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Green-man e quattro teste virili

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capitello

Tipo:

Opere; capitello; Oggetto fisico

Categoria:

Opere d'arte visiva

Autore:

Giovanni di Balduccioattribuito

Capitello.
Il capitello venne donato a Lasinio dal maestro di casa dell'Arcivescovo fra il 1812 e il 1816, con una provenienza dichiarata dal convento di S. Caterina, assieme al Redentore (09/00235646) e ad altri marmi non specificati. L'opera venne collocata fin dall'origine nel corridoio sud, sopra il sarcofago antico VI (A 9 est.), come base per la cosiddetta S. Chiara (09/00235661). Nel 1935 può forse essere riconosciuta tra i capitelli citati nel Museo dell'Opera: dopo la guerra è rimasta nei depositi dell'Opera fino alla sua esposizione alla mostra Niveo de Marmore (SARZANA 1992). Le note di Lasinio (1833, 1923) concordano nell'indicare che il capitello gli venne donato dal maestro di casa dell'Arcivescovo quando già si trovava ne l giardino arcivescovile; la sua collocazione originaria era nel "convento (ora Seminario) di S. Caterina". Considerato opera del IX o X secolo de i commentatori ottocenteschi, fuorviati probabilmente dalla bizzarra iconografia, fu riportato alla scuola pisana del XIV secolo da Papini. Solo recentemente, ad opera di Max Seidel, si è giunti ad uno studio più analitico del pezzo. Lo studioso tedesco ha collegato fra loro quest'opera pisana e un capitello frammentario con teste e simboli degli Evangelisti conservato nel Liebieghaus di Francoforte (n. inv. 776a), il quale lo acquistò sul mercato fiorentino assieme ad una base di colonna. L'appartenenza ad un medesimo complesso è assicurata dalle dimensioni, dalla struttura e dallo stile esecutivo. Sulla base delle indicazioni lasiniane relative all'opera già in Camposanto, Seidel ha potuto identificare i capitelli come frammenti di quel ".... Claustro grande, il cui loggiato intorno in forma quadrata era sorretto da colonne di marmo bianco con bei capitelli, adorne le mura di Pisane Pitture de' primi anni del secolo XIV" (Da Morrona) sciagu ratamente demolito fra il 1785 e il 1787 per la costruzione del nuovo Seminario, tuttora esistente a fianco, della chiesa pisana di S. Caterina. Secondo la Chronica cateriniana di Fra' Domenico da Peccioli il chiostro sarebbe stato iniziato dal Priore Bartolomeo Dal Cantone e un lato sarebbe stato finanziato dal Priore Jacopo Donati; questi fatti sono situabili fra il 1323 e il 1326. Un'altra fonte del convento, gli Annales cinquecenteschi del Manandro, pone però la conclusione del lavoro solo nell'anno 1342, al tempo di uno dei priorati di Marco Roncioni. Il chiostro è citato in termini altamente laudativi già nella Chronica, "nostri claustri Pisani marmorei admirandum omnibus opus", "latus claustri ... laudabili sculptura perfectus", e la sua distruzione rappresenta una delle perdite maggiori per il patrimonio scultoreo pisano del Trecento e per la conoscenza delle ricche committenze artistiche dei Domenicani pisani nella prima metà del secolo. Seidel ha attribuito il capitello di Francoforte a Giovanni di Balduccio, attraverso precisi confronti con opere autografe del maestro situabili cronologicamente fra il 1330 e il 1335; per il capitello pisano lo studioso si mostrava più titubante, a causa di una maggiore rigidità e schematicità delle forme, proponendo infine di scorgervi lo scultore pisano in una fase anteriore della sua produzione, attorno al 1325. La proposta attributiva di Seidel può essere tranquillamente accolta; si può sottolineare che il recente restauro, eseguito per 1'esposizione sarzanese "Niveo de Marmore", ha evidenziato nel capitello pisano una qualità maggiore di quella percepibile in precedenza, e una vicinanza tale ai modi balducceschi da fugare ogni dubbio attributivo; rimane possibile una certa distanza cronologica nell'esecuzione dei due pezzi. L'importanza del chiostro di Santa Caterina per la scultura pisana e per la carriera di Giovanni di Balduccio è destinata ad assumere una maggiore evidenza critica qualora sia possibile accertare la pertinenza a quel complesso di altri capitelli erratici, in particolare quello con teste di Frati (09/00235685) e i capitelli reimpiegati di Pontasserchio (v. ibid.), tutti da ricondurre comunque alla produzione della bottega balduccesca.

Soggetto:

Green-man e quattro teste virili

Estensione:

altezza: cm 28; larghezza: cm 32; diametro: cm 19

Materia e tecnica:

marmo

Data di creazione:

sec. XIV; 1325

Ambito geografico:

Museo Nazionale di S. Matteo, Museo Nazionale di S. Matteo, Lungarno Mediceo, Pisa (PI), inv.

immagine

Condizioni d'uso della risorsa digitale:
Con attribuzione, no opere derivate, senza riuso commerciale
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Riferimenti

È riferito da: Scheda ICCD OA: 09-00235683

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Fonte dati

MuseiD-Italia / Museo Nazionale di San Matteo

Identificatore: work_57260

Diritti

Detentore dei diritti: proprietà privata, Opera del Duomo

Condizioni d’uso del metadato: Pubblico dominio

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