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Focus

"Tourbook", appunti dal palco del "suonatore De André"

Per i tipi di Chiarelettere esce un volume ricco di annotazioni, immagini inedite, ritagli di giornali d'epoca che ripercorre la storia delle tournée e dei concerti dell'artista genovese

2 marzo 2010

La copertina di "Tourbook"

La copertina di "Tourbook"

Appunti fitti su pagine di libri, ritagli di giornale, fogli rosi dal tempo e biglietti d’a ereo: Tourbook è un volume-tesoro voluto dalla Fondazione De André e edito da Chiarelettere che raccoglie frammenti di storie e ripercorre tutte le tournée di Fabrizio De André dal 1975 (anno del difficile debutto live alla Bussola) al 1998, quando Faber se n’è andato.
 
Tourbook ricompone una storia di arte e musica con le voci di coloro che palco dopo palco hanno collaborato con De André per più di vent’anni di concerti: dai produttori (come Adele Di Palma, Bruno Sconocchia e Maurizio Salvadori) ai musicisti (da Mark Harris a Michele Ascolese, da Pier Michelatti a Giorgio D’Adamo); e ancora i tecnici del suono e delle luci, i supporter (come Eugenio Finardi nella prima tournée del 1975/76) e gli artisti circensi che sempre più De André ha voluto con sé sul palco durante le esibizioni degli anni Novanta.
 
Si tratta di un vero e proprio racconto illustrato da immagini mai viste, schizzi originali per l’allestimento dei palchi, copertine e articoli dei giornali dell’epoca, ma anche da manoscritti e lettere private in cui il tempo della scopertaa cura di Elena Valdini, che per la giovane età non ha mai partecipato a un concerto di De André – si alterna al tempo del ricordo.
 
Dunque il volume rappresenta quasi una guida per capire come è cambiato negli anni il modo di fare i concerti e per conoscere ancora più da vicino Fabrizio De André e il suo sguardo attento e ironico. Per ogni anno è stato fatto un lavoro di ricerca e documentazione legato ai tour e al rapporto di De André con l’e sibizione, anzi, per dirla con le sue parole, con l’«onestà dell’esibizione». Nel 1981, infatti, così l’artista si esprimeva in un’i ntervista al quotidiano «Il Secolo XIX»: «Mi considero, in qualche maniera, uno che riesce a fare anche della musica per accompagnarsi ai testi: mi considero un suonatore di chitarra, al di là di questo non vado. Non sono, non credo di essere, l’interprete ideale delle mie canzoni, perché per essere interprete bisogna essere qualche cosa di diverso. (…) Se fossi onesto del tutto non piazzerei la mia brutta faccia sulle copertine dei dischi, ricavando soldi da un sistema che contesto. Se fossi truffatore del tutto, andrei a Sanremo».
 
Mille sono le curiosità, gli aneddoti, le interviste contenute nel volume, che come tessere di un puzzle compongono un ritratto di Fabrizio De André scevro da intenti agiografici e pieno invece di sfumature, di tratti umanissimi e geniali, della ricchezza di collaborazioni e amicizie che hanno contribuito a tracciare un percorso di musica e concerti che si sono radicati nella memoria di chi “c’era”, ma anche nei luoghi che li hanno ospitati. Un percorso intenso e ininterrotto fatto di inciampi e trionfi, dal primo debutto alla Bussola di Bernardini il 15 marzo 1975 – cui seguì il bagno di folla a Piazza Navona a Roma il 3 giugno dello stesso anno – fino all'ultima tournée del 1998.
 
In Tourbook emerge la storia “da palco” di Fabrizio De André, il vissuto dei suoi concerti, dei suoi timori e delle sue riflessioni intorno alla relazione dell’artista col pubblico, attraverso i ricordi di tutti, fonici, tour manager, musicisti, amici (e di Dori Ghezzi indirettamente): un ritratto che restituisce tutto il carisma, la profonda umanità, la malinconica ironia dell’artista genovese