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19/2/2010

Architettura razionalista, le sperimentazioni lombarde

A Como, Milano, Brescia e Cremona progettisti come Terragni, Cattaneo e Piacentini hanno lasciato importanti e differenti testimonianze del nuovo modo di concepire le città, gli edifici e la modernità negli anni Trenta del Novecento


Como | Milano | Brescia | Cremona

Cremona, come altre città italiane, subisce durante il periodo fascista un vero e proprio sconvolgimento urbanistico, che porta alla perdita di numerose testimonianze architettoniche del passato in nome di un rinnovamento edilizio e di un nuovo linguaggio architettonico. Gli esempi di questa nuova architettura a Cremona sono legati alla figura dell’ingegnere Nino Mori, uomo di punta del partito fascista di Cremona.


A lui si deve la costruzione della maggior parte degli edifici “moderni” della città, come la Galleria XXV Aprile, ex galleria XXIII Marzo, o il Palazzo del Regime fascista, la Casa delle Corporazioni, oggi Palazzo della Camera di Commercio, e il Palazzo dell’Inps. Nino Mori, legato allo “Stile littorio”, un razionalismo sporcato da contaminazioni classiche che si avvicina molto all’architettura di Marcello Piacentini, firma la maggior parte dei progetti pubblici realizzati a Cremona, ma non è il solo architetto attivo in questa città in quel periodo.
Nonostante il monopolio di Mori nelle committenze pubbliche della città, il razionalismo cremonese è legato ad altri nomi dell’architettura come Vito Rastelli, tra i maggiori rappresentanti del Novecento cremonese, Carlo Cocchiae Giovanni Muzio.


Vito Rastelli, nativo di Cremona e attivo in città dal 1924, firma numerosi progetti nella zona. In particolare, il suo nome è legato ad architetture residenziali private per la borghesia cremonese, come Villa Bassetti, Villa Martinelli, la Palazzina Maldotti e la Palazzina Castellotti. Un incarico pubblico arriva anche per lui, con il concorso indetto nel 1934 per la realizzazione del Sacrario dei martiri fascisti, monumento con cui per la prima volta affronta il tema monumentale. Un altro importante progetto realizzato nel territorio cremonese è sicuramente la sede della Società Canottieri Leonida Bissolati, situata sulla sponda sinistra del Po prima dell’entrata in città. L’architettura moderna, impostata sulla distribuzione logica degli spazi, pienamente aderente ai dettami dell’a rchitettura razionalista, è caratterizzata da soluzioni tecniche come la terrazza semicircolare con vista sul fiume, il tetto piano destinato a terrazzo-solarium, le finestre sviluppate in lunghezza e l’accostamento di forme geometriche semplici che divengono il segno riconoscibile del suo linguaggio architettonico ma anche un modello per tutta la zona.


Carlo Cocchia, altro esponente talentuoso dell’architettura razionalista, realizza a Cremona una sola opera, il Palazzo dell’Arte,nel 1941, tra le opere pubbliche più importanti della città. Nativo di Napoli e attivo in particolare nel Meridione, Cocchia è chiamato a realizzare l’edificio su di un terreno che ospitava il Convento di Sant’Angelo, anch’esso distrutto dalle demolizioni volute dal regime.
L’edificio, formato da due ali collegate da portici e colonne che sorreggono anche le logge-corridoio del secondo piano, oltre che alla definizione dei volumi e alla distribuzione di spazi e strutture, deve il suo successo alla felice scelta del laterizio, usato per l’intero rivestimento decorativo. Il tradizionale cotto della zona, è usato in modo particolare e originale per rivestire l’intero edificio; mattoni pieni variamente collocati formano un ricamo sulle facciate; anche all’interno si ritrova l’uso del mattone negli archi di sostegno della scala, insieme all’abbondante uso di marmo per rivestimenti e pavimentazioni.
Cremona Cocchia Palazzo dell'Arte fronte nord Fondo Fazioli, depositato presso il Comune di Cremona Settore gestione del Territorio
Cremona Cocchia Palazzo dell'Arte fronte nord Fondo Fazioli, depositato presso il Comune di Cremona Settore gestione del Territorio

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