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Fate

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Fate

Tipo:

Testo
Tipo di scheda: Beni Demoantropologici Immateriali

Categoria:

Beni immateriali della tradizione e del folklore

Autore:

cultura contadina

Gli esseri fantastici definiti fate sono descritti nella tradizione locale come giovani donne avvenenti dotate di poteri straordinari che possono essere sia benefici che malefici in rapporto agli esseri umani. Il tratto caratterizzante dei loro convegni è la danza e la localizzazione silvestre dei loro nascondigli, il più delle volte indicati in precise località della zona. A differenza delle narrazioni sulle streghe, sono menzionate raramente trasformazioni in animali. Non si riferisce mai di trasformazioni di donne umane in fate. Nell'intervista che segue è sottolineato il fascino ammaliatore delle fate e la danza come linguaggio privilegiato non verbale di comunicazione con gli esseri umani. Si parla di trasformazioni in animali per sfuggire all'inseguimento dei giovani ammaliati. Interessante il riferimento al romanzo cavalleresco di Andrea da Barberino `Guerin Meschino`(sec. XIV), la cui circolazione folklorica è nota. Mio padre da giovane faceva l'amore sulla montagna, a Scalelle, verso Pretare. Scalelle, Ilaura, Abetito, Rocchetta, Poggetto erano questi i paesi. La sera andava a ballare nelle case dove si radunavano i giovanotti del paese, tutti insieme trenta quaranta ragazzi tutti vestiti per bene tutti scalzi. Venivano a ballare delle donne di fuori, bellissime, che nessuno conosceva, tutte vestite per bene, che ballavano scalze con loro. Erano le fate che quando ballavano gli scrocchiavano le gambe. Ballavano con tutti le danze larghe, non quelle strette e non ci si poteva parlare né toccarle. Ballavano il saltarello, la tarantella. Quando uscivano i giovani dicevano:"Dobbiamo andare a vedere chi sono, da dove vengono".Allora le seguivano ma quando arrivavano sotto al Vettore queste fate diventavano chi serpe, chi rospo, chi lupo e sparivano. Erano ombre. Arrivavano dal montagnone ma non si è saputo mai da dove. Quando mio padre andava lassù e tornava a casa lo accompagnavano e gli tenevano compagnia ma poi sparivano. Dicevano che quelle erano le fate che stanno condannate sulla montagna delle fate come è raccontato nella storia del Meschino>

Soggetto:

letteratura orale non formalizzata

Provenienza:

Monsanpietro; rilevamento decontestualizzato; AP; Marche; Italia; Venarotta; localizzazione di rilevamento

Data:

2003/06/10

Fonte dati

Regione Marche / Beni Demoetnoantropologici Immateriali

Identificatore:
Codice univoco ICCD: 1100000013-3
1100000013-3

Diritti

Condizioni d’uso del metadato: Pubblico dominio

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