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Noli me tangere; San Michele Arcangelo, San Domenico, San Francesco, San Paolo, San Pietro, San Giovanni Battista, Madonna.

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candelabro

Tipo:

Opere; candelabro; Oggetto fisico

Categoria:

Opere d'arte visiva

Autore:

Cecco di Pietro

Il candelabro poggia su un piedistallo tripartito, decorato su ciascuna faccia con un motivo vegetale a doppia voluta. Su di esso s'erge un'asta di ferro che si conclude con un tempietto ottagonale ligneo sormontato da un pinnacolo, la cui base superiore contiene il puntale per il cero. Ogni faccia del tempietto termina con un timpano a cornice fiammata nel quale è dipinta su fondo oro una coppia di cherubini. All'interno di ogni faccia è ricavata un'arcatella a sesto acuto, che inquadra un personaggio o scena dipinti su fondo oro.
Il candelabro era destinato ad ospitare il cero pasquale che veniva benedetto durante la veglia del Sabato Santo e la presenza del Noli me tangere si collega perfettamente all'uso dell'oggetto nell'ambito della liturgia pasquale. L'opera proviene dal convento domenicano di Pisa; quindi con tutta probabilità essa era destinata alla chiesa di San Domenico, come peraltro lascia pensare la presenza di San Domenico tra i Santi dipinti. La Chiesa di san Domenico fu fondata nel 1382 da Pietro Gambacorti, il quale la donò alla figlia Chiara, che era una suora domenicana:dunque il candelabro fu commissionato dopo questa data. Ancora ai tempi del Bellini Pietri (1906) il candelabro veniva riportato nella Chiesa di san Domenico per il periodo liturgico compreso tra il Sabato Santo e l'Ascensione. Va sottolineato che ci sono rimasti pochissimi altri casi di candelabri decorati con pitture: un altro esemplare, che si conserva nella Abegg-Stiftung di Berna, è attribuito al pittore senese Lippo Vanni, attivo nella seconda metà del XIV secolo (Brandi 1975). Tuttavia tra il candelabro del Vanni e quello pisano vi sono notevoli differenze (Savettieri 1999): quello senese, interamente in legno, presenta una forma più semplice: è costituito da un piedistallo dorato, sormontato da un'asta lignea decorata con pitture, che si conclude con un capitello dorato sulla cui base è posto il puntale. Il fusto del candelabro è per buona parte ricoperto da decorazioni astratte e solo nella parte terminale sono rappresentate delle figure sacre: le Virtù Cardinali e i quattro Santi protettori di Siena. Il candelabro pisano ha una invece struttura più complessa, determinata dal tempietto ottagonale, con i personaggi dipinti entro le arcatelle, che conferisce all'oggetto un aspetto più monumentale e quasi architettonico. Anche a livello iconografico vi sono diversità motivate dalla differente destinazione dei candelabri. Infatti quello senese, che con la raffigurazione dei Santi protettori (nonché di stemmi di Siena) rivela una connotazione "civica", era probabilmente destinato alla Cappella dei Nove in Palazzo Pubblico a Siena (Brandi 1975). D'altro canto il candelabro pisano ha un'iconografia non propriamente "civica". L'opera - attribuita da Grassi (1838, II) e Bellini Pietri (1906) a Benozzo Gozzoli - è stata recentemente riferita a Cecco di Pietro (Burresi 1986): essa mostra infatti affinità stilistiche con altri dipinti da lui firmati o a lui attribuiti. Il confronto più immediato pare quello con i santi dipinti su due strutture poligonali (Pisa, Museo di San Matteo), che probabilmente costituivano le basi del polittico di Agnano. In questa come in altre opere di Cecco di Pietro affiora la sua cifra stilistica, basata su un'equilibrata compenetrazione dei valori cromatici e lineari della pittura senese con la plasticità e la solidità volumetrica di matrice giottesca.

Estensione:

altezza: cm 150

Materia e tecnica:

legno/ intaglio; legno/ doratura; legno/ pittura a tempera

Data di creazione:

sec. XIV; 1300 - 1399

Ambito geografico:

Museo nazionale di S. Matteo, Piazza S. Matteo in Soarta, Pisa (PI), inv. 4918

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Riferimenti

È riferito da: Scheda ICCD OA: 09-00528921

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Fonte dati

MuseiD-Italia / Museo Nazionale di San Matteo

Identificatore: work_57315

Diritti

Detentore dei diritti: proprietà Stato, Museo nazionale di S. Matteo

Condizioni d’uso del metadato: Pubblico dominio

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