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Portale

Tipo:

Opere; Portale; Oggetto fisico

Categoria:

Opere d'arte visiva

Autore:

Produzione monrealese

La fondazione e il titolo dell'Abbazia di S. Maria di Maniace sono strettamente legati alla storia del territorio e ad eventi in parte tramandati dalla tradizione. Nel 1040, il condottiero bizantino Giorgio Maniace, accampatosi nei pressi del casale arabo che poi assunse il suo nome, dopo la vittoria sui Saraceni avrebbe lasciato a ricordo dell'avvenimento un'icona della Madonna, per la quale venne eretta probabilmente una piccola cappella. In seguito, Gregorio, egumeno del vicino Monastero basiliano di S. Filippo di Fragalà, fece costruire sul luogo una chiesa intitolata alla "Santa Madre di Dio di quel valorosissimo di Maniace", citata nel suo testamento del 1105. Nonostante la devozione popolare, la chiesa fu progressivamente abbandonata forse a causa della sua posizione insalubre e poco accessibile a strapiombo sul fiume saraceno. Nel 1173 (o nei primi mesi del 1174), la regina Margherita di Navarra, moglie del re normanno Guglielmo I e madre di Guglielmo II, di passaggio in quei luoghi ordina sulle rovine della chiesa la fondazione di un monastero benedettino sotto il titolo di S. Maria di Maniace, munito di fortificazioni e ben presto dotato di estesi possedimenti, unito al coevo monastero di Monreale. Il terremoto del 1693 danneggia le fabbriche e costringe i monaci basiliani, ai quali dopo alterne vicende era stata affidata l'abbazia, a trasferirsi a Bronte, dove viene costruito un nuovo monastero. La parte terminale della chiesa, comprendente anche la zona presbiteriale, crollata nel terremoto, non viene più ricostruita, sostituita da una parete retta che ingloba i resti delle grandi arcate a sesto acuto di accesso al presbiterio. Gli scavi condotti dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Catania durante gli ultimi lavori di restauro del complesso, hanno riportato alla luce le fondazioni delle tre absidi semicircolari, che hanno confermato le ipotesi sulle primitive dimensioni della chiesa. Nel 1799, l'ex abbazia e il territorio di pertinenza, eretti a feudo, vengono donati da Ferdinando IV di Borbone all'Ammiraglio inglese Horatio Nelson - che assume il titolo di duca di Bronte - e trasmessi ai suoi eredi fino al 1981, anno in cui il complesso, ormai noto come Ducea di Nelson, è acquistato dal Comune di Bronte. La chiesa è a tre navate, separate da colonne in pietra lavica alternativamente rotonde ed esagonali, che sostengono arcate a sesto acuto; sulle pareti della navata mediana si aprono cinque finestre ogivali, alle quali si aggiunge la finestra della controfacciata. L'attuale aspetto della chiesa si deve agli ultimi restauri, che hanno ripristinato anche l'originario ingresso laterale sulla navata sinistra, murato in epoca ignota, da cui probabilmente si accedeva al chiostro. Il prospetto principale, su cui è realizzato il portale in oggetto, è parzialmente occultato sul lato destro della parete di un vano di pertinenza della residenza ducale, costruito presumibilmente nel XIX secolo; sul lato opposto, i restauri hanno demolito una costruzione adibita a magazzino che occludeva parte dello spazio antistante la chiesa, la cui presenza ha fatto ipotizzare l'originaria presenza di un nartece. Il portale, realizzato in conci di arenaria di piccole e diseguali dimensioni, è concluso da un arco a sesto acuto la cui profonda strombatura è definita da "ghiere toriche" (Gandolfo, 1994) sia lisce che – le centrali - decorate con cordonatura e motivo a spina di pesce. Le ghiere, di diverse dimensioni, poggiano sul piano d'imposta seguendo l'articolazione delle semicolonnine emergenti dal paramento murario lungo gli sguanci laterali, su alto basamento in pietra, alternate a colonne monolitiche di vari materiali. I capitelli, decorati alla base da foglie d'acanto e nella parte superiore da rilievi figurati, si succedono senza interruzioni creando, secondo la definizione di Bottari (1950), un "fregio figurato", la cui ricca e complessa iconografia viene qui analizzata nelle schede specifiche. sul lato sinistro, ad esclusione del primo capitello esterno tripartito in dentelli, l'abaco ha profilo curvo e definito da una fascia con piccoli fori