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17/6/2009

Dal valore aristocratico allo spettacolo cruento: lo sport nell’antichità

Siti e musei archeologici raccontano con i loro reperti la storia di agoni e atleti dell’epoca greco-romana


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Grandi feste panelleniche: in tal modo sono descritte nelle fonti antiche le manifestazioni in cui gareggiavano atleti provenienti da ogni parte della Grecia. Col nome di Olimpiadi si svolgevano a Olimpia, nell’ambito dei festeggiamenti in onore di Zeus le competizioni istituite nel 776 a.C. Ciò che distingueva le gare olimpiche nell’antichità dalle gare odierne era un senso di appartenenza a un unico popolo e lo spirito religioso che lo animava. Per questo motivo ogni momento era legato a un rituale sacro: dai festeggiamenti al luogo alla preparazione dell’atleta.



L’evento era, per tutte le località della Grecia coinvolte, un momento propizio per sancire alleanze e patti di carattere politico, raccogliere consensi e risolvere contese. Le gare non esulavano dal contesto sociale, quindi non erano considerate dallo spettatore un momento di svago; le olimpiadi erano completamente integrate nel quotidiano e da questa caratteristica ne deriva la lunga durata: i giochi olimpici si tennero ininterrottamente per oltre un millennio, ovvero dal 776 a.C. al 393 d.C., anno in cui Teodosio con un editto contro i pagani ne sancì definitivamente la chiusura.



Numerose e diversificate nella datazione sono le fonti che testimoniano l’origine delle gare: dalle testimonianze storiche che attestano Ifito come fondatore e Licurgo come istitutore della “ tregua sacra” che consentisse a tutti i greci di raggiungere il luogo in cui si svolgevano le gare senza incorrere nei pericoli delle guerre, alle testimonianze legate al mito in cui si tramanda che Zeus istituì i primi giochi di Olimpia. Infine, Omero descrive nel libro XXIII dell’Iliade le gare in cui gli eroi si cimentavano: la corsa dei carri, il pugilato, la lotta, la corsa, il lancio del peso e il tiro con l’arco. Questa tipologia di gare, così come possono testimoniare le immagini presenti sul Vaso Francois del VI secolo a.C. conservato nel Museo Archeologico di Firenze, si distinguono per il loro carattere molto simile alla simulazione di una guerra. Il passaggio da specialità atletiche meno legate al mondo bellico è testimoniato nel VIII libro dell’Odissea.



Le gare e gli atleti



Le varie discipline della corsa a piedi inauguravano i giochi; a seguire il pentathlon, costituito da cinque prove accomunate da caratteristiche simili, ma proposte in numerose varianti, così come abbiamo modo di osservare nelle gare attuali: salto in alto, lancio del disco, lancio del giavellotto, la corsa di uno stadio, pari a 192 metri circa, e la lotta.



Gli atleti gareggiavano nudi, come testimoniano numerose anfore o coppe attiche, come la Coppa a figure rosse con due lottatori del 525-500 a.C., conservata nel Museo Civico Archeologico di Bologna, impugnando esclusivamente attrezzi che potessero migliorare la prestazione agonistica; nel salto in lungo, ad esempio, l’a tleta impugnava gli halteres, ovvero due pesanti manubri di bronzo o di pietra che favorivano la spinta verso l’alto.



I cosiddetti agoni atletici erano affiancati agli agoni poetici e musicali; questi ultimi ebbero un ruolo predominante nei giochi pitici; l’Odeon era l’edificio destinato ad Atene alle gare di canto, cetra e flauto. Ma chi era l’atleta greco? Per le poleis, ovvero le città stato sorte tra il VII e il VI secolo a.C., governate da una classe dirigente di aristocratici, ottenere una vittoria era motivo di prestigio, per tutte le motivazione indicate precedentemente. Ne consegue che gli atleti che gareggiavano in città come Olimpia, Delfi, all’Istmo di Corinto o a Nemea rappresentavano la classe politica dominante; gli individui che si sottoponevano ad un allenamento rigoroso che valorizzasse la cura del corpo e dello spirito erano considerati agathoi, ovvero valorosi. L’armonia fra spirito e corpo era la massima espressione del valore aristocratico.
Vaso Francois. Dettaglio con i giochi funebri in onore di Patroclo
Vaso Francois. Dettaglio con i giochi funebri in onore di Patroclo

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