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Lex sacra

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Lamina inscritta

Tipo:

Opere; Lamina inscritta; Oggetto fisico

Categoria:

Reperti archeologici

La lex sacra rappresenta un documento di eccezionale importanza per la conoscenza della religiosità greco-coloniale e in particolare del contesto selinuntino cui è stata riferita dagli autori dell'editio princeps (Michael H Jameson, David R Jordan, e Roy D. Kotansky, A lex sacra from Selinous , Duke University – Durham, North Carolina,1993.) Infatti, i caratteri epigrafici, l'uso del dialetto selinuntino, il riferimento al culto di Zeus Meilichios già ben documentato e la presenza di antroponimi, già attestati nella colonia megarese, hanno consentito l'attribuzione dell'iscrizione a Selinunte, e in particolare, al santuario di Zeus Meilichios, parte del complesso sacro dedicato a Demetra Malophoros.Il testo inciso su due colonne capovolte l'una rispetto all'altra doveva essere fissata su un supporto ligneo di modo che dovendo leggere entrambe le colonne si sarebbe potuto girare la tavoletta di 180°. Secondo, Giuseppe Nenci, la lamina poteva essere una kyrbis, ripiegata e fissata a una tavoletta lignea girevole.Dall'analisi calligrafica è stato ipotizzato che il documento sia stato scritto da tre diversi scribi che hanno utilizzato forme dialettali confrontabili con quelle attestate a Megara Nisea e nelle altre colonie megaresi.Secondo l'interpretazione più accettata, il testo descrive le pratiche cultuali da compiere in onore di eroi e divinità locali, tra le quali il Meilichios attestato anche a Megara Nisea, madrepatria di Selinunte. In particolare, nella colonna A sono descritti in dettaglio i rituali di purificazione che gruppi di cittadini devono compiere in onore di Zeus Eumenes e delle Eumenidi, di Zeus Meilichios e dei Tritopatores, probabilmente divinità ancestrali, in occasione di eventi sacrilegi che comportavano gravi forme di contaminazione.Nella colonna B si danno indicazioni a singoli individui in merito ai rituali necessari per allontanare l'elasteros, termine dalla complessa definizione e che è stato identificato come lo spirito vendicatore di una persona uccisa. I sacrifici di purificazione prevedevano il digiuno, l'aspersione e il pasto rituale con il sacrificio di un maialino.Uno dei ruoli di Zeus in questa duplice connotazione ctonia e purificatrice sarebbe stato, dunque, quello di sovrintendere i riti catartici che un individuo, macchiatosi di gravi crimini, come per esempio l'uccisione di un familiare o di un membro dello stesso gruppo gentilizio, doveva assolvere per liberarsi da elasteroi ostili ed essere riammesso all'interno della polis.Il culto del Meilichios, come attestato dalla lex sacra , rivestiva grande importanza all'interno della città e, legato al ruolo delle tradizioni familiari e delle divinità patrie ed ancestrali, costituiva una componente essenziale dell'identità civica e religiosa di Selinunte.Controverso anche l'aspetto dell'originaria collocazione del documento: secondo alcuni era destinato a uno spazio privato, secondo lo studioso Nenci, la lex doveva essere parte di una kybris, supporto ligneo girevole che ne consentiva la consultazione da entrambe le parti e doveva essere affissa in un luogo pubblico. Una recente riedizione a cura di Noel Robertson confuta questa ipotesi ritenendo la lex strettamente connessa ai riti agrari, legati all'alternanza delle stagioni, e ipotizza che fosse collocata su una superficie verticale nei pressi di un altare di Zeus sull'acropoli o nell'agorà. In particolare, il testo delle singole colonne, adeguatamente ruotato, veniva letto in specifici periodi dell'anno corrispondenti ai solstizi d'estate e d'inverno e nel quadro di particolari feste agrarie.
L'iscrizione è stata incisa su una sottile lamina di piombo di forma rettangolare, allo stato attuale danneggiata su tutti i lati e con i margini irregolari. Il testo, inciso su linee guida, è diviso in due colonne di scrittura (A e B), capovolte l'una rispetto all'altra e separate da una barretta di bronzo con tre chiodi che fissavano la lamina su un supporto ligneo ora non più esistente. Esso permetteva la rotazione della lamina di 180° a seconda della colonna che si voleva leggere.

Estensione:

altezza: cm 23; larghezza: cm 60; grandezza: cm 0.2

Materia e tecnica:

Piombo; Bronzo/a incisione

Data di creazione:

460 a.C. - 440 a.C., Sec. V a.C., Metà; 460 a.C. - 440 a.C.

Ambito geografico:

Via Garibaldi, 50, Castelvetrano (TP), Sicilia,inv. IG 6644 ; SL 15576 (1992 post)

immagine

Condizioni d'uso della risorsa digitale:
Con attribuzione, no opere derivate, senza riuso commerciale
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Riferimenti

È riferito da: scheda iccd RA: 19-00350017

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Fonte dati

MuseiD-Italia / Collezione archeologica di Palazzo Majo Castelvetrano

Identificatore: work_88392

Diritti

Diritti: Regione Sicilia

Detentore dei diritti: Proprietà Ente pubblico territoriale

Condizioni d’uso del metadato: Pubblico dominio

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