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13/12/2007

Un viaggio nella storia della ceramica calabrese

Squillace, Seminara e Gerace: nel cuore della Calabria si perpetua una tradizione millenaria


Squillace | Seminara | Gerace

Una storia millenaria accomuna Squillace, Seminara e Gerace: l’antichissima tradizione artigiana della ceramica. Nei tre centri calabresi l’attività produttiva continua ancora oggi: a Squillace ci si rifà alle ceramiche graffite seicentesche; a Gerace la produzione è volta alla rievocazione delle forme classiche della ceramica greca di Locri; a Seminara si registra una vivace presenza di fornaci, in cui la tradizione prosegue con tecniche e caratteristiche di impronta popolare.

L’arte della ceramica calabrese affonda le proprie radici nella Magna Grecia e naturalmente nella vicina Sicilia, così profondamente imbevute di cultura ellenica; i ritrovamenti di materiali prodotti su modelli greci hanno rivelato in tutta l’Italia meridionale autentici tesori, oggi conservati nei musei archeologici. Alle origini di questa preziosa tradizione è una leggenda suggestiva, legata alla figura mitica di Agatocle, re di Sicilia. Figlio di Carcino, Agatocle, esule da Reggio Calabria in Sicilia per ragioni politiche, intraprende l’arte del vasaio a Terme Selinunte (l’attuale Sciacca). Fedele all’amore che il padre gli ha tramandato per questo genere di lavorazione, divenuto re fa imbandire le sue tavole solo con vasellame in ceramica, dichiarando a chi gliene chiede il motivo che è «figlio di padre vasaio».

Nell’alto medioevo la ceramica calabrese subisce l’influenza dell’arte bizantina, copta e delle ceramiche musulmane di Sicilia. Questo ricchezza di contatti viene amplificata dalla presenza in terra calabrese degli ebrei, specializzati nelle lavorazioni artigianali e industriali. Nell’entroterra crotonese si sono trovate testimonianze di una fiorente lavorazione di ceramiche, databile alla dominazione normanna: una coppa ritrovata a Caccuri artisticamente lavorata e raffigurante un gallo con alcuni nastri intorno al collo è conservata nel Museo Archeologico di Reggio Calabria. Molti motivi decorativi erano comuni al repertorio ceramico del tempo e a quello della seta, il cui commercio era monopolio delle comunità ebraiche: alla loro cacciata, voluta dall’imperatore Carlo V nel 1510, è stato attribuito anche l’i mpoverimento dell’arte ceramica calabrese in quel secolo.

Piatto da parata di ceramica graffita, dalla Collezione De Ciccio. Fabbriche di Squillace, inizio XVII secolo. Napoli, Museo di Capodimonte
Piatto da parata di ceramica graffita, dalla Collezione De Ciccio. Fabbriche di Squillace, inizio XVII secolo. Napoli, Museo di Capodimonte

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