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Affreschi di Villa Rabia detta Pelucca

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Tipo:

Opere; dipinto; Oggetto fisico

Categoria:

Pittura

Autore:

Luini Bernardino

Tutti gli affreschi della villa furono strappati e trasportati su tavola da Stefano Barezzi fra il 1821 e il 1822, su incarico della Commissione permanente di Pittura dell'Accademia di Belle Arti di Brera, destinandoli ad arricchire le collezioni della Pinacoteca (su tale vicenda cfr. M.T. Binaghi Olivari, in Pinacoteca di Brera 1988, pp. 268-271). L'affresco in questione fu staccato dalla Sala Grande identificata con quella denominata Sala C da Beltrami (I dipinti di Bernardino Luini alla Villa Rabia detta Pelucca, Milano1911, p. 209). Solo con gli studi del Beltrami sulla storia e sulla restituzione della Pelucca iniziarono le prime specifiche analisi dell'affresco. Dopo la sua accessione ed esposizione a Brera, esso fu ricordato da tutti i successivi cataloghi e da alcuni studi. Tra questi, solo il Ricci avanzò l'ipotesi di una collaborazione con Bramantino nell'esecuzione dell'affresco, di cui vedeva tracce anche nei Putti del Gabinetto e nei frammenti della Collezione Wallace e del Louvre. L'indicazione, rimasta isolata, sembra essere scarsamente plausibile nell'unitarietà luinesca del ciclo della Pelucca e nella impossibilità di un'indagine stilistica su un testo pittorico profondamente disgregato. E' tuttavia evidente una citazione da Bramantino nello scorcio del putto in alto al centro, in cui Luini riprende in controparte l'invenzione dell'angelo raggomitolato ai piedi del sepolcro nel "Compianto" di Bramantino, già in collezione Artaria. Né mancano di suggestione gli accostamenti proposti da Bertini con Correggio, per le divinità della parte superiore, e con i nudi della Sistina, per la figura giovanile sulla destra. Consegnato a Brera il 27 giugno 1822, fu trasmesso al Demanio il 16 agosto successivo e destinato alla Villa Reale di Monza. In data imprecisata fu trasferito al Palazzo Reale di Milano e il 14 novembre 1906 fu depositato a Brera dal patrimonio dei Beni della Corona. Fu giuridicamente acquisito alla Pinacoteca 1'8 luglio 1924. Solo con gli studi di Beltrami sulla storia e sulla restituzione della Pelucca iniziarono le prime specifiche analisi dell'affresco (Beltrami, 1895; Gauthiez, 1899;Williamson, 1899; Beltrami,1906). Dopo la sua accessione ed esposizione a Brera, esso fu ricordato da tutti i successivi cataloghi e da alcuni studi (Ricci, 1907;Malaguzzi Valeri, 1908; Beltrami, 1911,.p. 209-211; Verga, 1929; Modigliani 1935). Tra questi, solo il Ricci avanzò l'ipotesi di una collaborazione con Bramantino nell'esecuzione dell'affresco, di cui vedeva tracce anche nei Putti del Gabinetto e nei frammenti della Collezione Wallace e del Louvre. L'indicazione, rimasta isolata, sembra essere scarsamente plausibile nell'unitarietà luinesca del ciclo della Pelucca e nella impossibilità di un'indagine stilistica su un testo pittorico profondamente disgregato. È tuttavia evidente una citazione da Bramantino nello scorcio del putto in alto al centro, in cui Luini riprende in controparte l'invenzione dell'angelo raggomitolato ai piedi del sepolcro nel Compianto di Bramantino, già in collezione Artaria. Né mancano di suggestione gli accostamenti proposti da Bertini con Correggio, per le divinità della parte superiore, e con i nudi della Sistina, per la figura giovanile sulla destra. Qualche oscurità permane nel soggetto. Le figure in basso sono generalmente indicate come Vulcano e Venere. Il tema di mitologia classica, inserito nel ciclo con le storie dell'Esodo, è giustificato dall'originaria collocazione sopra un grande camino. Già il verbale del 21 aprile 1588, descrivendo la Sala Grande, segnalava il «suo camino di marmo» (A.S.M., Fondo Finanze (Confische), Parte Antica, Cartella 2428, fasc.: ,,1589. Rabbia Cesare confiscato,,; Quad. «1588, die Jovis XXI mensis Aprilis,). La successiva citazione, la relazione dei commissari di Brera (A.A.B., Cartella Carpi, A, VI, 19, fasc. "Pelucca, dipinti del Luini. Cart. n. 58» f. 18), precisò: dipinto sopra il camino rappresenta Vulcano e Venere intenti nella fucina al lavorare delle armi». Dalle antiche descrizioni sembra di potere rilevare che l'impianto del camino era abbastanza imponente. Esso si trovava tra le due finestre, al centro della parete d'ingresso, come documentato dal disegno della pianta della villa ibid., fo 18), e nella villa ancora se ne conserva una lastra frontale, murata nell'atrio a destra del cortile. Le rocce, esclusiva ambientazione nell'affresco di Brera, possono offrire, analogamente alla rappresentazione biblica, soprattutto l'immagine dell'immobilità e della saldezza (Heinz-Mhor, 1984, p. 299).

Soggetto:

Venere chiede a Vulcano di forgiare un'armatura per Enea

Estensione:

altezza: cm 240; larghezza: cm 163

Materia e tecnica:

intonaco/ applicazione su tela/ pittura a fresco

Data:

1520

Data di creazione:

1509 ca. - 1510 ca.; sec. XVI, primo quarto; 1509 - 1510

Data di modifica:

1822

Ambito geografico:

Pinacoteca di Brera, via Brera, 28 - Milano (MI), Italia, inv. Reg. Cron. 5520 - proprietà Stato: Pinacoteca di Brera

immagine

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Riferimenti

È riferito da: scheda ICCD OA: 0300097777-1

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Fonte dati

MuseiD-Italia / Collezione pittura dal XIV al XVII secolo - collezione

Identificatore: work_28774

Diritti

Condizioni d’uso del metadato: Pubblico dominio

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  • Mets
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