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dipinto murale

Tipo:

Opere; dipinto murale; Oggetto fisico; Ghirlandaio Domenico, bottega

Categoria:

Opere d'arte visiva

Autore:

Bigordi Domenico detto Domenico Ghirlandaio (1449 - 1494)

Il refettorio, situato tra i due chiostri del convento, era il luogo dove i monaci consumavano i pasti. I lati lunghi dell'ambiente sono centinati da otto lunette e ricevono la luce da altrettante fiestrelle. Nell'affresco l'ambiente architettonico del refettorio sembra continuare in uno sfondato illusionistico, infatti vi sono raffigurate le volte e le finestre che troviamo nell'archittettura reale dell'ambiente. L'affresco presenta una moltitudine di simboli della Passione e della Resurrezione. L'anatra come emblema delle gioie celesti, simbolo molto comune che si ritrova nelle catacombe dei Santi Pietro e Marcellino, nei mosaici del Battistero Laterano, oltre che in varie chiese di Ravenna, Napoli e Nola. Il fagiano visto come allusione al sorgere del sole e quindi della Resurrezione di Cristo, con lo stesso significato che si dava al gallo in epoca medioevale. La presenza della quaglia si può far ricondurre ad un'antica leggenda che viene illustrata sopra il particolare del palmizio (lunetta destra): nelle migrazioni questi uccelli scelgono una guida la quale si lancia contro i rapaci che attendono lo stormo, sacrificandosi affinchè le altre giungano a destinazione. Allo stesso modo il Redentore, guida degli uomini, ha offerto la propria vita in espiazione dei loro peccati. Mentre il cardellino è il simbolo della Passione. Invece il pavone, raffigurato sulla finestra della parete destra, che nella Natività è il simbolo dell'immortalità e della Resurrazione in quanto gli antichi pensavano che la sua carne non si decomponesse, qui allude alla Chiesa che tutto vede in virtù dei cento occhi presenti sulla sua coda. Al pavone si contrappone, sulla parete sinistra, la presenza della colomba simbolo dello Spirito Santo. Per quanto riguarda gli aspetti meno strettamente iconografici ed iconologici, alla base di questo affresco vi è sicuramente la rappresentazione in termini drammatici offerta da Andrea del Castagno nel cenacolo di Santa Apollonia. La testa di Cristo fu ridipinta nel XVII secolo dal Dola.
Raffigurazione dell'Ultima Cena con Cristo seduto al centro della tavola, circondato dagli apostoli. Sullo sfondo un loggiato aperto dal quale si intravede una sorta di hortus conclusu con alberi che si stagliano su un cielo animato da volatili.

Soggetto:

ultima cena
Soggetti sacri. Personaggi: Gesù Cristo; Apostoli (12). Abbigliamento: all'antica. Architetture: pavimento ad intarsi marmorei; loggiato; finestre. Paesaggi: cielo. Oggetti: bancone; tavola; tovaglia; bottiglie; bicchieri; coltelli; taglieri; pane; vasi di fiori; coppa. Allegorie-simboli: ciliege; albicocche; arance; colomba; quaglia; anatra; fagiano; allodole; cardellini; sparvieri; pavone. Vegetali: cipressi; cedri; palme.

Materia e tecnica:

intonaco/ pittura a fresco

Data di creazione:

1480 - 1480, sec. XV, ultimo quarto; 1480

Ambito geografico:

Convento di S. Salvatore in Ognissanti, via Borgo Ognissanti, 48, Firenze (FI) - cenacolo, parete di fondo

immagine

Immagini di anteprima

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Riferimenti

È riferito da: scheda iccd OA: 09-00286123

È incluso da: Capolavori del Museo del Cenacolo di Ognissanti

Fonte dati

MuseiD-Italia / Convento di San Salvatore in Ognissanti

Identificatore: work_63694

Diritti

Diritti: Esercito italiano/ Carabinieri

Detentore dei diritti: proprietà Stato



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