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corona votiva

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Tipo:

Opere; corona votiva; Oggetto fisico

Categoria:

Opere d'arte visiva

Autore:

botteghe granducali fiorentine

Lo splendido gioiello a forma di corona granducale con puntali e gliglio fiorentino, venne donato alla Madonna di Monsummano dal Granduca Cosimo II, nel giugno del 1609, pochi mesi dopo la morte del padre, Ferdinando I, seguendo il desiderio del defunto di fare un "voto" per la sua guarigione. Il documento che registra la partenza del monile dalla Guardaroba, per ordine di Cosimo II, il 2 giugno 1609, ne riporta la complessa fattura e il numero delle pietre e i loro nomi: "Una corona d'oro riportata sopra rame legatovi in castoni d'oro 3 Topazzi e uno grande, a 8 faccette, e dua altri un po' minori, 6 Granati a 8 facce e acque marine, 5 Grisopazzi, 7 Zaffiri nelli Gigli, n. 6 Ametiste, due Grisolodi tramezzati con due fregi nel mezzo della Cornice di Smeraldi, Girasoli, e turchine, che n. 12 turchine, 30 Girasoli e 16 Smeraldi con cornici intorno a' esse, Castoni di filo d'oro smaltati di più colori, e sopra un Giglio in mezzo a due mezzi Gigli, di filo d'oro smaltati legatovi in Castone dieci delle su dette pietre, e tramezzate con due stelle d'oro, con 17 pietre di Berilli per ciascuna con sua Catenuzza di rame dorata e da rovescio scrittovi il nome della F(elice) M(emoria) del Granduca Ferdinando che s'è voto di farli questo regalo al Precettore della lingua Greca del Sig.re Don Francesco e Don Carlo donatoli q.o dì 4 di giugno" (in "Pistoia città" 1980, pp. 275, 287, doc. 1). Questo precettore di lungua greca, citato nel documento e da identificare nel dottor Corsiero, potrebbe essere stato, secondo Paolucci (in "Il Seicento Fiorentino", II, 1986, p. 468), "il testimone e il garante se non anche il persuasore, della promessa di donativo fatta dal Granduca Ferdinando alla Madonna Miracolosa della Fontenuova". E' conservata nella stessa filza anche la ricevuta degli Uffiziali dell'Opera del Santuario, alla consegna della corona, avvenuta il gioeno 8 giugno 1609: "Noi Michele di Tommaso Mariotti et da Pietro di Matteo Magrini feciamo ricevuta come Opera della Sa.ma Mad.a del conto suo stesso mano dal Ser.mo Gra. Ducha di Toscana una corona con Gioie et messa sopra testa di detta Sa.ma Ma.a quale è per voto del Ser.mo Gra. Ducha Ferdinado buona memoria, rechò Ms. Cosimo Latini per inventario". Si annota inoltre in data 19 giugno 1609: "La Guardaroba Gen.le la metta a Uscita e Donativi" (doc. 2). Paolucci (1976, pp. 23-27) ha rilevato per primo l'importanza di questo monile nel panorama orafo fiorentino dei primissimi anni del secolo sia per l'originalità del disegno che per la fattura finissima nell'esecuzione degli smalti bianchi, azzurri, verdi e violacei, alcuni traslucidi altri in pasta opaca punteggiata di minuscole stelle e gigli d'oro, e per la sottigliezza della filigrana, oltre alla perizia delle innumerevoli saldature e persino per la raffinata dislocazione degli innesti meccanici che consentono di smontare la corona in tutte le sue parti. Inoltre riveste un'importanza storica particolare perchè essa è una derivazione libera, ma inconfutabile, dalla perduta corona granducale, il preziosissimo monile realizzato da Jaques Bilivelt tra il 1577 e il 1583, visibile ad esempio nel tratto di Cristina di Lorena dipinto da Scipione Pulzone intorno al 1590. Nel fastigio si presenta però variata rispetto alla corona granducale, costituita da una serie di punte ricurve disposte a ventaglio, e risolto invece qui mediante due grandi stelle con cristalli di rocca sfaccettati entro castoni d'oro che affiancano il giglio fiorentino (per l'iconografia della perduta corona granducale cfr. Fock, 1970). Nel 1979 la corona di Monsummano è stata sottoposta nei laboratori dell'Opificio delle Pietre Dure a un accurato intervento di restauro, nel corso del quale è stato ricostruito il castone mancante alla sommità del giglio a sinistra incastonandovi un acquamarina.
La corona è costituita da una spessa lastra di rame dorato a fuoco che sostiene una lamina d'oro filigranato e smaltato su cui posano, in castoni d'oro, numerose pietre preziose e semipreziose, estremamente varie per tipo, colore e dimensioni. Il documento pubblicato dal Bacci (1878), indica il numero e il tipo delle pietre: sette zaffiri, due grisoliti, sei amatiste, quattro giacinti, quattro acquamarine, due granati grandi, quattro granati piccoli, due topazi piccoli, un topazio grande, cinquataquattro smeraldi, turchesi e girasoli. In alto ottantasei pietre, senza contare i cristalli di rocca, armati in oro, delle due stelle a otto punte che fiancheggiano il giglio centrale.

Estensione:

altezza: cm 14.5; larghezza: cm 31

Materia e tecnica:

oro/ fusione/ laminazione/ cesellatura; rame/ doratura a fuoco; zaffiro/ sfaccettatura/ incastonatura; ametista/ sfaccettatura/ incastonatura; acquamarina/ sfaccettatura/ incastonatura; granato/ sfaccettatura/ incastonatura; topazio/ sfaccettatura/ incastonatura; smeraldo/ sfaccettatura/ incastonatura; smalto traslucido; smalto/ lavorazione a cloisonné; turchese/ cabochon; pasta vitrea; cristallo di rocca/ sfaccettatura

Data di creazione:

1608 - 1608, sec. XVII; 1608

Ambito geografico:

Osteria dei Pellegrini, P.zza F. Martini, 1, Monsummano Terme (PT) - Sala del Tesoro di Maria Santissima della Fonte Nuova

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Fonte dati

MuseiD-Italia / Osteria dei Pellegrini

Identificatore: work_69118

Diritti

Diritti: Parrocchia di S. Maria della Fontenuova

Detentore dei diritti: proprietà Ente religioso cattolico

Condizioni d’uso del metadato: Pubblico dominio

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