realizzati a trapano; sul lato destro, la partizione a dentelli segue l'andamento dei capitelli e delle scene in essi raffigurate. Per quanto riguarda le fonti, il primo riferimento specifico al portale si deve all'abate Gregorio Sanfilippo, che nel 1741 circa compila per il regio visitatore Monsignor De Ciocchis uno "stato formale e materiale" dell'abbazia, contenente una ricostruzione dell'antico aspetto delle fabbriche del monastero prima del terremoto. Nella descrizione della chiesa egli parla della porta "maggiore situata a dirimpetto dell'occidente, coll'arco di pietra nella quale v'erano intagliati diversi uccelli con faccia d'uomini, serpenti e vari altri geroglifici [...]". Il primo giudizio critico si deve a Gally Knight (1836), il quale riconosce nella decorazione delle modanature centrale il motivo della "gomena normanna"; gli studi del XX secolo, consultati e citati nella bibliografia della presente scheda, approfondiscono in seguito, progressivamente, l'analisi degli aspetti tipologici e stilistici del portale in relazione al panorama dell'architettura siciliana di età normanno-sveva. Per la redazione della parte storico-critica della scheda catalografica, necessariamente sintetica, si è fatto riferimento soprattutto ad una recente tesi di laurea (Camarda, A.A. 2001-2002)), che riassume i principali contributi critici e offre inoltre una dettagliata lettura iconografica delle scene rappresentate sui capitelli. Il lavoro della Camarda ha per titolo "La scultura architettonica dei portali medioevali della Sicilia orientale" ed esamina con la stessa metodologia i portali di Maniace, della chiesa catanese del Santo Carcere e il portale laterale della chiesa messinese di S. Maria degli Alemanni, analizzandone i legami reciproci peraltro già evidenziati negli autori precedenti. Per quanto riguarda la tipologia, rispetto ai portali di Messina e Catania – ma anche in confronto al portale laterale della chiesa messinese di S. Maria della Valle (la Badiazza) ricordato da Di Stefano (ed. 1990) e Bottari - nella forma d'insieme il portale di Maniace mostra innovazioni "di ormai incipiente sapore gotico" (Gandolfo) sia nell'articolazione degli elementi verticali e delle ghiere dell'arco a sesto acuto, sia nei capitelli a banda continua, che hanno a modello il portale occidentale di Chartres. Per Cesare Brandi, che visita l'abbazia nel 1978, i capitelli sono "certamente francesi" e il portale rappresenta "il più importante documento plastico" tra il chiostro di Cefalù e quello di Monreale. Ulteriori relazioni con la scultura architettonica francese, in particolare con i centri dell'ovest, sono individuati da Canale (1964) nello schema della decorazione, che evita i limiti architettonici degli elementi portanti seguendo il ritmo compositivo dei piani d'imposta delle ghiere, segnato nei rilievi di sinistra dalle teste in posizione angolare. Canale segnala inoltre la tecnica utilizzata per il profilo superiore dei capitelli di destra, definito da una fascia con piccoli fori a trapano, riscontrata anche nel capitello del pilastro del portale catanese del Santo Carcere. I riferimenti all'architettura coeva si precisano nei raffronti relativi alla decorazione plastica, a partire dal motivo delle figure poste su un piano d'appoggio costituito dalla curvatura all'esterno delle foglie d'acanto, già presente nella scultura dei chiostri di Cefalù e di Monreale. Per quanto riguarda la decorazione scultorea, con gli edifici normanni e in particolare con il duomo di Monreale, il portale di Maniace mostra infatti evidenti relazioni stilistiche che possono trovare risposta non solo nella comune committenza, ma nella presenza di maestranze già attive nel cantiere monrealese o in esso formatesi. Sulla scia di argomentazioni proposte da alcuni autori precedenti, Gandolfo individua a Maniace l'intervento di due personalità distinte, alle quali si deve la differenza formale e stilistica tra le due serie di rilievi; attraverso puntuali riscontri con alcuni capitelli del chiostro di Monreale, lo studioso conclude che entrambi gli scultori sono in possesso di un bagaglio culturale che presuppone la conoscenza dell'ambiente artistico monrealese. I caratteri peculiari di ciascun artista si rilevano già nella trattazione degli elementi fitomorfi