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Fate

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Fate

Tipo:

Testo
Tipo di scheda: Beni Demoantropologici Immateriali

Categoria:

Beni immateriali della tradizione e del folklore

Autore:

cultura contadina

Gli esseri fantastici definiti fate sono descritti nella tradizione locale come giovani donne avvenenti dotate di poteri straordinari che possono essere sia benefici che malefici in rapporto agli esseri umani. Il tratto caratterizzante dei loro convegni è la danza e la localizzazione silvestre dei loro nascondigli, il più delle volte indicati in precise località della zona. A differenza delle narrazioni sulle streghe, sono menzionate raramente trasformazioni in animali. Non si riferisce mai di trasformazioni di donne umane in fate. L'intervista che segue riassume i vari elementi della narrativa locale sulle fate. L'intervistato possiede un grado elevato di istruzione e tende a dare coerenza narrativa alle varie componenti della tradizione orale sulle fate e aggiunge il particolare dei fuochi fatui, che non si riscontra nei racconti riportati dagli intervistati di cultura prevalentemente orale, e l'obbligo per le fate di rientrare al sorgere del sole, riferito da un unico intervistato. La storia delle fate qui la sanno un po' tutti, anche la popolazione meno anziana, perchè oramai questa cosa si è tramandata. Nei paesi della corolla del Vettore raccontavano le storie delle fate puntualizzando bene i posti della montagna che loro conoscevano bene. Ad esempio dietro al Vettore c'è un costone di roccia più bianco chè la "strada delle fate": quella strada nacque quando queste fate erano andate a ballare a Castelluccio di Norcia al di la della montagna. Queste fate dovevano rientrare sulla montagna prima che facesse giorno altrimenti sarebbero state punite da questa dea, dalla Sibilla. Quella notte si erano attardate e quando si precipitarono verso la montagna perchè avevano iniziato a scorgere il sorgere del sole, con gli zoccoli da capra (perchè avevano gli zoccoli di capra, almeno così dicono) incisero profondamente la roccia nel precipitarsi verso la grotta della Sibilla che quel solco è rimasto ancora oggi a testimoniare quel passaggio. Questa strada da qui non si vede ma la vedevano i pellegrino quando andavano in pellegrinaggio a Cascia percorrendo il cosiddetto "sentiero dei mietitori". [...] Qui tutti dicevano che le fate erano delle belle signorine che tutti aspiravano ad avere come dama da ballo e pare che durante le feste paesane queste scendessero sempre. Per manifestare la loro presenza durante la stagione estiva si manifestavano attraverso questi bagliori di luce conosciuti come fuochi fatui. Era come per dire: sappiate che il nostro regno è lì; noi vi mandiamo questo segnale di luce per dirvi dove siamo".

Soggetto:

letteratura orale non formalizzata

Provenienza:

Polverina; rilevamento decontestualizzato; AP; Marche; Italia; Comunanza; localizzazione di rilevamento

Data:

2003/06/02

Fonte dati

Regione Marche / Beni Demoetnoantropologici Immateriali

Identificatore:
Codice univoco ICCD: 1100000013-10

Diritti

Condizioni d’uso del metadato: Pubblico dominio

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