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elementi decorativi

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Tipo:

Opere; dipinto murale; Oggetto fisico

Categoria:

Pittura

Autore:

Bernardino di Stefano da Fossano detto Bergognone Bernardino

Nel Manoscritto Braidense si legge che "il suddetto Ambrogio Fossano con Bernardino suo fratello, hanno dipinto le volte della chiesa d'azuro et horo et altre fatture li anni 1492, '93, '94". In realtà, il Bergognone deve aver ricoperto un ruolo importante nell'ideazione complessiva della decorazione murale delle volte delle navate - così come di quelle del transetto - ma le differenze stilistiche delle varie parti rivelano che l'esecuzione venne affidata a più artisti di diversa formazione. La decorazione è stata concepita in modo unitario e si adatta alla struttura architettonica che la ospita, sia assecondando il gioco dei costoloni e delle campate, con un'alternanza del motivo a stelle su fondo azzurro e di partiti geometrici, sia accompagnando il passaggio dal paramento murario in pietra alle vele attraverso il finto bugnato delle lunette delle pareti perimetrali. Lungo le nervature corrono fasce ornamentali, a sottolineare lo sviluppo ascendente delle volte gotiche. Alla base dei pennacchi delle vele della navata centrale si inseriscono tondi con busti di Profeti, mentre sugli archi trasversali che separano le campate delle navate laterali si trovano tondi con figure di Sante martiri e un Vir dolorum. Ogni santa è connotata dal suo tipico attributo. In queste figure è stata riconosciuta la mano di Iacopino de Mottis (a esclusione delle Sante degli archi di sostegno confinanti con il transetto di entrambe le navate, probabilmente opera di un maestro meno abile forse autore anche di due tondi della campata esterna del transetto sinistro e della finta finestra dipinta nello stesso lato), per le strette analogie con il trittico di Susa, soprattutto per quanto riguarda le Sante Elena e Apollonia. Rispetto all'opera susina, le figure della Certosa rivelano tuttavia una maggiore modernità, evidente nella monumentalità dei corpi e sicurezza con cui le Sante si inseriscono nello spazio dei tondi. Tali novità devono essere state suggerite al de Mottis dalla lezione di Leonardo e forse dalla conoscenza dei primi progetti per il Cenacolo. Sant'Eufemia in particolare sembra rimandare alla "gran dolcezza d'ombre" perseguita dal maestro di Vinci e dai suoi allievi. Per quanto riguarda i Profeti della navata centrale, è invece palese la maggiore caratterizzazione espressiva , derivata dai modelli di Bramante (come gli Uomini d'arme di casa Panigarola, oggi a Brera) e di Bramantino. Rispetto a tali modelli, i Profeti sembrano connotati da un più forte realismo nei volti e da una resa più rapida delle pieghe delle vesti. Secondo R. Battaglia (1998), l'autore di questi tondi sarebbe lo stesso artista (definito "maestro bramantesco") che nel transetto sinistro aveva realizzato gli angeli reggifestone e gli apostoli (vi sarebbero strette analogie ad esempio tra il profeta Isaia e San Matteo e tra Giacobbe e l'apostolo Taddeo), anche se nei Profeti sembra esservi una maggiore monumentalità e dilatazione dei corpi nello spazio. Questo artista è stato identificato dalla stessa studiosa nel pittore Pietro da Velate, documentato in Certosa in relazione alle tarsie del coro dei monaci, con cui i Profeti avrebbero diverse analogie e condividerebbero una medesima matrice bramantesco-bramantiniana. Una recente ipotesi (M. G. Albertini Ottolenghi, 2010) vi vede invece proprio il cognato di Bramantino, Cristoforo de Vulpis, che si suppone attivo in Certosa attorno al 1490 forse insieme al Bramantino stesso. Tuttavia, già S. Buganza (1997) e ultimamente B. Bentivoglio Ravasio (2011) propendono per un'identificazione del maestro bramantesco in Bernardino Bergognone, fratello del più celebre Ambrogio, insieme al quale viene nominato nel Manoscritto Braidense in riferimento agli affreschi delle volte della chiesa. All'interno della serie dei Profeti, gli studiosi hanno notato infine che Noè e Davide appaiono diversi dagli altri, per l'aspetto più robusto e marcato dei volti e la loro straordinaria intensità espressiva. Se la Battaglia vi rintraccia la mano di un collaboratore del "maestro bramantesco", S. Buganza (1997) rileva affinità con il San Maurizio del Polittico di Treviglio e con il San Gerolamo del Museo Poldi Pezzoli di Milano, dipinti dello Zenale, al quale la studiosa attribuisce anche i due profeti certosini.

Soggetto:

elementi decorativi

Estensione:

larghezza: m 23.50

Materia e tecnica:

intonaco/ pittura a fresco

Data di creazione:

1492 - 1494; sec. XV; 1492 - 1494

Ambito geografico:

viale Monumento, 4 - Certosa di Pavia (PV), Italia - proprietà Stato: Demanio

immagine

Condizioni d'uso della risorsa digitale:
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Riferimenti

È riferito da: scheda ICCD OA: 0300702340-0

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Fonte dati

MuseiD-Italia / Navata - collezione

Identificatore: work_85541

Diritti

Condizioni d’uso del metadato: Pubblico dominio

  • Scheda dati xml Pico
  • Mets
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