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3/2/2009

Il gusto dell’antico nei racconti degli scrittori del Romanticismo

Un percorso letterario tra le rovine vesuviane, dai diari di viaggio di Shelling e Dumas ai versi di Leopardi per giungere alle testimonianze degli anonimi viaggiatori del Grand Tour


L’interesse dei naturalisti | Una scena per i racconti | Fuori dall’antica città

Nella descrizione dei viaggiatori del tempo la visita a Pompei interessava per diversi motivi: la curiosità per le rovine che lentamente tornavano alla luce, il piacere di trovarsi nella luce abbagliante del sud Italia, il confronto con il vulcano incombente anch’esso meta di pellegrinaggi, la voglia di immergersi in un insieme di sensazioni che esaltavano la visione romantica della vita contrapposta alla morte e che portavano paradossalmente ad immaginare, ad esempio, le piante che fiorivano in un giardino, senza che vi fosse all’epoca un qualsiasi modo per identificarle.

A scorrere i documenti d’archivio del tempo, accanto ai trasferimenti di statue e colonne verso il Museo Reale o nel giardino inglese della reggia di Caserta «per uso del Grottesco che si costruisce nel medesimo», troviamo anche le richieste per accedere agli scavi al chiaro di luna o per fare picnic: ci si rende conto così di quanto le motivazioni per le visite fossero lontanissime da quelle moderne mentre la lettura dei diari di viaggio ci racconta che ciò che contribuiva a renderle quasi epiche era la lontananza dalla capitale, il carattere un po’ cialtronesco degli accompagnatori, i divieti del re, come, ad esempio, quello di disegnare i luoghi la qual cosa naturalmente spingeva al raggiro, l’ascesa al vulcano fumante, le pergole delle trattorie alla cui ombra inevitabilmente si concludeva la gita.



* Testo tratto da Pompei Romantica, a cura di Annamaria Ciarallo, Soprintendenza Archeologica di Pompei
Saverio della Gatta, Il Quadriportico dei teatri dal Teatro Grande di Pompei, gouache, 1815, Napoli, collezione privata
Saverio della Gatta, Il Quadriportico dei teatri dal Teatro Grande di Pompei, gouache, 1815, Napoli, collezione privata

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