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dipinto

Tipo:

Opere; dipinto; Oggetto fisico; Giotto

Categoria:

Opere d'arte visiva

Autore:

Gaddi Taddeo (1300 - 1366)

Le dodici formelle con episodi della vita di Cristo e le dieci con episodi della vita di San Francesco, unitamente ai due pannelli a forma di semilunetta raffiguranti l'Asensione e l'Annunciazione costituivano la decorazione pittorica di un complesso ligneo decorato a tarsie nella sagrestia della chiesa francescana di S. Croce a Firenze. L'armadio lo troviamo citato in questo luogo per la prima volta dal Cinquecento, con l'Anonimo Magliabechiano e con il Vasari, e successivamente dalle altre fonti fino al 1810, quando con la soppressione francese del convento le ante di questo armadio furono trasferite al deposito del Convento di San Marco, per poi passare, nel 1814, all'Accademia di Belle Arti, dove furono esposte in ambienti separati. I resoconti di questi anni ci dicono che i dipinti erano stati rimossi da S. Croce con le "prospere" o manganelle, ossia parti degli stalli, e che proprio a San Marco tra il 1812 e il 1813, l'insieme fu smembrato e i dipinti forniti delle cornici polilobe in noce con filetto dorato. In questo periodo quattro scomparti, la Pentecoste e tre storie di San Francesco (Prova del Fuoco, Morte del Cavaliere di Celano, Resurrezione del Fanciullo) vennero ceduti a mercanti fiorentini in cambio di altri dipinti. La Pentecoste e la Resurrezione del Fanciullo, attraverso la collezione Ruhmor passarono alla Gemaldegallerie di Berlino. La Prova del Fuoco e la Morte del Cavaliere di Celano si trovano a Monaco. Le tavolette sono ricordate fino dalla prima metà del Cinquecento, dall'anonimo Magliabechiano come opera di Giotto. L'attribuzione è conservata dalle fonti successive (Vasari, Borghini, Baldinucci) fino al Richa che le descrive come disposte su due file, in quella superiore le Storie di Cristo, in quella inferiore le storie di San Francesco. Il riferimento a Giotto non è messo in discussione fino alla Storia del Crowe-Cavalcaselle che invece giudicano i dipinti opera della bottega, in particolare di Taddeo Gaddi. Nei decenni successivi la critica era divisa tra l'attribuzione a Giotto, quella alla bottega e infine quella a Taddeo Gaddi. Con Siren, al quale si deve anche il collegamento tra le formelle e le due semilunette nel frattempo esposte separatamente nel Museo, ed altri critici del Novecento si ha un orientamento più diretto verso Taddeo Gaddi. Per quanto riguarda la datazione nella prima metà del XX secolo la critica si è orientata nel vedervi una contemporaneità con gli affreschi della cappella Baroncelli, intorno alla seconda metà del terzo decennio o ai primissimi del quarto. Longhi e Marcucci proponeva una data intorno alla metà del secolo. Non mancano ipotesi favorevoli ad una datazione alla metà del quarto decennio in rapporto anche con trattati scritti in quegli anni da Simone Fidati. Di recente Boskovits, Neri Lusanna, Labriola, Tartuferi sulla base del confronto con il tabernacolo di Berlino del 1334 e gli affreschi di San Miniato del 1338-1341, considerano i pannelli da Santa Croce, eseguiti in questo periodo. Non mancano proposte per una datazione nel pieno quinto decennio (Tatrai, Ferretti) e addirittura nel sesto (Conti). Chiodo, anche attraverso il confronto stilistico e l'esame di particolari dell'abbigliamento sostiene una datazione tra il 1335 e il 1340. La discussione riguarda anche l'originaria collocazione dei pannelli dipinti. L'ipotesi preponderante è stata, almeno in un primo tempo, che i pannelli facessero parte delle ante di un armadio, con idee differenti circa la loro disposizione all'interno o all'esterno. Secondo il Boskovits, che ha fatto confronti con mobili d'epoca le formelle dovevano decorare la spalliera di un bancone da sagrestia e dovevano essere disposte in due file di undici elementi ciascuna, mentre le due semilunette e i quattro pannelli più stretti sarebbero stati collocati lungo i fianchi del mobile. La Chiodo, nella scheda recente del catalogo generale dell'Accademia, ritiene possibile che la collocazione dei pannelli in sagrestia possa considerarsi non originaria, ma dovuta ad un loro reimpiego. La loro collocazione originaria potrebbe essere ricercata anche in un locale del convento destinato alla riunione dei frati o alla stessa chiesa. Potrebbero quindi aver fatto parte delle spalliere di stalli, forse nel coro stesso della chiesa o nel capitolo, al quale ambiente tra l'altro l'exemplum della vita francescana e di Cristo sarebbe stato particolarmente adatto.
Ciclo di dipinti costituito da ventidue formelle polilobe e due pannelli a forma di semilunetta costituanti in origine la decorazione pittorica di un armadio.

Soggetto:

episodi della vita di Cristo, episodi della vita di San Francesco d'Assisi

Materia e tecnica:

tavola/ pittura a tempera/ doratura a foglia

Data di creazione:

1335 - 1340, sec. XIV; 1335 - 1340

Ambito geografico:

Monastero di S. Niccolò di Cafaggio ora Galleria dell'Accademia, via Ricasoli, 58/60, Firenze (FI) - piano terreno, Sala dei giotteschi

immagine

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Riferimenti

È riferito da: scheda iccd OA: 09-00281049-0

È incluso da: Capolavori della Galleria dell'Accademia

Fonte dati

MuseiD-Italia / Galleria dell'Accademia

Identificatore: work_63737

Diritti

Diritti: Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Detentore dei diritti: proprietà Stato

Condizioni d’uso del metadato: Pubblico dominio



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