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Focus 18/10/2017

Centro Arti e Scienze Golinelli, uno spazio di immaginazione e sperimentazione

A Bologna una nuova "infrastruttura" per la conoscenza e la cultura. L'attività espositiva inizia con la mostra "Imprevedibile, essere pronti per il futuro senza sapere come sarà"

L’11 ottobre, a due anni dalla nascita dell'Opificio Golinelli, è stato inaugurato a Bologna il Centro Arti e Scienze Golinelli, una nuova iniziativa la cui progettazione architettonica è stata affidata a Mario Cucinella Architects. L’Opificio Golinelli getta così le fondamenta per diventare una vera e propria infrastruttura per la conoscenza e la cultura, destinata a crescere ancora. Infatti, a breve, la Fondazione avvierà ulteriori lavori di ampliamento, che in un anno porteranno alla realizzazione di un altro spazio.

Il nuovo Centro Arti e Scienze Golinelli è uno spazio di immaginazione e sperimentazione pensato per offrire una sintesi fra arte e scienza; ospiterà un programma pluriennale di iniziative culturali con l’obiettivo di immaginare il futuro e stimolare un insieme di azioni educative, formative e imprenditoriali per i giovani. «L’idea di futuro che abbiamo in mente», spiega Andrea Zanotti presidente della Fondazione Golinelli, «è quella in cui non ci sarà più posto per una frammentazione che divida la parte ideativa, quella sperimentale e quella produttiva: i luoghi della conoscenza, della sperimentazione e della produzione dovranno necessariamente integrarsi per poter far fronte e sostenere la velocità del cambiamento nella quale siamo immersi».

Il nuovo spazio inizia l'attività espositiva con la mostra “Imprevedibile, essere pronti per il futuro senza sapere come sarà” dal 13 ottobre al 4 febbraio 2018 con la cura di Giovanni Carrada e Cristiana Perrella; questa è l’ultima di sette esposizioni che hanno indagato temi forti della contemporaneità in modo innovativo intrecciando l’arte con la scienza. Dopo aver esplorato l’antroposfera, il rapporto tra uomo e tecnologia, le nuove età della vita, le energie della mente, la scienza del gusto, la libertà, è ora la volta del futuro.

Il percorso espositivo mette in dialogo opere di artisti contemporanei italiani e internazionali con una serie di exhibit di argomento scientifico, prevalentemente video, lasciando che le suggestioni dell’arte e della scienza aiutino il visitatore a farsi un’idea più ricca e complessa dell’argomento, sviluppando un proprio punto di vista sul futuro che ci aspetta. In mostra i lavori di: Pablo Bronstein, Martin Creed, Flavio Favelli, Martino Gamper, Tue Greenfort, Ryoji Ikeda, Christian Jankowski, Elena Mazzi con Sara Tirelli, Tabor Robak, Nasan Tur, Tomas Saraceno, Yinka Shonibare Mbe, Little Sun, Superflex, Joep Van Lieshout, Ai Weiwei.

Martino Gamper, Expected to be or happen at a time still to come, 2009, tappeto annodato a mano in lane policrome realizzato in Nepal, 280x190cm; esemplare unico, Edizione Nilufar; foto: Daniele Iodice Martino Gamper, Expected to be or happen at a time still to come, 2009, tappeto annodato a mano in lane policrome realizzato in Nepal, 280x190cm; esemplare unico, Edizione Nilufar; foto: Daniele Iodice

Pablo Bronstein, The Age of Steel, 2014-2015, disegno generato dal computer e stampato su carta, dimensioni variabili; edizione di 3 + 1 prova d'artista, veduta dell'installazione "We Live in Mannerist Times" presso la Galleria Franco Noero, Torino, 5 febbraio - 2 aprile, 2015; foto: Sebastiano Pellion di Persano; courtesy: Pablo Bronstein e Galleria Franco Noero, Torino
Martin Creed, Work no 289: Everything is going to be alright, scritta al neon, 50x1600cm; progetto facciata The British School at Rome, 2003; foto: Mimmo Capone; courtesy: Martin Creed
Flavio Favelli, Mille Luci (Hi-Fi), 2017, assemblaggio di insegne trovate, 105x12x91cm; foto: Trapezio-Roveda; courtesy: Francesca Minini Milano
Martino Gamper, Expected to be or happen at a time still to come, 2009, tappeto annodato a mano in lane policrome realizzato in Nepal, 280x190cm; esemplare unico, Edizione Nilufar; foto: Daniele Iodice
Tue Greenfort, Periphylla VI, 2016, scultura (vetro, plinto), 95x75cm; edizione unica; foto: Roman März; courtesy: Tue Greenfort e KOENIG GALERIE, Berlino
Ryoji Ikeda, data.tron, 2007, installazione audiovisiva; © Ryoji Ikeda; foto: Ryuichi Maruo; courtesy: Yamaguchi Center for Arts and Media
Christian Jankowski, Telemistica, 1999, fermo immagine da video, 22 minuti, PAL, 4:3, colore, suono; courtesy: Christian Jankowski
Little Sun (Olafur Eliasson e Frederik Ottesen), Little girl playing with Little Sun - Original in Ethiopia; credit: Merklit Mersha
Elena Mazzi e Sara Tirelli, A Fragmented World, 2016, fermo immagine da video-installazione, 5 minuti e 9 secondi, b/n su superficie di proiezione argento, suono; soggetto scientifico: Bruno Giorgini; riprese e montaggio: Sara Tirelli; riprese aeree: IrisFilm; produzione / audio: Giuseppe Cordaro; color grading: Simone Mogliè; corridore: Michele Mammino; mappe ArchGIS: INGV Catania; courtesy: Elena Mazzi e Sara Tirelli e Galleria Ex Elettrofonica
Tabor Robak, Mind Map (Blu), 2017, animazione generativa su PC personalizzato, dimensioni variabili; edizione di 3 + 2 prove d'artista; courtesy: Tabor Robak e Team Gallery, New York
Tomas Saraceno, Cosmos Fabric, 2011, vivak, corda elastica, viti, rondelle, 210x150x115cm; edizione unica; foto: Studio Saraceno; collezione Franco Lizza, Genova; courtesy: Tomas Saraceno e pinksummer, Genova
Yinka Shonibare, Girl on Flying Machine, 2008, manichino, stoffe batik, acciaio, gomma e alluminio, 165x170cm; foto: Stephen White; courtesy: Yinka Shonibare, Stephen Friedman Gallery, Londra e James Cohan Gallery, New York
SUPERFLEX, Experience climate change as an animal / The Polar Bear (Arancione), 2009, stampa serigrafica, 5 elementi, 100x70cm ciascuno; edizione di 4, ciascuna di colori diversi; courtesy: SUPERFLEX e Galleria Nils Stærk, Copenhagen
Nasan Tur, The remaining life of Nasan Tur, 2013, display elettronico, metallo dorato a 24 carati, cavo, 11x9x52cm; foto: Nasan Tur; courtesy: Nasan Tur e Galleria Blain/Southern, Londra-Berlino
Joep Van Lieshout, Food Reaktor, in New Tribal Labyrinth, 2013, fibra di vetro, 155x87x223cm; courtesy: Galleria Krinzinger Vienna e Atelier Van Lieshout
Ai Weiwei, Very Yao, 2008, 46 biciclette, 680x220cm; foto: Ela Bialkowska; courtesy; Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana

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