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dipinto murale staccato

Tipo:

Opere; dipinto murale staccato; Oggetto fisico

Categoria:

Opere d'arte visiva

Autore:

Gregorio d'Arezzo (notizie sec. XIV)

Serena Romano vede in questi dipinti il riflesso più o meno diretto dell'attività di Gregorio e Donato d'Arezzo, pittori toscani stretti in una società attestata al 1315 nel trittico della Collegiata di Bracciano. Probabilmente si tratta dell'opera di un artista che si forma presso la bottega dei due aretini che, nel primo ventennio del XIV secolo, costituirono il tramite per il rinnovamento del linguaggio figurativo nell'alto Lazio, come testimoniano anche altri affreschi conservati nella stessa Chiesa di S. Maria Maggiore quali l'"Assunzione" (sulla parete di fronte), il "Giudizio Universale" (sulla parete absidale) e altri frammenti sparsi nella navata laterale destra come la "Santa Caterina d'Alessandria" o la "Madonna in trono e committente" o, ancora, la "Madonna della Misericordia" nella zona rialzata del presbiterio, sulla parete di fondo a sinistra. La studiosa ravvisa in questo gruppo di opere, che definisce "aretino", una declinazione della maniera elaborata da Gregorio e Donato e, al tempo stesso, un irraggiamento delle esperienze che hanno centro nel cantiere di Assisi, fenomeno diffuso non solo in questa zona ma in tutta l'Italia centrale a cavallo tra Due e Trecento. Segnate da una serie di elementi stilisticamente ricorrenti ma difficilmente riconducibili all'autografia di un solo maestro, esse dimostrano piuttosto l'esistenza di una bottega. In modo particolare, negli affreschi con le storie della Vergine la Romano sottolinea come "l'Annunciazione è ordinata secondo semplici linee geometriche in cui l'Angelo è dritto quanto le pareti della "casa" della Vergine, e nella Natività persino gli angeli volano a cerchi semplificati e centripeti attorno al gruppo centrale. È quindi assolutamente prevalente anche in questi due settori la mano o almeno il gusto di colui, fra i due maestri, che prevale anche nel trittico di Bracciano, e mai più così chiaramente" (cfr. S. Romano, "Eclissi di Roma", p. 238). D'altro canto, la stessa studiosa fa notare come rispetto ad altre opere, soprattutto al "Giudizio Universale", punto di massima vicinanza dei due pittori aretini e bottega con la pittura romana, le due scene con le storie di Maria mostrano invece un certo allontanamento dai tipi più normalmente conosciuti di quell'ambiente, per avvicinarsi maggiormente ai modelli d'ambito protogiottesco, specie nell'"Annunciazione", o quanto meno rivelano la presenza di un doppio registro stilistico.
la figura del profeta è inserita entro clipeo circondato da decorazione a racemi

Data di creazione:

1315 - 1325, sec. XIV; 1315 - 1325

Soggetto:

profeta
Figure: profeta. Attributi: (profeta) cartiglio.

Materia e tecnica:

intonaco/ pittura a fresco

immagine

Indirizzo:

Chiesa di S. Maria Maggiore, Strada S. Maria, s.n.c., Tuscania (VT) - navata centrale, parete destra

Riferimenti

È riferito da: scheda iccd OA: 12-01220835-3

In: Dipinti murali del XVI secolo

Identificatore: work_40315

Diritti

Diritti: Ministero per i beni e le attività culturali

Detentore dei diritti: proprietà Stato



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