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14/10/2009

Facciate dipinte, libri antichi e antri preistorici: alla scoperta della varietà della Liguria  

Percorsi tematici per esplorare una terra di grande ricchezza culturale: le proposte della Direzione regionale del Mibac

Antiche caverne, palazzi, biblioteche, edifici rurali: sono tante, e a volte poco battute, le possibili vie di accesso alla ricchezza culturale ligure. La Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Liguria ha elaborato alcuni percorsi tematici per invitare alla conoscenza storica e alla scoperta diretta di luoghi significativi e non sempre noti al grande pubblico. Un’apposita sezione del sito della struttura regionale del Mibac, in corso di sviluppo, è dedicata a queste proposte: non si tratta di itinerari fisici; ciò non toglie che se ne possono trarre spunti per escursioni e passeggiate. 



Un filo conduttore che attraversa diverse epoche è quello del colore, elemento caratteristico della realtà ligure, collegato a diversi materiali ed espressioni artistiche. Ad aprire idealmente il percorso è una testimonianza di epoca romana nella villa del Varignano Vecchio presso Porto Venere (La Spezia), con la rubricatura dei pavimenti cementizi in laterizio. L’architettura genovese offre molti esempi di policromia, con le facciate dei palazzi abbellite da effetti di trompe l'oeil (è presente una schedatura fotografica) e gli interni delle chiese rivestiti di marmi colorati. Per finire, anche la tradizione tessile ha molto da dire sul cromatismo. Ma è a un “non colore”, il bianco, che si deve la fortuna della manifattura genovese nell’Ottocento: la biacca o “bianco di piombo”, un pigmento prodotto nelle fabbriche di Genova, conobbe una notevole diffusione accompagnando il passaggio dalle produzioni artigianali a quelle industriali.



Chi, invece, vuole concentrarsi su un determinato periodo può cominciare dalla preistoria. Nell’anno in cui si celebra il bicentenario della pubblicazione del saggio di Charles Darwin L'origine della specie, il tema “La prima umanità in Liguria” ci porta sulle tracce delle civiltà preistoriche nella regione. Oltretutto, dopo sessant'anni, sono da poco ripresi gli scavi in uno dei più rilevanti siti preistorici dell'area mediterranea: la caverna delle Arene Candide, nel comune di Finale Ligure (Savona). 

La paletnologia, del resto, ha una lunga tradizione in Liguria: la sua istituzionalizzazione risale alla fine dell’Ottocento ed è legata al nome di Arturo Issel, curatore delle collezioni paletnologiche nei Gabinetti dell’Università e nel Museo Civico di Storia Naturale a Genova. A lui e agli altri studiosi liguri che si sono distinti nella disciplina sono dedicati degli approfondimenti: a Giovanni Capellini, suo contemporaneo; all’allievo Nicolò Morelli; a Luigi Bernabò Brea e Nino Lamboglia, attivi a metà Novecento.

All’excursus sull’evoluzione dei metodi di scavo si accompagnano le schede dei siti naturali e museali ricchi di testimonianze preistoriche: dalla Val Pennavaira alla Valle Lagorara; dal Museo Preistorico e zona archeologica dei Balzi Rossi a Ventimiglia al Museo Civico di Archeologia Ligure di Genova; dal Civico Museo del Finale al Museo Archeologico per la Storia e Protostoria del Tigullio a Chiavari; dalla Necropoli di Ameglia-Cafaggio a Libiola e Monte Loreto. Soprattutto, sono decine i siti speleologici di interesse, in particolare nel Finalese: l’Arma delle Manie, le grotte del Sanguineto o della Matta, delle Faje o delle Fate, della Pollera, della Ferrovia; le caverne di Bergeggi e delle Arene Candide; le cave di argilla di Borgio Verezzi. E ancora, in provincia di Savona, le grotte di Pietra Ligure, di Boissano, di San Pietrino, di Ponte Vara in Val Maremola, del Galusso o Galluzzo, di Toirano e le caverne dell'Acqua e di Garbasso a Capo Noli. Per finire con la Caverna dei Colombi presso La Spezia. 



Lasciata l’archeologia preistorica si può proseguire con quella classica. “Superba antiqua: gusto e antiquaria nel territorio genovese” è un percorso nella cultura libraria, nei temi iconografici della decorazione architettonica e nel collezionismo. L'itinerario nasce da un progetto, realizzato in collaborazione con l'Università degli Studi di Genova, volto a valorizzare i fondi librari a carattere antichistico della Biblioteca Universitaria, ad approfondire la storia dell'archeologia dal XV al XVIII secolo; a esporre alcuni documenti figurativi che testimoniano l’interesse locale per l'antichità classica. 

È un viaggio a ritroso nel tempo, con diverse possibilità di approfondimento: sono numerosi, infatti, i testi e le indicazioni bibliografiche messi a disposizione. Tappa iniziale è, dunque, la  Biblioteca Universitaria di Genova, le cui origini vanno ricercate nella Libreria del Collegio dei Gesuiti, citata a partire dal 1604. Si prosegue, con l’ausilio di diverse schede, con i riscontri nella scultura genovese della fisiognomica di età federiciana, basata essenzialmente sul Liber Physionomie di Michael Scotus. Si procede, poi, attraverso il patrimonio librario e l’analisi di portali genovesi decorati con ritratti e scene di vita, col tema iconografico degli imperatori e dei viri illustres. Si arriva, infine, alla statuaria antica nelle antiche strade.  
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