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Cavallo

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Tipo:

Opere; decorazione dipinta; Immagine fissa

Categoria:

Pittura

Autore:

Pippi Giulio detto Giulio Romano

La celebrazione dei cavalli gonzagheschi si esprime nei ritratti di sei esemplari lungo le pareti dell'ambiente maggiore del palazzo del Te, adibito a funzioni pubbliche e di rappresentanza cerimoniale. La stessa tematica era comparsa nella decorazione del palazzo gonzaghesco di Marmirolo e sarà riaffrontata dall'equipe giuliesca nell'appartamento di Troia di Palazzo Ducale a Mantova. Coltivato fin dai tempi di Ludovico II e destinato a durare fino a Ferdinando Carlo, decimo e ultimo duca, il mito dei cavalli gonzagheschi trova in Federico II un appassionato cultore, anche in virtù dell'amore già manifestato dal padre di lui, Francesco II, verso tali animali, vanto del casato e oggetto di prestigiosi doni ai regnanti europei. Gli animali dipinti nella sala di Palazzo Te non sono generiche raffigurazioni di cavalli ma veri e propri ritratti, come testimoniano i nomi iscritti, ancor oggi visibili, al di sotto di due di essi: Dario è il secondo cavallo della parete nord, Morel Favorito il secondo della parete sud. La testimonianza grafica di Ippolito Andreasi (cfr. Belluzzi 1998, pp. 366-368, figg. 215-217) permette di risalire al nome, perduto, di altri due cavalli: Glorioso, dipinto sulla parete ovest, e Bataglia, il primo della parete nord . Sconosciuti sono i nomi dei restanti due destrieri. I cavalli sono privi di sella, ma dotati di briglie, morsi e altri paramenti decorativi: gli esemplari dipinti lungo le pareti maggiori, in particolare, hanno il capo ornato da vivaci pennacchi. L'osservazione a luce radente ha permesso di individuare, sulla coscia dei destrieri dipinti sulle pareti corte, le incisioni indirette relative a un marchio di proprietà - certamente dipinto a secco e oggi perduto - costituito dalle lettere capitali "FE" entro una losanga sormontata dalla lettera capitale "M". Il cavallo ritratto sulla parete orientale presenta anche un marchio minore - una lettera capitale "G" - sulla ganascia. Lo sfondo delle figure è rappresentato da vedute di paesaggio: al di sopra del dorso del cavallo si apre il cielo, talora solcato dalle fronde di alberi; sotto il profilo dell'addome si apprezzano brani di natura abitata: profili di città e paesi si accompagnano, quasi sempre, a specchi lacustri e aperture su montagne azzurre in lontananza; si individuano, talora, figure umane e animali. L'alta qualità pittorica espressa nelle immagini dei cavalli - che, salvo l'animale dipinto sulla parete d'ingresso, mostrano tuttora il ricercato gioco di chiari e di scuri, di zone lucide e opache nel pelame - ha portato Oberhuber (1989) a ipotizzare l'intervento diretto di Giulio Romano. Come evidenzia Belluzzi (1998), è assai probabile che il Maestro - il quale, secondo la testimonianza di Vasari, affidò a Benedetto Pagni e Rinaldo Mantovano l'esecuzione dei cavalli su propri cartoni - abbia comunque preso attivamente parte alla realizzazione degli animali. La tecnica di riporto del disegno basata sull'uso di cartoni è ampiamente confermata dalle numerose incisioni indirette osservate sugli animali: a definizione dei particolari del muso, criniera e coda, della marezzatura del pelame, degli zoccoli e, infine, di briglie, morso e altri particolari accessori. Il corpo dell'animale risulta sempre realizzato in una sola giornata, il cui giunto corre precisamente lungo il profilo dell'animale. Il cavallo taglia in due giornate distinte (sopra e sotto il proprio corpo) il paesaggio retrostante che, in tutti i casi, è frutto di una stesura successiva di intonaco sopra una decorazione ad affresco preesistente: le tracce di colore rosso visibili lungo il profilo del corpo dell'animale, all'attacco delle giornate del paesaggio, e ai bordi del riquadro sono state interpretate da Basile (1994) come probabile testimonianza di una precedente decorazione a finta specchiatura marmorea, dovuta a un primo momento dell'ideazione giuliesca. L'autore o, più probabilmente, gli autori dei paesaggi, non definibili su base documentaria, sono comunque da individuare tra le personalità che, nel cantiere del Te, risultano impegnate nella realizzazione di tali soggetti: i nomi potrebbero essere quelli di Anselmo Guazzi e Agostino da Mozzanica - già autori dei paesaggi della Camera di Ovidio e figure citate espressamente da Oberhuber (1989) in relazione ai paesaggi della Sala dei Cavalli -, di Fermo Ghisoni o Luca da Faenza. Quasi tutti i cavalli soffrono la perdita di finiture a secco; il muso del cavallo dipinto sulla parete ovest è in gran parte frutto dello stesso restauro settecentesco responsabile della realizzazione ex novo della vicina statua di Marte; il cavallo dipinto sulla parete orientale è caratterizzato, come altre estese parti vicine, da un fenomeno di sollevamento della pellicola pittorica dato da subflorescenze saline.

Soggetto:

ritratto
Cavallo

Estensione:

altezza: cm 240

Materia e tecnica:

affresco

Data:

1525

Data di creazione:

1525 ca. - 1526 ca.; sec. XVI, secondo quarto; 1525 - 1526

Data di modifica:

1920; 1988 - 1989

Ambito geografico:

Museo Civico di Palazzo Te, Viale Te, 13 - Mantova (MN), Italia - proprietà Comune di Mantova

immagine

Condizioni d'uso della risorsa digitale:
Con attribuzione, no opere derivate, senza riuso commerciale
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Riferimenti

È riferito da: scheda ICCD OA: 0302128999-11

È incluso da: Vedi la risorsa contenente

Fonte dati

MuseiD-Italia / Giulio Romano - Complesso decorativo di Palazzo Te - collezione

Identificatore: work_6488

Diritti

Condizioni d’uso del metadato: Pubblico dominio

  • Scheda dati xml Pico
  • Mets
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