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Tipo:

Soggetto produttore; Ente/Istituzione

Categoria:

Enti

Durante la dominazione normanna lo stretto legame tra Regno e Papato, mantenne ai vescovi il governo delle maggiori città tra cui la città di Catania, che aveva già conosciuto il governo ecclesiastico in epoca bizantina. Con gli Hohenstaufen (1197) Catania divenne città demaniale e rispondeva al sovrano tramite i baiuli. Nel 1232, gli Svevi concessero a due cittadini, eletti dal popolo, di formare insieme al baiulo un corpo amministrativo con limitata potestà giudiziaria. I designati mantennero l'appellativo di jurati sino alla riforma borbonica del 1817. I nobili non furono eleggibili sin quando re Martino non istituì il privilegio del "bussolo", attraverso il quale gli stessi riuscirono ad occupare ogni carica pubblica. Gli angioini ed gli aragonesi confermarono a Catania i privilegi e le consuetudini via via concessi, avallati da re Martino d'Aragona con i Capitoli del 1392. Agli inizi del 1300, la Corte patriziale era composta dal Patrizio, da un giureperito e da un notaio-cancelliere, cui si aggiunsero un giudice popolano (judichi ideota) e uno borghese (judichi onorato). Le attribuzioni di tale Corte erano simili a quelle degli odierni assessori, con la prerogativa, inoltre, di punire i contravventori ed assistere ai Reali Consigli. Il Consesso, con privilegio reale del 1624, venne denominato Senato presieduto da un Procuratore generale detto sin dal 1507 Sindaco. La dipendenza dal Vicereame di Spagna sancì de jure la supremazia della nobiltà locale sulla città...

Data:

12000101 - 99991231; sec. XIII -



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