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decorazione plastico-pittorica

Tipo:

Opere; decorazione plastico-pittorica; Oggetto fisico

Categoria:

Opere d'arte visiva

Autore:

Bonaccorsi Pietro detto Perin del Vaga (1501 - 1547)

la vicenda della genesi della decorazione della Sala Paolina e dei problemi ad essa connessi, come la precisa individuazione dei diversi artisti o il programma iconografico che sottende l'intero ciclo vengono affrontate raramente nelle fonti cinque-seicentesche, tra cui il Vasari e il Baglione, che risultano abbastanza avare di riferimenti. Negli anni venti del XVIII durante il pontificato di Innocenzo XIII la sala venne sottoposta ad un restauro imponente che comportò la completa ridipintura degli affreschi e il mutato rapporto cromatico tra i fondi e i rilievi in stucco della volta. Venne inoltre sostituito il pavimento originale in cotto con l'attuale in marmo, al centro del quale campeggia lo stemma di Innocenzo XIII. Dopo un lungo periodo di oblio, tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, Castel Sant'Angelo, con il passaggio allo Stato Italiano, è ritornato al centro di interessi teorico-critici di studiosi e restauratori. Fondamentale, dopo i pionieristici studi del Voss, la ricerca attenta e dettagliata condotta da John Gere che, attraverso l'attribuzione a Perino di alcuni disegni preparatori riconduceva a lui l'intera progettazione dei cicli. Il reperimento e lo studio del materiale preparatorio furono perseguiti anche negli studi successivi per culminare nella mostra sui disegni di Perino e della sua cerchia curata da Berenice Davinson e tenuta nel 1966 agli Uffizi dalla quale emergeva il ruolo centrale e trainante del pittore fiorentino nell'ambiente artistico romano degli anni Quaranta. Nei decenni successivi le maggiori novità sono pervenute dalle indagini prima e dopo i restauri e dalla scoperta e dallo studio di un grosso corpus di documenti. Infatti i pagamenti per la decorazione degli appartamenti farnesiani, resi noti solo pre estratti dal Bertolotti, vengono riportati alla luce nella loro interezza dal D'Onofrio che li pubblica nella sua fondamentale monografia sul Castello del 1971. Nel giro di pochi anni questa ricca documentazione viene sistemata seguendo un ordine cronologico e topografico da Eraldo Gaudioso che individua in modo chiaro e preciso la successione e le modalità dei lavori.Tutti gli studi condotti in questi anni giungono ad un momento di verifica in occasione della mostra "Gli affreschi di Paolo III a Castel Sant'Angelo", allestita nelle sale restaurate degli appartamenti farnesiani nel 1980-81. Nel catalogo viene approfondito il discorso delle attribuzioni: dalla conferma del ruolo autonomo avuto da Marco Pino all'enigma Domenico Zaga, a cui vengono attribuiti sia i monocromi della parete ovest sia i celetti delle finestre, basandosi su confronti stilistici con gli affreschi della Sala di Apollo, dove la sua personalità artistica emerge come dominante dai documenti. Confermando la presenza di Pellegino Tibaldi nei monocromi della parete est e nel nel "San Michele" e di Girolamo Siciolante per la parete sud con la figura dell'"Imperatore Adriano", vengono proposti una serie di nomi per gli altri aiuti che lavorarono sotto la direzione di Perino: Giustino Episcopi e Livio Agresti per alcuni tondi con "Storie di S. Paolo", Guglielmo della Porta per gli stucchi della volta e Iacopone da Faenza per il basamento.Queste attribuzioni, mancando studi specifici sui singoli artisti, hanno però troppo pochi riscontri per essere considerate assodate. All'esposizione è seguito infatti un ampio dibattito che documenta come, nonostante la rilevante mole di documenti e materiale preparatorio oggi noto, la decorazione della Paolina presenti ancora oggi aspetti problematici. La maggior parte degli studi, pur concordando nel rivendicare a Perino l'ideazione del complesso, ha poi finito per isolare il suo ruolo da quello degli esecutori, in particolare al Tibaldi, al cui intervento si riconoscono ampi margini di libertà e trasgressione. Queste le conclusioni della Pugliatti, che arriva a posticipare la conclusione dei lavori al 1549 ad opera del Tibaldi, ormai autonomo dalle direttive perinesche, o della Calì che esclude dal catalogo di Perino tutte quelle opere che denunciano un dialogo con Michelangelo mettendo fortemente in crisi il suo ruolo nei cantieri farnesiani. Negli ultimi anni si è riscontrata però un'inversione di tendenza che ripartendo dagli spunti del Gere ha riportato l'attenzione sul ruolo di Perino sia come ideatore che come esecutore. Importanti in questo senso gli studi di Vittoria Romano e la scoperta di alcuni disegni preparatori per alcune "Storie di S. Paolo" ricondotti a Perino da Hugo Chapman. Per quanto riguarda gli studi sul programma iconografico, rimane fondamentale il testo di Harprath in cui la figura di Paolo III viene legato strettamente ai due protagonisti della sala, Alessandro Magno e S. Paolo. Ogni episodio narrato viene riferito ad un preciso episodio della vita del pontefice in un programma unitario di autocelebrazione che si inspira ad un'"Ideologia della Riconciliazione".
Al centro della volta stemma di Paolo III affiancato da due ovali in stucco. Intorno decorazione a stucco su cui risaltano riquadri ad affresco. La cornice d'imposta presenta ovali in stucco, pannelli decorativi, gigli farnesiani e stemmi. Sul cornicione corre un'iscrizione. Le pareti sono dipinte con una finta architettura di nicchie e colonne ioniche binate che ospitano riquadri a monocromo. Nelle sovrapporte tondi a monocromo sono affiancati da coppie di figure allegoriche. Sul basamento una serie di riquadri a monocromo si alternano a coppie di cariatidi.

Data di creazione:

1545 - 1547, sec. XVI; 1545 - 1547

Soggetto:

Episodi della vita di Alessandro Magno, episodi della vita di San Paolo, figure allegoriche, virtù e imprese farnesiane
Soggetti profani: episodi della vita di Alessandro Magno. Soggetti sacri: episodi della vita di San Paolo.

Materia e tecnica:

intonaco/ pittura a fresco; stucco/ doratura/ modellatura/ pittura

Estensione:

altezza: m 9.60; larghezza: m 7.55; profondita': m 16.55

immagine

Indirizzo:

Castel Sant'Angelo, Lungotevere Castello, 50, Roma (RM) - sala Paolina

Riferimenti

È riferito da: scheda iccd OA: 12-00186300-0

In: Affreschi ed elementi decorativi del Castello

Identificatore: work_22890

Diritti

Diritti: Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Detentore dei diritti: proprietà Stato



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