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Madonna seduta su trono e Santi

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Polittico

Tipo:

Opere; Polittico; Oggetto fisico; Scuola bizantina

Categoria:

Opere d'arte visiva

Autore:

Ambito italo-greco

Sul polittico di Santa Maria di Maniace, parzialmente smembrato e mutilo di una delle ante laterali, non sono state in atto reperite fonti documentarie che consentano di ricostruirne cronologia e vicende storiche; le poche notizie sull'opera si ricavano da descrizioni, talora imprecise, contenute in fonti bibliografiche locali e in parte tratte da documenti comunque non anteriori al XVIII secolo. Il "quadro alla greca, piramidale, e pittura dentro alla latina" è infatti citato per la prima volta in una relazione dell'abate del monastero di S. Maria di Maniace Gregorio Sanfilippo, pubblicata dallo storico brontese radice; scritta per la regia visita di Monsignor De Ciocchis del 1741-1742, essa ricostruisce l'antico stato delle fabbriche del monastero precedentemente al 1693, anno del terremoto che provocò il crollo della parte absidale della chiesa e gravi danni agli edifici, costringendo i monaci a trasferirsi a Bronte. secondo quanto riportato dall'abate, il polittico era in origine collocato sull'altare maggiore, posto a sua volta sotto l'arco maggiore d'accesso al presbiterio; in alto era una croce pensile, sostenuta da una trave che era stata rinnovata e innalzata all'altezza dei capitelli dopo la visita pastorale di Monsignor Daneo nel 1579 - il quale aveva disposto anche la ricostruzione dell'altare in fondo al coro - ma non risulta chiaro se già questa data il dipinto fosse all'interno della chiesa. La descrizione che segue attesta l'originaria composizione del polittico, costituito da una tavola centrale e da quattro ante laterali, ma è alquanto confusa nell'elencare sia le figure ritratte nelle ante sia quelle visibili nelle rispettive cuspidi: "detto quadro era dipinto in due ordini, in quello di sotto teneva, incominciando dalla man destra, e terminava dalla sinistra, 1. S. Antonio Abbate, 2. S. Agata vergine e martire, in mezzo la SS. Vergine col suo bambino lattante dalla parte destra 3. S. Lucia con la pisside in mano […] e sopra il patriarca S. Benedetto. in quello di sopra 1. S. Nicolò vescovo, 2. l'angelo Gabriello col motto Ave Maria gratia plena, nel mezzo vi era il titolo J.N.R.I. e sotto il crocifisso, a lato destro Maria Vergine, al sinistro S. Giovanni evangelista, ambi ai piedi di detto crocifisso, e Maria Vergine genuflessa colle braccia al petto, ed innanzi un libro in cui si legge, Ecce ancilla domini, fiat mihi secundum verbum tuum, un'eroe [!] vestito d'armi bianchi e porpora addosso con lancia in man destra, che si stima essere Guglielmo II [...]. a parte l'erronea identificazione del S. Giorgio con il re normanno, figlio di colei che aveva fondato l'abbazia, considerata la posizione dei personaggi nelle ante superstiti la sequenza risulta indicata come se si volgessero le spalle all'altare e si suppone che l'abate abbia invertito nella descrizione la posizione dell'anta raffigurante S. Agata, oggi perduta, con quella con S. Lucia, sulla cui cuspide è fra l'altro raffigurato l'angelo annunciante. Le descrizioni successive si devono al De Luca (1888) e ancora al radice (1924), i quali trascrivono in modo differente alcune delle iscrizioni presenti nelle tavole e vi leggono, ma in parti diverse, rispettivamente le date 1570 e 1555 (o 1557) e per il radice quest'ultima potrebbe indicare un rifacimento dei dipinti nella seconda metà del XIX secolo il polittico era stato sottoposto ad un intervento di restauro a cura di Alexander Nelson Hood, futuro quinto duca di Bronte, ed è possibile che le iscrizioni fossero allora maggiormente leggibili, se non ritoccate in quell'occasione secondo personali interpretazioni, ma sia alcune delle lettere sia numerose parole rimangono tuttora indecifrabili e non sono state individuate date. Nello stesso periodo il polittico risulta già smembrato e mutilo dell'anta con S. Agata e la tavola con S. Lucia, collocata in epoca ignota sulla parete di fondo della navata sinistra, viene considerata da radice addirittura come parte di un altro scomparso trittico. Le memorie del quinto duca di Bronte, scritte nel 1924, nella breve descrizione dei dipinti non aggiungono alcuna informazione: il duca confonde S. Lucia con S. Agata, legge a suo modo l'iscrizione sull'anta con S. Antonio Abate e infine definisce "deprecabile" il restauro che, secondo quanto riportato da De Luca, lui stesso aveva seguito. Ad esclusione di una recente guida del complesso abbaziale, in cui si suggerisce una datazione originaria ai secoli XI-XII, il problema della cronologia del polittico e della sua attribuzione è del tutto ignorato dalle fonti, in quanto l'opera viene genericamente ascritta a "Scuola bizantina" o definita di "stile gotico". Solo il Bilardo, in uno scritto del 1998 sull'arte dell'area dei Nebrodi, pur