un piano superiore, come testimonia una scala nell’angolo meridionale.



L’elemento più caratteristico è la grande rotonda (tholos) al centro del cortile, decorata da un colonnato di sedici colonne in marmo e fregi ad animali marini sul basamento.

Venne costruita sotto Alessandro Severo (imperatore negli anni 222-235 d.C.), che completò i lavori di restauro del monumento (iniziati da Settimio Severo, come testimoniano le iscrizioni sulle tubazioni in piombo trovate sotto il pavimento del cortile). La struttura poggia su un podio cui si accedeva da quattro scale. Tutti gli elementi architettonici erano decorati con soggetti marini: le balaustre ai lati delle scale erano in forma di delfino che addenta un polpo; sulle basi delle colonne (reimpiegate dai Borbone nella reggia di Caserta) si vedevano tritoni, ippocampi e nereidi.

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