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19/2/2010

Architettura razionalista, le sperimentazioni lombarde

A Como, Milano, Brescia e Cremona progettisti come Terragni, Cattaneo e Piacentini hanno lasciato importanti e differenti testimonianze del nuovo modo di concepire le città, gli edifici e la modernità negli anni Trenta del Novecento


Como | Milano | Brescia | Cremona

Il periodo tra le due guerre mondiali si caratterizza per il forte accento di innovazione che pervade tutte le forme artistiche, in particolare l’architettura. Il rinnovamento coinvolge tutta l’Europa e prende il nome di International Style. Nuove possibilità tecnologiche unite a un forte cambiamento sociale portano agli inizi del Novecento molti artisti a sperimentare nuove forme di linguaggio. Dalle personali sperimentazioni di rappresentanti dell’Art Nouveau si passa durante gli anni Venti del XX secolo alla definizione di uno stile architettonico comune che detta i canoni dell’architettura internazionale. I dettami del nuovo linguaggio architettonico si concretizzano nelle opere di tre dei più grandi rappresentanti dell’architettura del periodo, il francese d’adozione Le Courbusier , che teorizza i “cinque principi” dell’architettura e i tedeschi Ludwig Mies van der Rohe e Walter Gropius che portano nella celebre scuola del Bauhaus le loro esperienze e le loro idee innovative. Si impone la ricerca di un’a rchitettura che si piega all’utilità dell’edificio, funzione alla quale sono direttamente subordinate la bellezza estetica e i materiali, che devono creare un unico complesso funzionale che si integri perfettamente nelle sue parti e con il contesto in cui viene inserito.


In Italia il periodo di massima espressione dell’International Style coincide con l’a ffermazione della politica fascista, che influisce profondamente sul ruolo marginale giocato dall’Italia nell’a rchitettura internazionale. Nella nostra penisola si forma il Movimento Razionalista, che però resta chiuso verso l’esterno, perché meno libero di sperimentare e troppo legato al linguaggio neoclassico imperante in Italia con cui si deve scontrare continuamente. L’architettura razionalista in Italia si identifica con il regime, di cui diviene il simbolo.


Molti sono i rappresentanti di talento di questo movimento italiano, e tanti sono anche i progetti pubblici e privati che costellano la nostra penisola. Esternano i principi della loro architettura dalle pagine della rivista «Rassegna italiana» gli architetti Sebastiano Larco, Guido Frette, C. Enrico Rava, Adalberto Libera, Luigi Figini, Gino Pollini e Giuseppe Terragni, che formano il Gruppo 7. Un gruppo che cerca la mediazione tra il linguaggio logico e innovativo dei grandi architetti europei e la tradizione del classicismo italiano, proponendo un’architettura che si candida a essere il linguaggio più rappresentativo per la portata rivoluzionaria delle idee fasciste. Il gruppo di sette architetti si unisce ad altri rappresentanti del movimento razionalista italiano e confluisce poi nel M.I.A.R, il Movimento Italiano per l’Architettura Razionale che ha però una breve durata, poiché non incontra il favore dei rappresentanti della cultura, più legati al linguaggio di Marcello Piacentini, che diviene poi il linguaggio ufficiale del partito fascista.


Questo periodo di grande fervore creativo, ha lasciato numerose impronte sul territorio italiano: dall’edilizia pubblica a quella privata sono tanti i gioielli razionalisti che ancora possiamo ammirare in tutta Italia. Il nostro percorso si sofferma, in particolare, sulle architetture razionaliste realizzate in Lombardia, da Milano a Brescia, da Como a Cremona, dove sono molto numerose le testimonianze ancora oggi visibili di questo rivoluzionario linguaggio architettonico.
Cocchia, Palazzo dell'Arte, Cremona  Fondo Fazioli, depositato presso il Comune di Cremona Settore gestione del Territorio
Cocchia, Palazzo dell'Arte, Cremona  Fondo Fazioli, depositato presso il Comune di Cremona Settore gestione del Territorio

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