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Focus 1/4/2015

Mantova, riapre la Camera degli Sposi

La celebre stanza affrescata da Mantegna torna visibile al pubblico dopo i lavori di consolidamento strutturale e antisismico del torrione nord-est del Castello di San Giorgio. Per l'occasione viene esposta la collezione d'arte di Romano Freddi

La Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le province di Mantova, Brescia e Cremona presenta al Palazzo Ducale di Mantova gli eventi legati alla riapertura della sezione museale del Castello di San Giorgio, della Camera degli Sposi di Andrea Mantegna e all’allestimento della collezione d’arte Romano Freddi.

Venerdì 3 aprile, infatti, riapre definitivamente al pubblico il percorso museale del Castello, che include la visita alla celebre Camera Picta – com’era anticamente denominata – a conclusione dei lavori di consolidamento strutturale e miglioramento sismico delle architetture della torre Nord-Est e dei locali attigui.

La Camera degli Sposi è collocata nel torrione nord est e fu dipinta dal Mantegna tra il 1465 e il 1474: qui lo spazio cubico è concepito come un continuo rimando tra realtà e finzione. Una prima parete detta "della corte", è dedicata al ritratto collettivo della famiglia Gonzaga; la seconda scena, detta "dell'incontro", raffigura Ludovico II Gonzaga in vesti ufficiali al cospetto del figlio Francesco.

Il raccordo tra le pareti e la volta è realizzato attraverso delle vele affrescate con i miti di Orfeo e di Arione e le fatiche di Ercole e con delle lunette raffiguranti alcune imprese dei Gonzaga. La volta, dorata e sostenuta da putti dipinti a monocromo, è un omaggio agli imperatori romani e si apre verso il cielo attraverso l'oculo, l'apertura illusionistica del soffitto: da una balconata si affacciano putti, fanciulle e alcune figure misteriose. Secondo alcune interpretazioni Mantegna si sarebbe ispirato a un testo retorico di Luciano di Samosata dedicato alla sala ideale; secondo altre teorie le presenze femminili dell'oculo sarebbero un'esaltazione del prestigio dinastico mentre una terza ipotesi sottolinea il legame con gli studi di Leon Battista Alberti sulla casa romana antica.

Il nuovo allestimento viene ulteriormente valorizzato dall’esposizione di pezzi della collezione Romano Freddi, nota a livello internazionale, frutto di un accordo dell’imprenditore con la Soprintendenza. Si tratta di un patrimonio che concerne in gran parte l’eredità delle collezioni gonzaghesche, costituito da dipinti, bronzetti, maioliche, armi, arredi e manufatti che raccontano la cultura della corte mantovana. Dal 3 aprile al 31 agosto, infine, viene esposta un’ulteriore selezione di opere prestate al Castello di San Giorgio che, con le ceramiche del Museo di Palazzo Ducale, vanno a costituire una mostra sul collezionismo mantovano.

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