Palazzo Soliano, Orvieto
Tipo:
Oggetto fisico
Categoria:
Beni architettonici
Il palazzo del Papa o di Bonifacio VIII, per il quale fu iniziato nel 1297, risente delle scelte progettuali circolanti in Orvieto allo scadere del xiii secolo e delle novità introdotte nella fabbrica del Duomo. È costituito da due grandi saloni sovrapposti. Una fila di sette pilastri, collegati da sei archi a tutto sesto, divide in due parti il pianterreno coperto da volta a botte ribassata ma, rispetto agli altri palazzi papali, con effetti di più accentuata verticalità e maggiore articolazione dello spazio. Rimarchevoli sono le finestre, in particolare per la soluzione adottata nella parte superiore del vano di esse, che s'innalza molto al di sopra del piano d'imposta della volta. La grande e spoglia sala superiore è caratterizzata da una serie di trifore legate sull'esterno da due cornici, una all'altezza del davanzale e l'altra all'imposta degli archi. Nell'assenza della tipica 'scacchiera' e nel richiamo a forme legate ai motivi decorativi propri dell'architettura senese, è stata letta una stretta influenza degli artisti che lavoravano alla fabbrica del Duomo. Il secondo ordine di finestre e la copertura del tetto a capriate sono opera di restauro. Il collegamento tra i due saloni è reso possibile da una monumentale scala e loggia di accesso, semplicemente addossate al muro di perimetro del palazzo e sostenute da due volte rampanti (la scala) e da tre grandi arcate (la loggia), i cui archi maggiori richiamano sulla facciata, nel giro delle ghiere a toro, la stessa forma delle volte interne. Sul lato orientale, che sembra essere stato tagliato di netto, tracce di murature e di corpi di fabbrica permettono di ipotizzare una maggiore continuità con il nucleo del palazzo vescovile, e quindi con gli altri palazzi papali. Il palazzo, sede della sezione rinascimentale e barocca del Museo dell'Opera del Duomo, ospita al piano terreno il Museo Emilio Greco. La costruzione, decisa dal Comune nel 1297 nell'ambito di una serie di omaggi offerti al pontefice Bonifacio VIII per sancire la ritrovata alleanza, veniva sospesa già nel 1307; l'Opera del Duomo, nel 1330 circa, rilevava la fabbrica abbandonata che, da questo momento, avrebbe condiviso con il Duomo i diversi ritmi del cantiere e le stesse maestranze; il palazzo avrebbe visto mutare la sua destinazione d'uso a «Palazzo grande della Fabbrica», ossia a magazzino-laboratorio del cantiere del Duomo. Nella sua grande sala a pianterreno si stabilirono le botteghe dei falegnami e nel 1556 vi troverà posto anche la loggia degli scalpellini. L'attuale forma è dovuta all'opera di restauro intrapresa allo scadere del XIX secolo da Paolo Zampi, autore del «revival» gotico in Orvieto.
Ambito geografico:
piazza del Duomo - Orvieto (TR)
