Il Collegio dei Gesuiti, divenuto oggi sede del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, era rinomato a livello internazionale per gli studi di astronomia, teologia e matematica che vi si svolgevano; la Biblioteca Major possedeva, difatti, materiale raro e inedito, tra cui si annoverava il patrimonio di disegni, trattati, lettere e documenti di due veneziani, l’abate Vincenzo Miotti (Murano 1712-1787), studioso di astronomia e meccanica, e Antonio Traversi. La passione per l’astronomia era così diffusa nell’istituto gesuitico che furono costruiti degli ambienti specifici per l’osservazione, come la Torre Calandrelli, il grande Osservatorio voluto da padre Angelo Secchi sopra la chiesa di Sant’Ignazio: il Collegio Romano è stato, difatti, il primo punto di osservazione astronomica a Roma e qui avvennero importanti scoperte per lo studio dell’universo.
Eventi
“Visioni celesti”, l’astrofisica dal Collegio dei Gesuiti all’Inaf
Andrea Cellario, Harmonia Macrocosmica, 1661, BNCR: RD 167
Dal 21 dicembre al 20 marzo, la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ospita la mostra “Visioni celesti. Scienza e letture degli astri a Roma”, che concluderà l’anno
dell’astronomia nella città. L’esposizione è una piacevole occasione non solo per ammirare calendari e orologi solari, atlanti cinesi e preziosi globi terrestri, ma anche
per addentrarsi nello scenario stesso dell’antica Biblioteca, fondata nel 1876, il cui nucleo bibliografico originario era costituito
dal fondo gesuitico del Collegio Romano.
Il Collegio dei Gesuiti, divenuto oggi sede del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, era rinomato a livello internazionale per gli studi di astronomia, teologia e matematica che vi si svolgevano; la Biblioteca Major possedeva, difatti, materiale raro e inedito, tra cui si annoverava il patrimonio di disegni, trattati, lettere e documenti di due veneziani, l’abate Vincenzo Miotti (Murano 1712-1787), studioso di astronomia e meccanica, e Antonio Traversi. La passione per l’astronomia era così diffusa nell’istituto gesuitico che furono costruiti degli ambienti specifici per l’osservazione, come la Torre Calandrelli, il grande Osservatorio voluto da padre Angelo Secchi sopra la chiesa di Sant’Ignazio: il Collegio Romano è stato, difatti, il primo punto di osservazione astronomica a Roma e qui avvennero importanti scoperte per lo studio dell’universo.
Il Collegio dei Gesuiti, divenuto oggi sede del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, era rinomato a livello internazionale per gli studi di astronomia, teologia e matematica che vi si svolgevano; la Biblioteca Major possedeva, difatti, materiale raro e inedito, tra cui si annoverava il patrimonio di disegni, trattati, lettere e documenti di due veneziani, l’abate Vincenzo Miotti (Murano 1712-1787), studioso di astronomia e meccanica, e Antonio Traversi. La passione per l’astronomia era così diffusa nell’istituto gesuitico che furono costruiti degli ambienti specifici per l’osservazione, come la Torre Calandrelli, il grande Osservatorio voluto da padre Angelo Secchi sopra la chiesa di Sant’Ignazio: il Collegio Romano è stato, difatti, il primo punto di osservazione astronomica a Roma e qui avvennero importanti scoperte per lo studio dell’universo.
I fondi provenienti dalla collezione dei Gesuiti pervenuti nella Biblioteca sono estremamente
preziosi e comprendono, tra i tanti pezzi esposti in mostra, il globo celeste manoscritto del XVI secolo attribuito a Cristoforo Clavio, i fusi a stampa del globo celeste di Coronelli, un astrolabio arabo e una raccolta inedita di manoscritti astronomici.
Il percorso espositivo si apre con una sezione dedicata ai calendari tra astronomia, religione e percezione del tempo, che mostra, attraverso
una serie di trattati, la storia della misurazione e della percezione del tempo; inoltre, è possibile
osservare come essa sia connessa al moto dei corpi celesti, alle coordinate religiose e culturali
degli uomini, al calendario romano o a quello cristiano, per arrivare all’età moderna quando si
inizia a considerare il calendario come uno strumento per programmare il futuro.
La seconda sezione riguarda gli orologi solari o meridiane a Roma, mentre la terza interessa stelle e atlanti celesti tra scienza e mito. Un momento particolare dell’e
sposizione sarà dedicato a Cristoforo Clavio, autore di In sphaeram Ioannis de Sacro Bosco Commentarius, matematico gesuita sostenitore della teoria geocentrica. Quest’ultimo, in particolare,
nel 1611, ebbe modo di incontrare Galileo, che lo affascinò con il racconto delle sue scoperte,
anche se Clavio rimase perplesso rispetto all’ipotesi della presenza di montagne sulla Luna.
La sezione seguente, dedicata al cannocchiale, alle comete e agli oroscopi, trasporta il visitatore in un’epoca storica in cui matematici e
astronomi erano anche astrologi: persino la regina Cristina di Svezia, donna dalla brillante
intelligenza e amante della scienza, era solita farsi elaborare numerosi oroscopi.
Un’area dell’esposizioneè invece dedicata all’osservatorio astronomico del Campidoglio, voluto da Leone XII Della Genga nel
1829, che vide succedersi astronomi di fama quali Feliciano Scarpellini e Giuseppe Armellini, le cui scoperte, quali lo studio del
diametro del Sole, che in particolare lo impegnarono dal 1877 al 1937, hanno portato l’istituto ad
acquisire una reputazione a livello internazionale.
La mostra illustrerà, inoltre, i quarant’anni di evoluzione degli obiettivi scientifici e delle tecnologie nel campo dell’a
strofisica di due istituti astrofisici romani Inaf/Iaf e Inaf/Ifsi, che partecipano alla rassegna. Sarà possibile, così,
ripercorrere la storia dell’astrofisica a partire dagli anni Sessanta, quando furono lanciati i
primi razzi, che hanno condotto alla scoperta del cielo dei raggi X, per raccontare poi le più
importanti missioni spaziali, fino alla presentazione di sonde al presente in volo.
Collegamenti
In rete
» Biblioteca Nazionale Centrale Roma
Immagini

Antonio Maria Traversi, Typus Lunaris Eclipseos, quae apparebit Anno 1805 die 11 Julii Venetiis, BNCR Manoscritto Gesuitico 1622

Vincenzo Miotti, Correctio temporis Astronomici et Italici, BNCR, Manoscritto Gesuitico 1653










