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reliquario del libretto

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reliquiario

Tipo:

Opere; reliquiario; Oggetto fisico

Categoria:

Opere d'arte visiva

Autore:

bottega francese

Il "Libretto" fu eseguito negli anni Sessanta-Settanta del Trecento per contenere le reliquie della Passione, custodite nella Sainte-Chapelle fondata nel 1242 da Luigi il Santo. Il primo studioso che si è occupato integralmente delle vicende del "Libretto" e della sua esecuzione è il Poggi (1916) che riporta alcune notizie su Carlo V re di Francia dal1364 al 1380, committente dell'opera. Utilizzando le informazioni desumibili dagli inventari, lo studioso ha proposto una datazione del "Libretto" verso il 1370, nello stesso periodo in cui Carlo V aveva dimostrato un'interesse particolare per le reliquie della Saint-Chapelle. Come ci informa l'iscrizione sul retro del prezioso contenitore, esso fu donato da Carlo V al fratello Luigi, primo duca d'Angiò, effigiato insieme alla moglie Marie de Blois su una delle due miniature che ricoprono la lamina d'oro incernierata allo scomparto centrale. Più tardi il "Libretto" ricompare nell'inventario delle "gioie et altre cose di valuta" di Piero di Cosimo de' Medici del 1464 e in quello redatto dopo la morte di Lorenzo de' Medici nel 1492. E' difficile spiegare la presenza di questo oggeto a Firenze nel tesoro dei Medici. E' probabile che esso sia giunto in Italia con lo stesso Luigi d'Angiò, chiamato dalla regina Giovanna come successore al trono del Regno di Napoli. L'opera sarebbe rimasta in Italia dopo la morte di Luigi nella battaglia di Bisceglie avvenuta nel 1384. Non sappiamo come il reliquiario sia giunto nelle collezioni medicee, da cui uscì dopo il 1492. Dagli Spogli Strozziani sappiamo che nel 1495 l'Arte di Calimala acquistò il reliquiario dal cardinale di Siena Francesco Piccolomini (futuro Pio III), per mezzo dell'intermediario Taddeo di Agnolo Gaddi. Dopo che il libretto fu comprato dall'Arte di Calimala se ne propose in un primo momento la divisione in tanti piccoli frammenti; successivamente si decise di collocarlo in una teca commissionata nel 1500 a Paolo di Giovanni Sogliani. Stilisticamente il libretto può essere avvicinato ad altri polittici in argento dorato come quello con scene della passione di Salzbourg e il dittico del Louvre. In particolare il secondo presenta gli stessi archetti trilobati e le montature di perle e di pietre preziose del "Libretto".
Il reliquiario, detto "del Libretto", si presenta come un piccolo polittico d'oro formato da ante incernierate in grado di chiudersi 'a libro'. In esse una successione di archetti gotici sovrapposti custodiscono settandue reliquie di santi protette da una pellicola di mica. Nel vano centrale, incorniciato da due file di quattro perle e tre rubini balasci, sono riposte invece reliquie inerenti la Passione di Cristo entro ricettacoli sagomati e protetti da sottili lastrine di cristallo di rocca. Le due facce estreme degli sportelli mostrano un seminato di fleurs de lis dentro losanghe, ricavati in oro su fondo scuro, simile al niello, mentre sul lato posteriore è incisa una iscrizione in francese. Su una lamina fissata allo scomparto centrale mediante due cerniere e richiudibile a ribalta su di esso sono applicate due miniature su pergamena raffiguranti sulla faccia interna il Crocifisso con la Madonna, san Giovanni Evangelista e santa Maria Maddalena, e su quella esterna la Trinità con sotto i probabili ritratti di Luigi duca d'Angiò e di sua moglie Marie de Blois.

Estensione:

altezza: cm 7.5; larghezza: cm 24.4; profondita': cm 1.5; altro: cm MISA 7.5; MISL 6; MISP 2 (chiuso)

Materia e tecnica:

oro/ fusione/ incisione/ traforo/ niellatura; smalto; perla; rubino; pergamena/ miniatura

Data di creazione:

1360 - 1370, sec. XIV; 1360 - 1370

Ambito geografico:

Palazzo dell'Opera del Duomo, Firenze (FI)

immagine

Condizioni d'uso della risorsa digitale:
Con attribuzione, no opere derivate, senza riuso commerciale
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Fonte dati

MuseiD-Italia / Palazzo dell'Opera del Duomo

Identificatore: work_69103

Diritti

Diritti: Opera di S. Maria del Fiore

Detentore dei diritti: proprietà privata

Condizioni d’uso del metadato: Pubblico dominio

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