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Evento

4/11/2016

“Ritmo sopra a tutto”, i cinquant'anni del MaGa

Il Museo di Gallarate ripercorre mezzo secolo d'arte contemporanea italiana attraverso cento opere della sua collezione 

Enrico Prampolini, Composizione, 1952
Enrico Prampolini, Composizione, 1952

Il MaGa di Gallarate (Varese) festeggia 50 anni con la mostra “Ritmo sopra a tutto”, visitabile dal 15 ottobre al 5 febbraio 2017, realizzata con la cura di Franco Buffoni; l’esposizione rilegge mezzo secolo di arte contemporanea in Italia, dall’esperienza del Movimento Arte Concreta (Mac) fino ai nomi di punta della scena attuale.

Cento opere documentano la ricchezza della collezione permanente del museo d’arte moderna e contemporanea lombardo: un viaggio per immagini che contestualizza il lavoro di ricerca del MaGa, in un percorso espositivo che trova come referenti concettuali testi dei più grandi poeti del Novecento – da Eugenio Montale a Giovanni Raboni – con particolare attenzione a figure che hanno saputo frequentare sia l’arte visuale sia la letteratura, spesso ibridandone i linguaggi.

La rassegna si articola secondo una duplice direttrice, cronologica e tematica: una prima sezione si concentra sull’arte a cavallo tra la fine degli anni Quaranta e gli anni Cinquanta. Dalla sala dedicata al Mac che conta su opere tra gli altri di Atanasio Soldati, Gillo Dorfles, Bruno Munari, Augusto Garau ed è condotta nel segno della poetessa Amelia Rosselli, di cui sono proposti sia testi in versi sia alcuni inediti acquerelli, si passa a quella che indaga il tema di un paesaggio che si fa sempre più allusivo e introspettivo.

Le poesie di Eugenio Montale e Cesare Pavese, quindi, si accompagnano alle tele di Mario Sironi, Ottone Rosai, Giorgio Morandi, Felice Casorati, Ernesto Treccani, Giuseppe Guerreschi, Renzo Vespignani, per un’indagine che interpreta secondo stili e sensibilità differenti lo spaesamento dell’artista nei confronti di un ambiente, naturale e urbano, in vertiginoso mutamento. Il tema del paesaggio trova un'ulteriore originale declinazione nella sala dedicata alla pittura più specificamente naturalista – con opere, tra gli altri, di Ennio Morlotti, Mattia Moreni e Silvio Zanella – cui fa da contraltare la selezione di opere di maestri dello spazialismo come Lucio Fontana ed Emilio Scanavino.

Nella sezione dedicata agli anni Sessanta e Settanta si accentua la correlazione tra le arti visuali e altre forme espressive, nella definizione di una comune volontà di riscrivere i termini dell’uso del linguaggio. Siamo nella stagione delle cosiddette Neo-avanguardie, che vedono emergere la poesia visiva e le ricerche verbovisuali di Emilio Villa, Nanni Balestrini ed Emilio Isgrò. Ma è anche la stagione delle contestazioni e delle grandi battaglie per i diritti civili, che ha tra le sue forze propulsive il movimento femminista: ad esprimere la decisiva esperienza delle donne nell’arte del periodo sono le opere di Carol Rama, Marinella Pirelli, Mirella Bentivoglio e Amelia Rosselli.

L’ultima parte della mostra si avvicina alla più stringente contemporaneità e quindi a un rapporto dialettico tra le arti che si arricchisce di nuovi mezzi espressivi. Si passa così alle articolate strutture concettuali di Alberto Garutti, Cesare Pietroiusti e Luca Vitone e, soprattutto, alle prime ed epocali opere multimediali di Studio Azzurro, cui fanno da pendant gli scritti di Aldo Nove, che all’inizio degli anni Novanta contribuisce a traghettare la letteratura italiana nel post-moderno. Ormai il processo mimetico tra i più diversi linguaggi espressivi è giunto a completa maturazione, al punto che è lo stesso processo creativo ad essere opera d’arte: come nelle installazioni di Marzia Migliora e Luigi Presicce, come nei complessi progetti di Adrian Paci.




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