Palazzo papale, Orvieto
Tipo:
Oggetto fisico
Categoria:
Beni architettonici
Si presentano oggi, dopo il radicale restauro, come un unico edificio, risultato di un'interessante attività edilizia che ha portato, in un periodo di circa trent'anni, alla costruzione e all'assemblamento di tre distinti palazzi, perfettamente leggibili nelle differenti tipologie adottate, soltanto in parte mitigate dall'uso dello stesso materiale, il tufo. Tale particolarità fa del complesso un documento di fondamentale importanza per lo studio dell'evoluzione delle tecniche costruttive e della domanda artistica in Orvieto nella seconda metà del XIII secolo, dovuta alla presenza in città, per lunghi e continuativi soggiorni, della corte pontificia fino ai primi anni del Trecento. Il palazzo di Urbano IV (1262-64), ubicato a ridosso dell'area absidale del Duomo è il primo a essere stato costruito. Si sviluppa su due livelli con un ampio vano per piano. Lo spazio al pianterreno è scandito da cinque campate ed è coperto con una volta a botte rinforzata, mentre la sala al piano superiore presenta un tetto a travi che poggia su cinque archi a sesto acuto; la facciata che guarda verso il Duomo - risolutamente murale, come in molti palazzi comunali italiani - è rotta da una serie continua di trifore, che presentano ampi, larghi contorni e la pesante modellatura a 'scacchiera' tipica dell'architettura orvietana. Addossato alla parete orientale di questo primo edificio è il palazzo di Gregorio X (1272-73), maggiormente articolato rispetto al primo e composto da una grande sala e da due altri ambienti affiancati: una loggia scoperta sul lato nord e una presunta cappella sul lato sud. Profonde analogie con il primo palazzo indicano una certa continuità - quasi contemporaneità - edilizia. L'autonomia progettuale di questo palazzo emerge nella copertura a crociera a sesto acuto costolonata della sala al pianterreno, sotto la loggia, e della presunta cappella. Il palazzo di Martino IV (1281-84), a sud e completamente isolato dagli altri due e forse collegato al più antico palazzo vescovile, indica chiaramente una scelta di disegno più indipendente rispetto ai primi. Una certa novità e un più incisivo ardire costruttivo emerge nel pianterreno aperto a loggiato e nella contraffortatura con piloni a sostegno della spinta degli archi, così da alleggerire la muratura delle pareti e, nello stesso tempo, ritmare le due facciate suddividendo la serie di bifore, prive del caratteristico motivo a 'scacchiera'. Nella peculiarità delle scelte costruttive dei tre edifici, è stato letto un riferimento costante all'architettura francese; la solenne 'muralità' dei palazzi di Urbano IV e di Gregorio X richiama tipologie francesi introdotte in Orvieto dai monaci premostratensi nell'abbazia dei Ss. Severo e Martirio e, all'epoca dei palazzi, ormai fatte proprie, filtrate nella tradizione costruttiva locale dalle maestranze orvietane; mentre per la novità introdotta nei motivi del traforo delle finestre e nell'articolazione dell'arco a diaframma è stato indicato un preciso riferimento all'architettura gotica della chiesa di St-Urbain a Troyes, voluta da Urbano IV (nativo di Troyes) appena cinque mesi prima dell'arrivo in Orvieto. Il complesso, dove è allestita la sezione medievale e del primo rinascimento del museo dell'Opera del Duomo, accoglie al piano terreno il Museo Archeologico nazionale.
Ambito geografico:
piazza del Duomo - Orvieto (TR)

