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trittico

Tipo:

Opere; trittico; Oggetto fisico

Categoria:

Opere d'arte visiva

Il trittico risulta opera di grande fascino e dalla complessa cultura come testimoniano i vari tentativi di attribuzioni proposti in passato dalla critica mai pervenuti ad una paternità sicura, almeno fino in tempi recenti. L'opera fu riferita a Filippino Lippi dal Campetti (1909) che ricordava come già Cavalcaselle/ Crowe (1892) avessero accostato al pittore l'opera cogliendovi vicinanze con la pittura di Raffaellino del Garbo. Proprio a Raffaelino riferirono il trittico le Ross/ Erichsen (1912) vedendovi una 'kind mixture of Benozzo and Filippo' nonché il Van Marle (1931) il Lazzarini (1937). Venturi avanzò il nome di Graffione (1911). La connessione all'ambito lucchese avvenne ad opera di Berenson (1963) che inserì l'opera nel catalogo del Maestro del Tondo Lathrop. Con tale paternità l'opera fu esposta al Museo Nazionale nel 1968 (cfr. Bertolini Campetti/ Monaco/ Meloni Trkulja 1968) ed ancora indicata di recente (Concioni/ Ferri/ Ghilarducci 1988). Solo i tempi molto recenti il trittico è stato giustamente reinserito nel catalogo di Ansano di Michele Ciampanti, già noto dal 1980 (cfr. Natale 1980) come Maestro di San Filippo, allora anonima personalità nata dallo scorporamento di alcune opere credute la fase ultima del Maestro di Stratonice. Le scoperte documentarie hanno risolto la parentela stilistica fra i due maestri. il Maestro di Stratonice risultò essere infatti Michele Ciampanti, padre di Ansano in cui fu identificato il maestro di San Filippo. Il trittico 138 palesa tutte le caratteristiche peculiari dello stile di Ansano: cromie smaltate, interpretazione originale della pittura fiamminga, suggestioni sia dalla pittura fiorentina (Botticelli, Filippino Lippi e Lorenzo di Credi) che da quella lucchese coeva (Michelangelo di Pietro Membrini, tarda fase di Michele Ciampanti). Le fisionomie tipiche del pittore ricorrono nelle varie opere a lui attribuite. Ancor più che nella nota tavola di San Filippo, opera più tarda, le ritroviamo in tavole che dovrebbero essere prossime a questa. Stringenti somiglianze si ravvisano infatti fra gli angeli (di derivazione Filippinesca) del tondo di Greenville con quelli che incoronano Maria nel nostro trittico mentre le tipologie fisionomiche sia dei santi che delle figure femminili sono prossime a quelle della Visitazione fra i SS. Pietro e Paolo visibile nella controfacciata di San Frediano.Lo stesso modo di panneggiare ricorre sia sul manto di San Giuseppe nella tavola 138 che sui due santi della tavola di San Frediano e vicine sono le acconciature delle sante dei due dipinti. Il paesaggio ha ugualmente valore di firma: i tipici alberelli descritti analiticamente, con le foglie in controluce puntinate di luce rimandano ugualmente alla tavola di Greenville ma anche alla bandinella con Crocifisso fra penitenti bianchi conservato anch'esso a Villa Guinigi. E' interessante osservare come la particolare visione del pittore trovi particolare rispondenze tipologiche con quelle di Michelangelo di Pietro Membrini, già Maestro del Tondo Lathrop, cui non a caso l'opera era stata riferita. In entrambi gli artisti la suggestiva compresenza di elementi toscani e fiamminghi dà esiti di spiccata originalità. Mentre il Membrini risulta artista forse più raffinato il Ciampanti propone, forse perché influenzato dalla pittura estrosa e talora 'anticlassica' del padre, esiti più nervosi, di tono popolare per quanto tutt'altro che scadente. Nella personale meditazione dei vari modelli l'artista si accosta al Membrini soprattutto nell'adesione ad un ricco apparato decorativo che proviene sicuramente dagli esempi scultorei del Civitali: le collane di coralli appesi, le ombre studiate nel dettaglio, la resa materica sia delle stoffe che delle epidermidi ricorre tanto nell'uno che nell'altro pittore. Si confrontino in tal senso i due pannelli con Santi e donatori del Membrini in coll. Mazzarosa a Lucca e i laterali del nostro trittico oppure il pannello centrale dello stesso con il celeberrimo Tondo Lthrop di Malibu. Tenuto conto delle relazioni sopra indicate e vista l'assenza, nel dipinto, di tratti aspertiniani che caratterizzeranno l'arte del pittore dopo i primi anni del '500 - dopo il passaggio a Lucca dello stesso Aspertini - si propone una datazione agli ultimi anni del '400.

Soggetto:

Madonna col Bambino e santi
Personaggi: Madonna; Gesù Bambino; Dio Padre; Santa Caterina d'Alessandria; San Giovanni Battista; Santa Lucia; San Giuseppe. Animali: colomba. Simboli mariani: giglio. Attributi: (San Giovanni Battista) pelle di cammello; croce astile. Attributi: (Santa Caterina d'Alessandria) ruota. Attributi: (Santa Lucia) occhi.

Estensione:

altezza: cm 240.8; larghezza: cm 189.5; altro: cm lunetta: raggio di curvatura 75 ca.; largh. della sezione aurea oscillante fra 37.5 e 38.4; altro: cm 11

Materia e tecnica:

tavola/ pittura a tempera

Data di creazione:

secc. XV/ XVI; 1490 - 1510

Ambito geografico:

Museo Nazionale di Villa Guinigi, Villa Guinigi, Lucca (LU) - sala XIII, inv. 138

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Riferimenti

È riferito da: Scheda OA: 09-00523900

È incluso da: Museo Nazionale di Villa Guinigi

Fonte dati

MuseiD-Italia / Museo Nazionale di Villa Guinigi

Identificatore: work_93666

Diritti

Detentore dei diritti: proprietà Ente pubblico territoriale, Commissione delle Belle Arti

Condizioni d’uso del metadato: Pubblico dominio



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