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28/12/2009

Corot in Italia, il viaggio come opera d’arte

Il grande artista francese fu profondamente legato al Belpaese, luogo di ispirazione e formazione. Roma e i dintorni i posti prediletti, dove dipinse instancabilmente


Il primo viaggio: 1825-1828 | Il secondo viaggio: 1834 | Il terzo viaggio: 1843

«Corot nacque poeta», scrive Jean Dieterle in una piccola opera dedicata all’artista, «e per tutta la sua vita il lirismo ispirò la sua pittura, che conserverà sempre il dono di commuovere con la sua geniale semplicità e di conquistare con il suo fascino irresistibile». Questo artista di genio, nato a Parigi nel 1796, nutrì tutta la vita, fino agli ultimi anni, un amore sincero per l’Italia, sentimento che non si esauriva nella sola ispirazione, così come traspare nelle opere che illustrano Civita Castellana, Tivoli e molti altri suggestivi panorami del Belpaese: si può dire che in Italia egli formò il suo carattere di artista, prendendo consapevolezza del suo destino senza la minima incertezza.



Il suo abbandono era così totale, mentre si immergeva nella natura, in particolare nella campagna nei dintorni di Roma, ch’egli era capace di ricostruirne con grande maestria le forme, i colori, la luce, le atmosfere, giungendo ad affermare: «C’è solo uno scopo che perseguirò con costanza nella mia vita: fare paesaggi». Così scriveva il parigino in una lettera a Abel Osmond, nel 1826, riportata da Vincent Pomarède nella monografia dedicata all’artista (Electa, Milano, 1996), nel corso del suo primo viaggio in Italia. Il valore di questa frase indirizzata all’amico assume una particolare rilevanza se si considera il lento processo che condusse l’artista, oggi considerato uno dei più grandi maestri e interpreti francesi della pittura di paesaggio del XIX secolo, ad abbracciare la sua professione dopo essersi per anni dedicato all’attività paterna di commerciante. Difatti, Jean Baptiste Camille Corot confessò la sua vera vocazione all’età di ventisei anni e, dopo aver seguito i corsi di Achille Etna Michellon e Jean Victor Bertin, partì per l’Italia nel 1825 per completare la sua formazione.
 
Il primo viaggio nel Belpaese, durato tre anni, si svolse seguendo le mete classiche decantate dai viaggiatori dell’epoca, provenienti da tutta l’E uropa; ne seguirono altri due, nel 1834 e nel 1843, che lasciarono un segno indelebile nel cuore dell’artista, dando una connotazione specifica alla sua produzione e portandolo alla maturazione del suo stile artistico; d’altronde, come scrive Arlette Sérullaz nella monografia a lui dedicata, «è in Italia che l’artista si è formato, davanti ai monumenti di Roma e soprattutto nel corso delle sue lunghe soste nella campagna romana o nelle montagne che circondano la Città Eterna. È sempre in Italia che si è iniziato alla rappresentazione della figura umana. Non soltanto ne è tornato con un repertorio visivo che gli servirà durante tutta la sua carriera, ma l’Italia è diventata verso la fine un vero e proprio mito, come attestano le molte composizioni dipinte, incise e disegnate».
Jean-Baptiste Camille Corot, Vue du Colisée vu des jardins Farnèse, Paris, Musée du Louvre (C) RMN - © Daniel Arnaudet

Jean-Baptiste Camille Corot, Vue du Colisée vu des jardins Farnèse, Paris, Musée du Louvre (C) RMN - © Daniel Arnaudet


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