Cerealicoltura
Tipo:
Testo
Tipo di scheda: Beni Demoantropologici Immateriali
Categoria:
Beni immateriali della tradizione e del folklore
Autore:
Le informazioni sulla cerealicoltura offrono un quadro sintetico delle tecniche tradizionali di aratura e semina e di mietitura e trebbiatura che risale ai primi decenni del 1900. Sono descritte le varietà di sementi diffuse, alcune delle quali hanno denominazioni legate all'epoca del fascismo. Sono presenti inoltre informazioni dettagliate sull'estensione degli appezzamenti di terreno a mezzadria e la loro suddivisione produttiva; si menzionano i contributi statali del primo dopoguerra per l'acquisto di attrezzi agricoli che hanno prodotto i primi sensibili cambiamenti delle tecnologie agricole nelle zone rurali italiane. Per quanto riguarda le tecniche di aratura, semina, mietitura e trabbiatura, gli intervistati ricordano e descrivono gli attrezzi più antichi, le modalità di lavoro collettivo, con riferirimento alla rete di solidarietà che consentiva alle famiglie più povere di partecipare alla distribuzione del raccolto. Si descrive, inoltre, l'utilizzo della palma benedetta e della candela in funzione protettiva sulla sommità del cumulo di covoni a fine raccolto. L'utilizzo degli animali da stalla aveva un'importanza fondamentale sia per il traino degli attrezzi più pesanti, sia nella fase di trebbiatura in cui il grano raccolto veniva liberato dalla pula tramite il calpestamento da parte degli animali stessi. Si coltivava il grano del tipo iervicello, il carosello. C'era chi ci facevano le trecce per fare i cappelli e usavano questi tipi di grano che veniva alto. C'era anche la "selleca", che faceva la paglia alta. [...] L'aratro era fatto con una specie di paletto di legno e aveva una punta di ferro. La perticara era di legno con due maniche. Prima si facaveno anche i "perticaroni" metà di legno e metà di ferro. Quelle di ferro arrivarono verso il 1919. [...]Avevamo si le bestie sennò la perticara chi te la tirava. Avevamo buoi e vacche, i trattori non c'erano e si lavorava dalla mattina fino alla sera per una quindicina di giorni. [...] Prima si trebbiava a mano con il "fiello", due bastoni attaccati con una corda. Sennò c'erano delle macchine a mano. Oppure si faceva la "tresca", facendo passare le bestie sopra al grano cosparso sull'ara [...]Il giogo si faceva con un "albero" secco, l'oppio. Prima si lavorava e poi si passava l'aratro e si facevano i solchi. Poi con la zappa piantavi il granoturco. Il grano invece si metteva a "squaiu" (se ne buttavano a pugni a ventaglio). Per mietere si faceva a mano fila fila, poi passavano ad attaccare le cove e poi a ammucchiare le cavallette. Ma si lavorava pure la notte con la lanterna>
Soggetto:
tecniche
ciclo produttivo
cerealicoltura/ mietitura, macinazione dei cereali; agricoltura
cedrealicoltura ciclo produttivo
Provenienza:
Crocefisso; rilevamento decontestualizzato; FM; Marche; Italia; Montelparo; localizzazione di rilevamento
Data:
2003/09/17
Fonte dati
Regione Marche / Beni Demoetnoantropologici Immateriali
Identificatore:
Codice univoco ICCD: 1100000002-4
1100000002-4
Diritti
Condizioni d’uso del metadato: Pubblico dominio
