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19/9/2008

“Retour” nei Campi Flegrei: alla scoperta dell’antica Pozzuoli

Puteoli: un itinerario alla scoperta dei tesori archeologici e delle bellezze naturalistiche, dal vulcano della Solfatara al Rione Terra


La Solfatara | Basilica di San Gennaro | L’Anfiteatro di Pozzuoli | il “Tempio di Serapide” (Macellum) | Il Foro transitorio | Rione Terra | Lo Stadio di Antonino Pio

Dallo sperone di tufo di Rione Terra, Puteoli si estese rapidamente lungo la costa in una serie ininterrotta di banchine e depositi commerciali, e la città si sviluppò fiorentissima, soprattutto all’epoca dell’imperatore Augusto, che vi istituì la colonia Iulia Augusta Puteoli.

 Sul Rione Terra l’indagine archeologica, partita insieme al restauro degli edifici moderni, sta restituendo il tessuto della città romana. La struttura urbanistica segue lo schema classico romano, con due assi maggiori che s’incrociano ad angolo retto. È ancora conservato il decumano di Via Duomo (l’asse est-ovest) con il basolato al di sotto della strada moderna: l’unica strada ad assicurare, allora come ora, il collegamento tra il picco e la terraferma. Lungo il percorso di un altro decumano sono tornati alla luce numerosi edifici, per lo più magazzini e negozi. Notevolissimi sono stati i rinvenimenti di mosaici, sculture e rilievi decoranti gli edifici pubblici e privati del quartiere, oggi esposti al Castello di Baia.



La visita archeologica è un’esperienza senza confronti: l’itinerario prevede la discesa ai livelli sotterranei della città antica. Al disotto di un pistrinum (panificio) una scala conduce ad una serie di minuscoli ambienti scavati nel tufo della collina (dotati di un lettino in muratura e di un orinatoio), interpretati come ergastula, i vani dove vivevano gli schiavi che lavoravano nel pistrinum; ma è stata proposta anche l’identificazione con un lupanare.



Al disotto di un grande edificio accessibile dal decumano di via Duomo, si può vedere un larario (tempietto domestico): sulle due pareti lunghe sono raffigurati i dodici dèi dell’Olimpo; sulla parete corta opposta all’ingresso, sopra i serpenti agatodemoni (apportatori di fortuna), sono visibili due figurine di Lari ai lati del Genius loci con la cornucopia.



Il monumento più notevole dell’area resta il Tempio di Augusto, ritornato in luce dopo che il duomo barocco di San Procolo, che ne aveva riutilizzato le strutture, è bruciato nel 1964.

In realtà si tratta non di un Augusteo, ma del rifacimento in marmo, in età augustea, del più antico Capitolium in tufo; cioè il tempio, immancabile in ogni città romana, dedicato alla Triade Capitolina: Giove, Giunone e Minerva.



L’identificazione con un Augusteo risale ad un’errata interpretazione di un’iscrizione che ricordava come il monumento fosse stato eretto a spese di un Augustale, Lucio Calpurnio, su progetto dell’architetto Lucio Cocceio Aucto, del quale resta la firma su uno dei blocchi delle pareti della cella, oggi esposta al Museo Archeologico dei Campi Flegrei. Sotto questo splendido tempio corinzio in marmo lunense, gli scavi condotti in occasione dei lavori conseguenti all’incendio hanno rivelato i resti di un tempio di tufo più antico, certamente il Capitolium della colonia del 194 a. C., cui portava il nuovo decumano posto in luce con gli scavi. Negli edifici romani si continuò a risiedere ancora per tutto il Medio Evo, quando il promontorio, tornato ad essere una cittadella fortificata, prese il nome di “Terra”.
Pozzuoli, Rione Terra
Pozzuoli, Rione Terra

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