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27/1/2010

Tiepolo a Bergamo, le sperimentazioni cromatiche della prima maturità

Un itinerario nella città lombarda alla scoperta dei dipinti realizzati dall’artista nella Cappella Colleoni, nella Chiesa di Tutti i Santi e nella Cattedrale. Opere preparatorie dell’autore sono conservate nella galleria dell’Accademia Carrara   


La Cappella Colleoni | La Pala Rovetta | La Cattedrale e l’Accademia Carrara

Recentemente restaurata in occasione della mostra “Tiepolo a Bergamo”, la Pala di Rovetta si ammira nella Chiesa Parrocchiale di Tutti i Santi, racchiusa nella raffinata ancona marmorea realizzata appositamente da Giovan Bottino Fantoni e bottega, intagliatore e scultore che aveva curato tutto l’ allestimento interno della Chiesa: non a caso, la reputazione della bottega Fantoni era rimasta alta a Rovetta nel corso di ben tre secoli, dal 1400 al 1600. Edificata nel 1444, la Chiesa di Tutti i Santi prese la sua fisionomia attuale tra il 1659 e il 1661, quando assunse forme barocche a seguito di importanti innovazioni in campo architettonico.



La pala della Gloria di Ognissanti, conosciuta anche come Quadro del Paradiso”, fu realizzata da Tiepolo nel 1734, all’epoca in cui era impegnato nei grandi cicli di affreschi veneziani. L’opera fu commissionata per essere collocata nel presbiterio della chiesa parrocchiale, dove fu sistemata nel 1736. Il “Quadro del Paradiso” si contraddistingue per lo sviluppo verticale della composizione, che l’artista assecondò disponendo i personaggi su diversi piani, in modo tale da contribuire a definire la profondità prospettica. Spicca in primo piano la figura di San Pietro, che avanza sicuro verso lo spettatore, tenendo nella mano levata la grande chiave: il suo sguardo si volge fisso sul pubblico, richiamando l’attenzione dell’osservatore. Alle sue spalle, chino e concentrato nell’atto della preghiera, è San Narno, che contribuisce a definire il forte impatto drammatico, grazie alla monumentalità della sua figura e al drappeggio delle sue vesti, reso con pennellate libere e veloci. Sul piano immediatamente successivo, la frontalità viene spezzata da un gruppo di santi che osserva la scena sacra che ha luogo in cielo, dove il volo leggero degli angeli rende ancora più eterea l’immagine della Vergine, che sembra divenire tutt’uno e fondersi con la luce.
 
Considerata una delle opere più importanti della prima maturità dell’artista, la Pala stupisce per l’uso sapiente del cromatismo, che, come afferma Amalia Pacia della Soprintendenza ai beni storici e artistici di Milano, dipende dall’« uso indifferenziato di materiali della tradizione veneta rinascimentale e di pigmenti entrati da pochi anni nel mercato settecentesco dei colori. Le indagini scientifiche compiute in occasione del recente restauro riaffermano il ruolo di abile sperimentatore del Tiepolo nell’uso di colori quali il giallo di Napoli, la terra verde e il blu di Prussia, che si pensava fossero stati introdotti a Venezia nella seconda metà del Settecento e che invece recenti studi hanno dimostrato già adoperati dalle botteghe veneziane e dell’entroterra nel primo ventennio del secolo». I toni settecenteschi spiccano, difatti, ancor più in occasione del recente restauro, affidato a Antonio Zaccaria: già nel 1973, a seguito di un furto, il dipinto aveva subito un intervento, basato sulla ricostruzione pittorica definita “di sottotono”, effettuata con stesure di colore compatte, che non hanno però salvato l’opera dall’usura del tempo. L’intervento attuale è stato condotto dopo aver effettuato una campagna di indagini scientifiche, che hanno permesso di avere una visione dettagliata delle condizioni della pala, così come dei materiali e della tecnica esecutiva del maestro. Ricorrendo alla stessa metodologia applicata per il restauro del dipinto del Martirio di San Giovanni, Vescovo di Bergamo, avvenuto nel 1999-2000, i lavori sono stati svolti con una meticolosa opera di grafia a “pointillisme”, che hanno restituito i toni tiepoleschi. La Pala è ora esposta in mostra e posta a confronto con il bozzetto preparatorio conservato al Museo Poldi Pezzoli di Milano; tornerà, però, nel mese di maggio alla sua collocazione originaria.
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