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3/11/2009

Lo sguardo appassionato e amaro della nuova cinematografia pugliese

La vitalità del cinema regionale è testimoniata da una generazione di registi e attori la cui produzione artistica è fortemente connotata dalle caratteristiche culturali, sociali e ambientali locali


Sergio Rubini | Alessandro Piva | Edoardo Winspeare | Puglia connection

Si parla talvolta di linee e correnti culturali legate a specifiche regioni o territori, che permeano lo stile degli autori: in campo cinematografico è possibile oggi identificare una netta specificità del cinema pugliese, legata ad alcuni cineasti i cui film hanno una forte impronta territoriale.
 
La presenza pugliese nel cinema italiano degli ultimi cinquant’anni ha avuto vari aspetti: la figura carismatica, che certamente supera le connotazioni regionali, è senz’altro quella di Carmelo Bene. Nato in provincia di Lecce, il grande artista per diversi dei cortometraggi e film dei quali fu regista, appartenenti tutti al periodo tra il 1967 ed il 1973, scelse la Puglia come sfondo: la sua prima realizzazione cinematografica fu Il barocco leccese, un cortometraggio di pochi minuti. In particolare Nostra Signora dei Turchi, che ottenne il premio speciale della giuria al Festival del cinema di Venezia nel fatidico 1968, fu girato in gran parte nel Salento.
 
Ma se l’arte di Carmelo Bene non si può sostanzialmente leggere in chiave regionale, nel cinema italiano furono altre le figure cui fu attribuita una caratterizzazione legata al territorio. Le personalità pugliesi più popolari sono probabilmente Lino Banfi e Renzo Arbore. La personalità di Banfi ha per anni imposto la sua immagine di pugliese a partire dai film popolari da lui interpretati negli anni Settanta: l’attore formatosi alla scuola del teatro di varietà fu uno dei protagonisti del filone delle commedie sexy all’italiana per poi affermarsi in televisione fino all’enorme successo della fiction Un medico in famiglia. Anche per Arbore – affermatosi come conduttore radiofonico, poi televisivo e regista di due film – si può parlare, anche se in un modo più sfumato, di una regionalità pugliese che è da lui stesso costantemente rivendicata.
 
Michele Placido, di origini foggiane, negli ultimi decenni ha intensificato la sua produzione come regista, che affianca la sua già fortunata carriera di attore, affermandosi come uno dei cineasti più rappresentativi di questi anni.
 
L’attuale nuova ondata di cineasti pugliesi – che ha fatto talvolta usare la formula un po’ enfatizzata “Nuovo cinema pugliese” – si caratterizza come tale, anche dal punto di vista generazionale, dal momento in cui nel cinema italiano emerge la figura di Sergio Rubini. Un'aderenza alla realtà sociale e una descrizione a volte feroce della Puglia si affianca in tutti questi cineasti ad un forte sentimento di appartenenza, che si manifesta nelle loro opere spesso nella cura della fotografia: uno sguardo che spesso indugia a descrivere di pari passo sia il territorio devastato da speculazioni edilizie e inquinamento che la meravigliosa natura della regione.
Sergio Rubini e Riccardo Scamarcio insieme sul set del film Colpo d'occhio
Sergio Rubini e Riccardo Scamarcio insieme sul set del film Colpo d'occhio

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