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17/6/2009

Dal valore aristocratico allo spettacolo cruento: lo sport nell’antichità

Siti e musei archeologici raccontano con i loro reperti la storia di agoni e atleti dell’epoca greco-romana


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Non solo gli atleti provenienti dalle poleis greche ma anche quelli della Magna Grecia partecipavano nella madrepatria ai giochi panellenici e, soprattutto, alle olimpiadi. Anche questi ultimi erano membri dell’aristocrazia coloniale, che per il prestigio di conseguire una vittoria, davano prova di eccellenti prestazioni fisiche.



A testimoniarlo i numerosi reperti conservati nel Museo Archeologico di Taranto, tra i quali è presente l’Anfora panatenaica attica a figure nere con la scena di pugilato, oppure in Basilicata, come la Testa in marmo di atleta degli inizi del V secolo a.C. ritrovata a Metaponto nel santuario urbano e, sempre dello stesso secolo, l’Anfora panatenaica a figure nere con atleti in corsa di Pisticci.



La città in cui la tradizione dei giochi olimpionici era più radicata era Crotone, luogo in cui la pratica ginnica era consigliata all’s s s s s s s s s interno della scuola medica. Fra le rare testimonianze vi sono dei primati realizzati da un certo Phaillos di Crotone, pentatleta vissuto all’inizio del V secolo a.C. A Locri, invece, un certo Hagesidamos, vincitore della gara di pugilato tra fanciulli nel 476 a.C., ebbe l’onore di essere citato in un canto da Pindaro.
Anfora panatenaica attica a figure nere, particolare. Scena di pugilato. Museo Archeologico di Taranto
Anfora panatenaica attica a figure nere, particolare. Scena di pugilato. Museo Archeologico di Taranto

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