alla base del capitello: Le foglie d'acanto di sinistra, disposte su doppio giro, appaiono più rigide e segnate con una semplice costola, mentre nelle foglie di destra l'uso del trapano crea un minuzioso gioco chiaroscurale. per quanto riguarda i rilievi soprastanti, le figure umane sul lato sinistro indossano vesti segnate dal plasticismo di grosse pieghe e occupano come cariatidi l'intero spazio del capitello, segnando come già rilevato l'andamento dei piani d'imposta; i loro volti sono caratterizzati da una comune mancanza di espressività e da occhi globulari con pupille forate a trapano. Nel lato sinistro si riscontra invece una rappresentazione quasi miniaturizzata, nella quale alla rigidità quasi geometrica dei corpi e delle vesti, definiti attraverso sottili linee incise, si contrappone la realistica e minuziosa trattazione di alcuni particolari e soprattutto dei volti superstiti, in alcuni dei quali sono ancora visibili le tracce del colore nero delle pupille. Dal punto di vista iconografico, i rilievi del portale esprimono significati simbolici ancora non del tutto chiariti, spesso genericamente o erroneamente interpretati. L'analisi più dettagliata, documentata attraverso numerosi riscontri iconografici, si deve allo studio relativamente recente di Aragona e Saporetti (1984), in parte utilizzato anche da Camarda. Per la descrizione e l'analisi delle singole iconografie si rimanda alle schede di ciascun capitello, ma si riassumono qui i caratteri e le interpretazioni dell'intera rappresentazione. Il lato sinistro presenta rilievi con animali mostruosi, serpenti e figure umane simboliche il cui sesso non è sempre individuabile; tutte le figure appaiono strettamente correlate attraverso la contiguità fisica e i gesti, talora sovrapposte o intrecciate, quasi a sottolineare l'identità tra uomo ed essere mostruoso. Vi è stata letta una complessa simbologia del "male" associata alla rappresentazione dei vizi capitali, con valenza prevalentemente decorativa. Sul lato sinistro, ad esclusione del primo capitello interno, uno spirito narrativo caratterizza raffigurazioni in parte riferite al "genesi", in parte di dubbia rappresentazione. Nel loro complesso, le valutazione espresse dagli studiosi permettono di datare il portale tra gli ultimi anni del XII secolo e i primissimi del successivo e di individuarne la matrice culturale nella diffusione dei modi artistici dell'ambiente monrealese che, per molti aspetti, accomuna la decorazione scultorea dei portali medioevali nella Sicilia orientale. Si sottolinea tuttavia la tipologia innovativa della struttura, che distingue il portale da esempi ancora legati al mondo romanico e ne rivela componenti culturali aggiornate al nuovo linguaggio del gotico.
Portale, con decorazione a rilievo, archiacuto, strombato, con telaio architettonico in arenaria a conci diseguali. Ai lati è paramento murario ad articolazione mistilinea su alto basamento in pietra, dal quale emergono per ciascun lato tre semicolonnine alternate a due colonne monolitiche, entrambe di marmo sul lato sinistro, di marmo e di porfido a destra; i capitelli contigui seguono l'articolazione muraria. e presentano rilievi figurati su giro di foglie d'acanto, lavorate a trapano sul lato destro; la ghiera ha multiple modanature lisce e triplice fascio centrale con decorazione a spina di pesce tra due "cordonature".

Data di creazione:

1173 - 1200, Secc. XII - XIII, Fine/ inizio; 1173 - 1200

Soggetto:

Raffigurazioni antropomorfe, zoomorfe e fitomorfe
Rilievi figurati con decorazioni fitomorfe e zoomorfe.

Materia e tecnica:

Arenaria; Marmo/ scultura; Granito/ scultura

Estensione:

altezza: cm 670; larghezza: cm 470; profondita': cm 90; altro: cm Altezza capitello 40

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Oggetti digitali

Indirizzo: Chiesa Santa Maria di Maniace, Contrada Erranteria, Maniace, Bronte (CT), Sicilia - Prospetto principale

Riferimenti

È riferito da: scheda iccd OA: 19-00312340-A-0

In: Collezione storico artistica della Ducea di Nelson

Identificatore: work_68730

Diritti

Diritti: Comune di Bronte

Detentore dei diritti: Proprietà Ente pubblico territoriale

Licenza: Con attribuzione, no opere derivate, senza riuso commerciale



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