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Nettuno Pescatore

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Nettuno
dipinto

Tipo:

Opere; dipinto; Oggetto fisico

Categoria:

Opere d'arte visiva

Autore:

Savinio Alberto (1891 - 1952)

Andrea De Chirico, in arte Alberto Savinio, nasce ad Atene nel 1891. Nel 1910 è a Parigi, dove frequenta illustri esponenti dell'avanguardia di quegli anni (Breton, Picasso, Apollinaire). Nel 1916, a Ferrara, entra in contatto con gli artisti metafisici di cui diviene il più acuto teorico. Musicista, scenografo, scrittore e critico d'arte, inizia a dipingere relativamente tardi, ma intorno al 1925 diviene un protagonista tanto da aggiudicarsi un contratto con la mercante parigina Jeanne Castel, di cui è celebre il ritratto (1929). La prima mostra personale ha luogo nel 1927 nella prestigiosa Galleria Bernheim ed è presentata da Jean Cocteau. Savinio dovrà attendere oltre un decennio per ottenere una grande mostra a Milano (1940). La sua attività pittorica riferibile al surrealismo fu in realtà intesa soprattutto a dar forma ai due principi fondamentali della poetica metafisica: la la "spettralità" e l'"ironia". L'opera della Collezione Carime fu esposta per la prima volta alla personale romana di Savinio curata da De Libero presso la Galleria Sabatello di Roma nel 1934. Il dipinto risale, con ogni probabilità al 1932, all'indomani del soggiorno parigino dell'artista. Lo stesso tema mitologico era stato affrontato da Savinio in due dipinti precedenti databili rispettivamente al 1931 (Neptune, olio su tela, 27 x 35 cm, collezione privata) e 1932 (Nettuno, tempera su tela, 46 x 52,5 cm, collezione privata). Nel Racconto "Walde Mare", pubblicato nel 1943 nella Raccolta "Casa La Vita", in cui compaiono diversi disegni tra cui il Nettuno Pescatore, Savinio descrive così l'opera: " (...) Nei pomeriggi d'estate, quando il sole calava all'orizzonte e sulla terra le ombre diventavano sempre più lunghe (... ) Nettuno sbarcava sul molo e andava a sedersi al Caffè Lubiè per godersi un po' di fresco (...)". La figura di Nettuno dalla testa di pesce giganteggia, nel dipinto, con una tensione michelangiolesca e trascina con fierezza i suoi trofei marini nella piccola rete. "(...) Il mare è tutt'altro che infecondo: è fecondissimo anche se di mostri. Del resto quanto più grande è la fecondità, tanto più essa è generatrice di mostri: i tipi più puri e perfetti sono l'ultimo conto della fecondità e frutti di una condizione molto più vicina alla sterilità. (...)", scriveva alla voce "Mare" pubblicata inj "Nuova Enciclopedia". Il Dio diviene, così, personificazione del mare attraverso un gioco di affinità e relazione che caricano l'immagine di una profonda valenza surreale. L'ironia di Savinio è esplicita in quest'opera, dove il contrasto tra il corpo della divinità, modellato in maniera accademica, e la testa, dai colori brillanti a tempera, genera sorpresa e stupore.
Il dipinto raffigura il dio del mare Nettuno nel mezzo di una stretta via, con alle spalle alcune abitazioni, dalla quale s'intravede appena la presenza dell'acqua.

Soggetto:

Nettuno
Personaggi: Nettuno. Attributi: (Nettuno) rete con pesci.

Estensione:

altezza: cm. 61.5; larghezza: cm. 49; altro: cm. Con cornice: MISA 68 MISL 55.

Materia e tecnica:

carboncino/ pastelli/ pittura a tempera

Data di creazione:

1932 - 1932, sec. XX, prima metà; 1932

Ambito geografico:

Galleria Nazionale, Via Gian Vincenzo Gravina, Cosenza (CS), Calabria - Italia

immagine

Condizioni d'uso della risorsa digitale:
Con attribuzione, no opere derivate, senza riuso commerciale
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Riferimenti

È riferito da: scheda iccd OA: 18-00133757

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Fonte dati

MuseiD-Italia / Galleria Nazionale

Identificatore: work_39257

Diritti

Diritti: Banca Carime

Detentore dei diritti: proprietà privata

Condizioni d’uso del metadato: Pubblico dominio

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