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Tipo:

Opere; semicapitello; Oggetto fisico

Categoria:

Opere d'arte visiva

Autore:

ambito cistercense

I capitelli che decorano la chiesa di Fossanova sono di tipo fogliato e, in linea di massima, possono essere raccolti in due categorie: quelli che riproducono foglie d'acqua in maniera molto stilizzata e quelli che presentano ornati più complessi con rielaborazioni schematiche di capitelli corinzi. In alcuni casi le foglie assumono la forma di lingue sulle quali sono segnate venature in rilievo, in altri viene ripreso lo schema semplificato della foglia di acanto spinoso, in altri ancora il disegno superficiale delle foglie perde quasi completamente l'aspetto organico. Forma e decoro denunciano una comune matrice borgognona, in particolare nel motivo "a crochet", talvolta sferico o in forma di foglietta arricciata, ma con leggere varianti sul tema iconografico tanto da renderli tutti diversi. L'aula della chiesa rispecchia la regola cistercense di essenzialità e rigore, con una divisione geometrica degli spazi sottolineata dalle partiture architettoniche, anche se in relazione ai prototipi bernardiani la presenza di capitelli variamente scolpiti testimonia di una evoluzione del linguaggio verso uno stile decorativo più ricco seppure ridotto. Per quanto riguarda la datazione occorre tenere presenti le fasi edilizie del monumento, per le quali sono state proposte dalla critica diverse ipotesi, recentemente riassunte in uno studio di Elisa Parziale (2007). Insediatisi a Fossanova intorno al 1135, quando papa Innocenzo II affidò loro il preesistente monastero benedettino di S. Stefano, i cistercensi iniziarono la costruzione di una nuova chiesa, secondo i canoni previsti dal proprio ordine, soltanto diversi anni, probabilmente intorno al 1170, quando venne nominato abate di Fossanova Goffredo d'Auxerre. Secondo la studiosa l'importanza dell'arrivo di questo illustre monaco, già abate di Clairvaux, non deve essere sottovalutata. I suoi precedenti rapporti con San Bernardo, di cui era stato segretario e del quale quindi conosceva bene i programmi riformatori, giustificherebbero la tesi che vuole riconoscere in questi il personaggio che avviò la ricostruzione dell'intero complesso abbaziale secondo i dettami di S. Bernardo. La presenza di alcune incongruenze rispetto ai prototipi rilevate dagli studiosi, sia a livello progettuale che di scultura architettonica, potrebbe essere derivata dall'adattamento a strutture già esistenti, che inevitabilmente condizionarono lo sviluppo della nuova costruzione cistercense, come dal coinvolgimento di maestranze del posto, custodi della tradizione artistica locale. Inoltre i lavori si protrassero per lungo tempo, procedendo dalla zona presbiteriale in direzione della facciata. Secondo A. Cadei (1980) si sarebbero conclusi (ad eccezione del portale e del rosone) entro il 1208, anno in cui papa Innocenzo III consacrò la chiesa. Diversa l'ipotesi suggerita dalla Parziale, per la quale la costruzione delle navate e il raccordo della chiesa con il lato nord del chiostro andò oltre quella data, come attesterebbero le elargizioni che negli anni successivi lo stesso pontefice destinò al cantiere, insieme ad altri indizi derivati sia dalla tessitura muraria dell'edificio, dove si notano cambiamenti nella messa in opera che a partire dal coro rivelano interruzioni e riprese dei lavori, sia dalla differente conformazione dei portali che collegano il chiostro alla chiesa. Infatti lo stile "più arcaico" della porta dei monaci, vicino al transetto, con i mensoloni semicircolari (adottati anche nella "porta dei morti" e in quella per il dormitorio, nello stesso transetto), appare superato dal linguaggio gotico-borgognone del portale dei conversi situato in prossimità della facciata, ornato da colonnine con la stretta di nodo, da mensole fogliate e da capitelli "a crochets" tipo quelli che decorano anche la chiesa. Già gli studi di A. M. Romanini avevano sottolineato la necessità di fare delle distinzioni cronologiche all'interno dell'architettura cistercense, da non considerare come un'entità astratta e immutabile nei secoli. Le ragioni, secondo la studiosa, si rintracciano nello stesso procedimento costruttivo "a blocchi", in base al quale venivano edificate per prime le parti necessarie ai monaci per adempiere alla regola ora et labora - ovvero il dormitorio, gli ambienti adiacenti e l'ala contigua al transetto - mentre veniva rimandata a momenti successivi la costruzione delle altre parti dell'abbazia. Iter così prolungati non potevano che comportare l'allontanamento dallo schema originario, tramite la fusione con i vari linguaggi locali, il cui coinvolgimento derivava dalla stessa attività dei cantieri-scuola che si rinnovavano reclutando e addestrando le maestranze del posto.
decorato da tre giri di foglie piatte e nervate, quelle in corrispondenza degli aggetti dell'abaco terminanti "a crochets" sferici arricciati.

Data di creazione:

1170 - 1220, secc. XII/ XIII; 1170 - 1220

Materia e tecnica:

pietra/ scultura

Estensione:

altezza: cm 70; larghezza: cm 64; profondita': cm 42

immagine

Indirizzo:

Chiesa di S. Maria, via S. Tommaso d'Aquino, 1, FOSSANOVA, Priverno (LT) - navata destra, primo pilastro, lato destro

Riferimenti

È riferito da: scheda iccd OA: 12-01221462

In: Scultura della chiesa

Identificatore: work_40499

Diritti

Diritti: Ministero per i beni e le attività culturali

Detentore dei diritti: proprietà Stato



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