non proponendo datazione ha escluso che si tratti di un'opera dei secoli XI-XIII, avanzando l'attribuzione ad un pittore italo-greco di epoca più tarda. In effetti, l'attuale aspetto del polittico e le poche notizie disponibili rendono difficile formulare ragionevoli ipotesi sulla datazione medievale: I probabili numerosi interventi di restauro e ridipintura succedutisi nei secoli, hanno determinato modifiche stilistico-compositive della figurazione e forse anche della costituzione materiale dell'opera. Questa presenta infatti caratteri eterogenei rappresentati da un lato da elementi tardo-gotici - struttura e forma, fondo oro, prospettiva empirica del trono – e dall'altro stilemi derivati da modelli quattrocenteschi, evidenti nel panneggio delle vesti di S. Lucia e nella presenza della campitura scura che corre in basso, peraltro sfalsata tra la tavola centrale e le laterali, a definire il podio ed a rinforzare il senso di profondità dello spazio occupato dalle figure. È impossibile stabilire le circostanze e l'epoca degli interventi che hanno prodotto il risultato oggi visibile, ma, in particolare, il restauro ottocentesco, l'unico di cui si abbia testimonianza, sembra essersi tradotto in un integrale rifacimento, con l'apposizione di un pesante strato pittorico ad olio, sotto il quale si individuano limitate zone apparentemente preesistenti (una delle mani di ciascun santo monaco e la crocifissione sulla cuspide centrale?) e che il restauro del 1993 ha ritenuto opportuno non rimuovere, limitandosi ad una pulitura della superficie e all'integrazione delle dorature e delle lacune della figurazione, alcune delle quali abbastanza vaste. L'osservazione a distanza ravvicinata del polittico ha permesso di rilevare che tutte le figure appaiono in gran parte ridipinte con una fattura particolarmente grossolana nei volti, nei particolari di alcuni abbigliamenti e nella definizioni dei contorni di figure e oggetti. Le zone corrispondenti ai sai dei santi monaci, soprattutto nel S. Antonio Abate, presentano una superficie molto rovinata, coperta da un colore privo di modulazioni chiaroscurali; la doratura delle tavole appare in gran parte ricostituita e presenta una punzonatura con rozzi elementi decorativi. Le aureole, infine, sono delineate con incisioni circolari eseguite sul fondo oro in modo impreciso, che nella S. Lucia delineano anche brevi tratti radiali interni. L'imperfetta chiusura delle ante sulla tavola centrale conferma che esse, come suggerito sia dalla testimonianza dell'abate Sanfilippo sia dai soggetti raffigurati, costituivano in origine le estremità laterali del polittico; eventuali elementi divisori lignei tra le ante potrebbero aver completato la struttura. L'osservazione del supporto, infine, crea ulteriori dubbi sulla datazione originaria, che potrebbero essere chiariti attraverso idonee indagini strumentali. L'inusuale legno di abete utilizzato si presenta complessivamente in buono stato di conservazione, ad esclusione di alcune fenditure sanate con inserti in noce nell'ultimo restauro, mentre una delle traverse dell'anta destra, forse dello stesso legno, appare in avanzato stato di degrado, attaccata da termiti e fissata con chiodi ribattuti nella parte anteriore. La giunzione delle assi nelle ante laterali e nella cuspide centrale, visibile nella parte anteriore, non è sempre rilevabile nel retro; lo spessore delle tavole, trattato con gesso e colla e dipinto con pigmento ocra in accordo cromatico alla doratura, non evidenzia comunque alcuna traccia di rinforzo del supporto con un nuovo strato ligneo.
Polittico mutilo e parzialmente smembrato, costituito da elementi di forma rettangolare cuspidata profilati a rilievo; la tavola centrale e i tre sportelli laterali recano figurazioni su due registri, divisi da cornici trilobate a profilo convesso in legno dorato.

Soggetto:

Madonna seduta su trono e Santi
Raffigurazione della Madonna seduta su trono marmoreo, di una figura barbuta di santo in abiti vescovili, di un santo con saio reggente un pastorale e un libro chiuso, di una figura femminile con coppa contenente gli occhi e la palma del martirio.

Materia e tecnica:

Legno/ intaglio/ pittura a olio/ doratura

Data di creazione:

1400 - 1499, Sec. XV 1741 - 1741, Sec. XVIII, Secondo quarto 1873 - 1888, Sec. XIX, Seconda metà; 1400 - 1499; 1741; 1873 - 1888

Ambito geografico:

Chiesa Santa Maria di Maniace, Contrada Erranteria, Maniace, Bronte (CT), Sicilia - Presbiterio, parete di fondo, navata laterale sinistra, parete di fondo,inv. 286

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È riferito da: scheda iccd OA: 19-00284783-A-0

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Fonte dati

MuseiD-Italia / Collezione storico artistica della Ducea di Nelson

Identificatore: work_68724

Diritti

Diritti: Comune di Bronte

Detentore dei diritti: Proprietà Ente pubblico territoriale

Condizioni d’uso del metadato: Pubblico dominio

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