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14/7/2009

Capodimonte e dintorni: dal Real Bosco alle ville nobiliari

Itinerario tra giardini di delizie e antiche dimore immerse nel verde della collina, dove il re di Napoli scelse di costruire una delle sue regge


Lo Spianato e il Bosco | Dal Casino della Regina alla Porta di Mezzo | Dal Cisternone alla Fabbrica della Porcellana | Le ville nobiliari dei dintorni

Nei pressi della reggia di Capodimonte sorgevano numerose ville nobiliari, costruite lungo il verde del Moiariello, zona attigua al bosco nota per le vedute panoramiche e la natura incontrastata. Oggi molte di quelle costruzioni hanno perso il loro antico fascino solitario ma comunque è interessante addentrarsi tra le strade della collina di Capodimonte, per scoprirne le antiche vestigia e gli splendidi giardini.



La collina di Capodimonte è caratterizzata da una felice situazione ambientale, con un insieme di ville immerse nei giardini, tra terrazzamenti e pendii coltivati. Delle residenze di lusso che un tempo andavano dallo Scudillo al vallone di Miano e dalla collina di Miradois (il cui nome risale probabilmente allo spagnolo “Mira todos” per la meravigliosa vista sulla città che si gode dai suoi pendii) a Capodichino oggi restano poche testimonianze, mentre il culmine dello splendore lo raggiunsero nell’Ottocento. La maggior parte delle ville di Capodimonte già esistevano nel Settecento, alcune erano sorte come residenze nobiliari con giardini e poderi, altri “case coloniche” diventati poi casini di vacanza.



Solo persone gradite al re erano autorizzate ad abitare il territorio che circondava il recinto del parco di Capodimonte. Sul versante occidentale del bosco di Capodimonte si concentravano le ville di maggiore interesse per la bellezza dei giardini, come Villa Colonna, Villa Forquet, Villa Ruffo e Villa Gallo. Sul versante orientale invece, detto il Moiariello, si concentravano le ville di maggior pregio architettonico, così come ai Ponti Rossi (con la villa neoclassica Dupont e il giardino adiacente il bosco; sul poggio di Capodichino Villa Heigelin era la meta prediletta dai turisti stranieri). Soltanto pochi edifici hanno conservato l’originaria struttura; le altre sono state modificate e la costruzione della tangenziale ha compromesso i rapporti con l’ambiente circostante.



L’itinerario alla scoperta delle ville dei Ponti Rossi parte da Sant’Antonio a Capodimonte. Già dagli androni di alcuni palazzi si intravedono le vestigia degli antichi giardini ma l’edificio da segnalare è il Casino (nell’accezione ottocentesca di sito salubre fuori dal centro abitato) col suo esteso fondo rustico di circa 24moggia (circa otto ettari), concesso in donazione nel 1808 dal re Giuseppe Bonaparte al principe di Gerace Pasquale Serra, ciambellano del re. Il casino fu requisito dopo la restaurazione e poi acquistato nel 1819 da Ottavio de Marsilio.

Poco distante, Palazzo Miradois poi chiamato villa “La riccia”, edificio turrito circondato da vegetazione che si trova dopo l’ingresso dell’O sservatorio astronomico di epoca cinquecentesca, ornata di statue nella corte e nei giardini.

La Torredel Palasciano, costruzione medievaleggiante della seconda metà dell’Ottocento, rappresenta un forte riferimento visivo nel paesaggio collinare della città. La torre era originariamente affrescata in tutte le sale, con saloni da pranzo, salottini di studio e ricreazione. Il complesso, realizzato per il medico chirurgo Ferdinando Palasciano e la moglie Olga Vavilow, era costituito da un’abitazione (la “casa piccola” oggi in stato di abbandono) e da un casino ormai quasi del tutto demolito; presentava due “giardini di delizie”.



Villa Richiello (conosciuta dopo la prima metà dell’Ottocento come Villa Famiglietti) sorgeva su di un grande podere con casino, all’interno di un vasto possedimento che giungeva fino alle rampe del Moiariello e fino ai fondi del Real Osservatorio Astronomico. Quella zona della collina Miradois è oggi completamente occupata dalle costruzioni. L’edilizia ai primi del Novecento ha invaso anche i terreni piantati a frutteto che circondavano originariamente la villa. L’ingresso principale era costituito da uno slargo con sedili e colonnine di piperno. All’interno vi erano diversi giardini, con mandorli, pruneti, agrumi. L’attuale aspetto della villa è desolante: è quasi scomparsa l’area coltivata e l’intero corpo del casino è completamente degradato. Nel Novecento una palazzina si è addossata al casino, chiudendone la vista a sud.



Sempre all’inizio delle rampe del Moiariello si trova un altro edificio da segnalare, Villa de Rossi, oggi chiamata villa Anna: un palazzo costruito in uno stile sobrio ed essenziale, con un belvedere che affaccia sul Vesuvio e il golfo, circondato da piccole coltivazioni a oriente e a mezzogiorno. Si ricordano i due “giardini di delizie” con “piante fruttifere e piacevoli” che nell’Ottocento il proprietario del tempo Giuseppe De Rossi volle per sé.

L’itinerario al Moiariello si conclude con un edificio al numero civico 72. Forse già esistente dal Settecento e in seguito dotato di un giardino, l’edificio ha un rapporto particolare con il paesaggio. La terrazza che circonda l’edificio e sale sino al piano d’ingresso ospita un robusto esemplare di palma delle Canarie.



Sul dorso della collina di Capodimonte sorgeva Villa Ruffo, uno degli episodi architettonici più interessanti per il felice rapporto tra architettura e natura e per il contesto ambientale in cui era inserita, un po’ compromesso dalla costruzione della strada dei Colli Aminei negli anni Trenta. Il terreno fu acquistato nel 1817-19 dal marchese Girolamo Ruffo e poco dopo cominciarono i lavori affidati all’architetto Antonio Niccolini. Poco dopo il marchese acquistò l’area del tornante nei pressi di via Nuova Capodimonte e fu possibile ampliare l’ingresso principale della villa in un punto più vicino alla città. Nella tenuta agricola di circa 150 ettari si coltivavano agrumeti e vigneti. Facevano parte della villa anche il casino nobile e i giardini (di cui uno pensile) con vedute sorprendenti sulla città e sul mare. Dopo i lavori al casino principale, l’a rchitetto Niccolini si dedicò alla piccola costruzione vicino alla salita di san Gennaro dei Poveri, trasformandola in un bellissimo edificio con opus reticulatum nella terrazza d’ingresso. Ancora oggi la casina conserva l’aspetto originario, sebbene piccole modifiche e la scomparsa degli elementi decorativi le abbiano sottratto un po’ di fascino.
Salvatore Fergola, Veduta della Villa Ruffo a Capodimonte, 1826.  Napoli, Museo di Capodimonte, donazione Astarita
Salvatore Fergola, Veduta della Villa Ruffo a Capodimonte, 1826.  Napoli, Museo di Capodimonte, donazione Astarita

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