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13/12/2007

Un viaggio nella storia della ceramica calabrese

Squillace, Seminara e Gerace: nel cuore della Calabria si perpetua una tradizione millenaria


Squillace | Seminara | Gerace

Le origini medievali della città di Seminara sono testimoniate dal nome: dal bizantino seminàrion, semenzaio. Parte integrante della cultura di Seminara sono ancora oggi le botteghe artigiane dei vasai: la produzione moderna è così caratteristica per l’arditezza figurativa che si dice abbia influenzato Picasso, e le fornaci sono numerose e vitali. La scuola ceramica anche in questo centro risale a tempi remoti: in antico gli abitanti venivano detti “stagnacànteri” (da ‘càntaro’,  vaso liturgico di età paleocristiana, e ancor prima kàntharos, tipica forma della ceramica greca) e “fischiottari di Seminara”, per le tipiche ceramiche a fischietto.

La maiolica diviene nel Settecento l’attività principale. Le forme peculiari della scuola locale comprendono: lancelle (anfore biansate), cannate (boccali), vozze (bottiglie), porroni a riccio (orci abborchiati o con ornati a rilievo a forma di riccio e di carciofo), borracce a forma di pesce, e babbuini, fiaschi antropomorfi le cui forme bizzarre avevano la funzione di scongiurare gli influssi maligni. Una bella raccolta di maioliche di Seminara è visibile anche nel Museo delle Tradizioni Popolari e del Folklore “Raffaele Corso” di Palmi Calabro.

Seminara conserva una forte tradizione contadina, e malgrado il terremoto che nel 1908 la rase quasi completamente al suolo, custodisce ancora nel centro storico un prezioso patrimonio d’arte. La chiesa di San Marco ospita il gruppo scultoreo cinquecentesco della Madonna degli Angeli attribuito ad Antonello Gagini; nella facciata del Municipio sono inseriti quattro bassorilievi di fine Cinquecento, mentre una pala marmorea con il rilievo dell’Epifania (scuola toscana del Cinquecento) è custodita nella Chiesa di San Michele. Nel Santuario della Madonna dei Poveri si trova la statua d’impronta bizantineggiante, ma risalente al secolo XIII o XIV, della Madonna dei Poveri: in legno di cedro,  dipinta di nero e rivestita d’oro zecchino, appartiene a quel filone delle “madonne nere” ben rappresentato in Europa e soprattutto nel Sud Italia. Si è ipotizzato che la statua sia stata portata qui dai monaci basiliani in fuga dall'Oriente. Secondo la tradizione, la statua venne trovata a Tauriana e nessuno riuscì a sollevarla se non un gruppo formato dai più poveri abitanti della zona. Nelle prime due settimane di agosto una serie di manifestazioni e celebrazioni (il ballo dei Giganti, il giro del Palio, le esibizioni dei Tamburinari) in onore della “Madonna nera” culmina nella processione in cui la pesante statua viene portata in spalla da sedici devoti.

Orcio di ceramica ingobbiata, detto "babbuino". Fabbriche di Seminara, secolo XIX.
Orcio di ceramica ingobbiata, detto "babbuino". Fabbriche di Seminara, secolo XIX.

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