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sei in: Home » La stagione del Liberty a Milano » L’inizio del movimento e la Galleria Vittorio Emanuele II
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16/10/2009

La stagione del Liberty a Milano

Le strade, le piazze e le case dello stile che rese unica la città meneghina tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento

La Galleria Vittorio Emanuele II
La Galleria Vittorio Emanuele II

A imprimere un ulteriore impulso di rinnovamento ci fu poi l’apertura del traforo del Sempione e l’Esposizione Universale del 1906. Milano festeggiò ospitando gli industriali migliori del tempo: Branca, Alberti (Strega), Isolabella, Campari. Si andava sempre più verso la modernità, di lì a poco si sarebbe parlato di tram, ma l’esposizione venne rinviata di una settimana a causa dell’eruzione del Vesuvio. Fu inaugurata da Vittorio Emanuele III e Elena di Montenegro.



In questo clima favorevole si presentò sulla scena milanese anche un nuovo movimento architettonico modernista che, sotto aspetti e nomi diversi, aveva trionfato in diversi paesi europei: il Liberty. Un genere che aveva poco a che vedere con il Liberty inglese di Rennie Mackintosh o con l’Art Nouveau di Horta o di Henry van de Velde, o con il modernismo di Gaudì. Il Liberty milanese ha qualcosa di diverso: subisce l’influenza di un lungo periodo di architettura classica, neogotica, neoromantica, eclettica. È più sensibile alla tecnologia che all’aspetto linguistico-decorativo, più solido che floreale e naturalistico. Se proprio è necessario trovare delle parentele, vanno cercate nello Jugendstil di Olbrich, nella Wagnerschule di Otto Wagner e di Hoffman. La severità e la sincerità strutturale, così presenti nel movimento della Secessione Viennese, improntano anche il Liberty milanese. Giuseppe Sommaruga è considerato il massimo rappresentante dello stile Liberty milanese, solido e contenuto nelle sue trasgressioni. Un esempio di Liberty tra i più famosi è la Galleria Vittorio Emanuele II.




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